Da: https://www.badiale-tringali.it - (da “Diciamoci la verità”, edizioni CRT, Pistoia 2001, pagg.31-33) -
Massimo Bontempelli (Pisa, 26 gennaio 1946 – Pisa, 31 luglio 2011) è stato uno storico e filosofo italiano.
L'Europa è presentata dai mezzi di comunicazione di massa e dal dibattito politico come un problema, in quanto è fatta apparire un luogo ideale di razionalità ed efficienza in cui il nostro paese dovrebbe inserirsi per diventare migliore, ad a cui tuttavia sembra permanentemente inadeguato. Basti pensare al lungo tormentone di alcuni anni fa riguardo alla possibilità o meno dell'economia e della finanza italiane di conformarsi ai parametri per l'adozione della moneta comune. Sembrò allora che il raggiungimento dei cosiddetti parametri di Maastricht costituisse la prova decisiva per il nostro popolo, ed ancora oggi lo schieramento di centro-sinistra si fa supremo vanto di aver conseguito quel risultato. Tuttavia l'ammissione del nostro paese al club della moneta unica europea è sempre presentata, oltre che come premio per l'opera di risanamento finanziario compiuta negli anni Novanta, anche come situazione che esige da esso ulteriori, continue innovazioni, affinché i suoi difetti strutturali non lo escludano poi per altri versi da un legame definitivo con la realtà transalpina. Rimanere fuori dell'Europa è, nel linguaggio cosiddetto politicamente corretto, sinonimo di declassamento, quando non addirittura di degradazione: senza l'aggancio all'Europa, si dice, l'Italia scivolerebbe inesorabilmente nel mondo maghrebino, si arabizzerebbe, diventerebbe sempre meno efficiente, razionale, moderna.
L'Europa, insomma, appare un problema perché appare il metro che misura la nostra civiltà, e perché su quel metro sembriamo non avere mai la misura giusta. Ma l'Europa appare un problema anche in un altro senso, perché si presenta sempre diversa da quello che è ritenuto debba essere in quanto Europa, e cioè una nuova grande nazione che ha superato tutti i vecchi nazionalismi con i loro rovinosi conflitti, e una potenza politica capace di svolgere un ruolo su scala mondiale. Si lamenta, allora, che i vari paesi europei non riescano a mettere da parte i loro contrapposti egoismi da cui sono divisi, che non siano in grado di concertare una politica estera comune, che non sappiano svolgere un ruolo autonomo sulla scena mondiale, e che l'Europa non sia un'Europa politica, ma un'Europa della banche.


