*Da: http://figuredellimmaginario.altervista.org/
Leggi anche: https://ilcomunista23.blogspot.it/2016/04/la-filosofia-francese-contemporanea.html
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Con questo articolo si
ripercorrere una tappa fondamentale della storia della storiografia moderna: la
reazione contro il positivismo del tardo XIX sec. fino all’elaborazione di
nuovi metodi e nuovi oggetti della ricerca storica novecentesca. Si propone
un’analisi del dibattito storiografico francese novecentesco, dalla storia totale di Marc Bloch
e Lucien Febvre alle riflessioni di Le Goff e altri storici sulla antropologia storica e
sulla, tanto celebrata quanto criticata, dilatazione dell’ambito della ricerca
storica. Si sostiene la necessità di riscoprire quegli strumenti intellettuali
di analisi e di sintesi, ravvisabili certamente nell’opera di Bloch, coi quali
elaborare non solo nuove sintesi della conoscenza storica, ma anche una
interpretazione complessiva delle nostre società, che è condizione necessaria
per il loro miglioramento.
Gli ultimi decenni del XIX sec. furono caratterizzati da una
vera e propria “rivolta contro il positivismo”;1 come ha scritto lo studioso
italiano Angelo D’Orsi, dall’«avvento di una nuova epistéme, ossia l’insieme delle concezioni e dei modi di
considerare e organizzare i processi della conoscenza»,2 ponendo così le basi
per il salto qualitativo della storiografia novecentesca.
La nuova storia si
proponeva di accogliere i migliori risultati della storiografia positivista e
le innovazioni metodologiche e interpretative apportate dalle altre scienze
sociali. Influenzati dal marxismo, gli storici statunitensi furono i primi a
parlare di new history3 e a dare
nuova enfasi ai fattori socio-economici nella spiegazione storica. Cominciarono
a occuparsi di intellectual history e
respinsero le divisioni disciplinari per concentrarsi sui legami che le diverse
attività umane intrattengono con la storia delle società. E così, nel corso del
Novecento si affermò in Europa e negli Stati Uniti l’attenzione verso la storia
della cultura in senso generale, delle idee e delle abitudini mentali degli
uomini in una data epoca e in un dato ambiente. Si trattò di una trasformazione
complessiva della scienza storica, dei suoi oggetti e del suo metodo, che avrà
esiti diversi nei diversi ambienti intellettuali. A questo proposito D'Orsi ha
osservato che:
Una dilatazione dell’ambito disciplinare appare insomma
l’asse su cui si indirizza prevalentemente la storiografia della prima metà del
Novecento, a partire da suggestioni ottocentesche. Il cinquantennio seguente
non farà che sviluppare questa tendenza, portandola talora all’estremo, sino,
in qualche caso, a far perdere a taluna disciplina storiografica il proprio
baricentro.4













