martedì 1 novembre 2016

Carovana solidale (per la fine del mondo)*- Panagiotis Grigoriou



La Grecia è ormai un paese dimenticato nel resto di Europa. I reporter da Atene non riescono a vendere i propri pezzi ai media occidentali. L’unica forma di attenzione rimasta è quella di singoli o associazioni che, ad esempio in Francia, raccolgono medicinali e aiuti per la popolazione e li portano fin lì (come si faceva con le zone più povere del terzo mondo). Chi resta, se ha un mestiere, prova a sopravvivere chiudendo i negozi e le attività per passare alle prestazioni a domicilio, ovviamente in nero. Chi non evade, del resto, paga fino al 75% di tasse sul fatturato, e deve pure versarle con un anno di anticipo. L’odio è grande, ma i politici non sembrano accorgersene, e pensano a reimpasti di governo, dove peraltro l’ultima parola spetta alla Troika, mentre il 40% della popolazione – tra cui molti bambini – è povera e oltre 4 milioni di greci vivono in case inagibili o in famiglie che non hanno alcun reddito, scontando gli effetti di un progetto (la UE) che non è affatto “degenerato” rispetto a quanto previsto, ma è sempre stato totalitario fin dall’inizio.

Attenzioni ed apprensioni. 

Sulle montagne della Grecia la prima neve è attesa per la fine della settimana, secondo i meteorologi, e allora lungo tutto il paese ci si prepara, si compra all’ingrosso la legna, come accade ogni anno da quando è iniziata la “crisi”. Ad Atene, davanti alle edicole, i Greci scrutano, o piuttosto commentano molto acidamente ciò che la stampa crede di potergli raccontare. “Tutti bugiardi”. Buona, questa!

La così detta “crisi” in realtà è una forma di guerra (economica, culturale, e simbolica che mina la società e distrugge la sovranità popolare e nazionale così come la … rara democrazia ancora in essere), dati i cambiamenti, ormai … largamente fatti propri tra i Greci.

I… grandi media francofoni (e non solo) del vecchio continente ignorano sistematicamente le notizie dalla Grecia, segno dei tempi? “Ecco il riassunto della situazione” “Il problema greco è stato risolto nel 2015 – ci dicono dalle redazioni dei quotidiani e degli altri media – la Grecia non interessa più ai Francesi” e di colpo i nostri articoli, i nostri racconti, non trovano più acquirenti” Così racconta un giornalista, corrispondente da Atene (come freelance) di diversi media francofoni, che ho incontrato recentemente.

Questa sorta di “oblio” non è poi così totale come sembra. La scorsa settimana, la Carovana della solidarietà” organizzata da alcuni collettivi francesi, è arrivata in Grecia, portando del materiale medico e delle medicine

Durante l’intervista che Pascal Franchet, membro della Carovana, ha rilasciato a ERT (televisione greca, 24 ottobre 2016) ha espresso un concetto fondamentale:
“Sono ormai cinque anni che sono nati dei collettivi e delle associazioni di sostegno al popolo greco, con lo scopo di spiegare al popolo francese le cause della crisi che si sta vivendo in Grecia e per portare una solidarietà concreta attraverso la fornitura di medicine”. “Questi collettivi ed associazioni operano in una trentina di dipartimenti, localizzati in quasi tutte le regioni francesi. Essi lavorano unitariamente e fanno riferimento a diverse organizzazioni politiche di sinistra, a sindacati, ad associazioni altromondiste ed a semplici cittadini. Il loro obiettivo non è nè umanitario, nè caritatevole, ma militante e solidale. E’ un’iniziativa di solidarietà tra i popoli. Nel corso degli anni si sono consolidati legami diretti e relazioni tra questi collettivi francesi e i membri dei centri sociali autogestiti in Grecia. Ci sono invii regolari di medicine, di materiale sanitario e di soldi. E si sono creati legami personali di amicizia.
“Vengono organizzate delle collette presso la popolazione in Francia. I donatori sono semplici cittadini, professionisti della sanità (farmacisti,medici di base e specialisti, infermieri professionali) e intere strutture (ospedali, case di riposo ed altre strutture socio-sanitarie). I vari beni così raccolti sono selezionati e classificati da professionisti del settore” (..)

“Queste misure, fatte in nome dell’austerità non sono più giustificate in Grecia che in Francia. L’ingiustizia è fondamentalmente la stessa per tutti i popoli europei. Un altro punto in comune tra le popolazioni greca e francese è la perdita della sovranità politica nazionale in favore dell’Unione Europea che si comporta come un super stato antidemocratico ed incontrollato, che agisce come un riduttore dei diritti sociali dei popoli europei anzichè adoperarsi per l’armonizzazione economica e sociale tra le economie degli stati dell’Unione” (…)

“La Carovana militante e solidale riparte senza il materiale medico, ma carica di ricchezze umane grazie agli scambi avuti, alla straordinaria solidarietà e a delle amicizie entusiasmanti (…) Sappiamo che non sarà cosa facile uscire dalle tenebre, ma che è sempre più necessario e possibile che le nostre lotte comuni lo rendano possibile” (il testo di questa intervista mi è stato trasmesso dai membri della Carovana solidale, che ringrazio).

Fuori, nella città di Ellinikon, la via principale, supponiamo, prosegue con la sua fila di negozi e botteghe chiuse, di caffè … di vita persa. E le poche nuove aperture (spesso poco significative) non compenseranno mai le nostre perle economiche chiuse e oggi vuote. Ciononostante, alcune attività che si generalizzano, tengono botta … come il “professionista fantasma” che viene a domicilio con la sua ventiquattrore o la sua borsetta degli attrezzi .

La stampa greca parla spesso nei suoi reportages del caso di questa … nuova attività economica, necessariamente al di fuori dai paletti della legalità “Gianna X, ha gestito per 15 anni il suo salone di parrucchiera a Gerakas (quartieri ricchi) con una clientela affezionata e fedele. Dopo la crisi, ha visto i suoi clienti diminuire e,con essi, le sue entrate calare. Nello stesso tempo, i suoi costi sono aumentati in modo esponenziale, così come le tasse e le spese vive, facendo crescere il suo indebitamento verso le banche”.
“In questo modo, ha accumulato debiti anche verso il fisco, gli enti di Previdenza e, poiché aveva chiaro che la situazione non migliorava, Gianna ha deciso di chiudere bottega e portare i libri in tribunale”.
“Salvo che Gianna non è affatto sparita dal mercato. Lei continua a lavorare con una parte della sua clientela. Con la sua trousse in mano, senza registratore di cassa né fatture, ha iniziato le sue … visite a domicilio per fornire ai clienti lo stesso servizio di prima. I soldi così guadagnati entrano direttamente … in tasca: i soldi oggi si guadagnano “in nero”, liberi da imposte. D’altra parte Gianna ha minimizzato i suoi costi al massimo, visto che non versa più affitti per il salone, non impiega più altro personale, non ha costi vivi di funzionamento; certo, non sta versando nulla per la sua pensione, né può godere dell’assicurazione sulla malattia [ndt: la cassa mutua]. Lei non versa più un solo euro di imposte e, ovviamente, nemmeno l’IVA al 24%. Infine, figurando come disoccupata, percepisce qualche (ben magro) sussidio da parte dello Stato.

“Il caso di Gianna è uno, tra i migliaia che compongono ormai il nuovo paesaggio creato sul mercato da qualche anno, soprattutto in certi settori. Ci saranno dunque meno attività e meno negozi aperti, e più professionisti in giro, nuovi nomadi. Il lavoro in nero ed i “professionisti con la borsetta in mano” sono una tendenza in preoccupante aumento, secondo l’Istituto del GSEBEE [ndt: Confcommercio / Confartigianato greca]”, come riporta il settimanale politico “To Pontiki” del 24 ottobre 2016

A dir la verità i (presunti) lavoratori ed altri professionisti detti Autonomi in Grecia, devono versare in tasse, imposte ed altri contributi … dal 60% al 75% del loro giro di affari, con l’aggravante, decisa da questo anno, di versare sotto forma di… anticipo la cifra dovuta per l’anno fiscale 2017 (legge fiscale 2016 – Memorandum III.Tsipras), con un calcolo basato sul giro di affari degli anni precedenti, da correggere poi eventualmente in un secondo momento! Si può ben comprendere, allora, la scelta di Gianna.

I Greci … si impegnano anche … nella pesca, dato che hanno molto tempo libero e i bagnanti estivi sono quasi del tutto spariti; in un paese dove i suicidi, gli assassinii, le aggressioni e le risse … di origine economica tra gli abitanti dell’Ellade sono quotidiane e solo certe zuffe tra i nostri gatti sembrano sfuggire all’ultima (?) moda degli esseri umani.

L’ultima moda di certi esseri umani (?) è talvolta parlare di un reimpasto dello pseudo-governo, come fanno SYRYZA/ANEL, questa … nuova fase politica si sta concretizzando questa settimana, secondo quanto riportano i media. I ministri-istrioni [ndt: o ministri-buffoni, gioco di parole sul neologismo francese “ministrions”] si agitano come dentro un vaso o una bottiglia lanciata verso l’infinito oceano del niente; Skourletis (ministro dell’Energia) per esempio, dichiara che, in fin dei conti. saranno i creditori, quindi la Troika, che interverranno ad indicare la lista dei futuri ministri. Povere marionette!

Soprattutto, i sondaggi di opinione indicano (ma non ne avremmo bisogno, lo constatiamo tutti i giorni in Grecia) che gli elettori che hanno abbandonato SYRIZA (dieci punti indietro rispetto … agli altri burattini di Nuova Democrazia) sono in realtà perduti per sempre e che il più grande partito di Grecia sarà quello degli … astensionisti.

I restanti “Syrizisti”, neoliberali secondo l’ultimo cinismo così di moda, sembrano non avere la
minima coscienza del potenziale pericolo che corrono (io direi … fisico, e non solo politico), nel caso di un’esplosione improvvisa del coperchio sociale greco, in un futuro non determinato, ma certo, tanta è la rabbia verso questa realtà che alimenta l’imbroglio e, purtroppo, l’odio. Era da molto tempo (storicamente) che non mi capitava di osservare un tale odio della gente verso il “suo” governo, e questo, per esempio, non lo notano (volontariamente?) gli analisti che osservano … la necropoli greca dal loro paese.

Ci sono aspettative e, soprattutto, sobrie ansie.Sulle montagne della Grecia la prima neve è attesa per il fine settimana e, secondo gli ultimi dati delle Statistiche Greche (settembre 2016) circa il 40% della popolazione è privata dei beni e dei servizi essenziali, come il cibo e il riscaldamento; la percentuale sale al 44,5% per i giovani tra 0 e 17 anni.

Infatti, una famiglia su sei (17,7%) occupa un alloggio sostanzialmente inagibile, con i tetti che perdono acqua, i muri e i pavimenti devastati dall’umidità etc Nel complesso, più di 4.512.000 greci fronteggiano un concreto rischio di povertà, e con essi i loro bambini. E’ significativo che ben 230.774 bambini vivono in famiglie … senza nessun lavoratore e, praticamente, senza alcun reddito (stampa greca, 24 ottobre)

Gli amici della Carovana Solidale, arrivati dalla Francia, hanno ragione. Queste misure fatte in nome dell’austerità non sono giustificate in Grecia più di quanto lo siano in Francia e questa ingiustizia è fondamentalmente la stessa per tutti i popoli europei. Hanno ragione su tutto, salvo che, diciamo noi, su un punto non di poco conto. La così detta Unione Europea non è mai stata fabbricata con l’obiettivo di una armonizzazione sociale ed economica tra le economie dei vari Stati. Se non, forse … nella schiavitù, poiché si trattava fin dall’inizio di un progetto totalitario (come ora lo sono i Trattati detti “transatlantici”), era una UE che non è mai semplicemente stata “antidemocratica per errore o sue lacune” come qualcuno ama ancora presentarla, senza – a quanto mi pare – riuscire più a convincere.

Che l’avvenire sia migliore… ma senza dubbio, solo dopo l’inverno prossimo e, in più, se la geopolitica del mondo attuale lo permetterà.
Ad Atene, davanti alle edicole, i Greci scrutano sempre amaramente ciò che la stampa crede di volergli raccontare … “prima la fine del mondo e dopo quella della Grecia”!
Chissà? Nel vicinato c’è un nuovo animale adespota soprannominato “Tzioras”, molto espressivo. Segno dei tempi? 

                                                                                                                            Tzioras, Atene, 27 ottobre 2016

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