il comunista
La teoria Marxista poggia la sua forza sulla scienza... che ne valida la verità, e la rende disponibile al confronto con qualunque altra teoria che ponga se stessa alla prova del rigoroso riscontro scientifico... il collettivo di formazione Marxista Stefano Garroni propone una serie di incontri teorici partendo da punti di vista alternativi e apparentemente lontani che mostrano, invece, punti fortissimi di convergenza...
venerdì 9 gennaio 2026
VENEZUELA laboratorio della DOTTRINA DONROE - M.Arricale, F. Parenti, A. Spinola, F. Dall' Aglio
giovedì 8 gennaio 2026
AGGRESSIONE ISRAELIANA NEL 2026: IL FUTURO DI GAZA E DELLA CISGIORDANIA - Ilan Pappé
Da: La Zona Grigia - Fonte: https://www.aa.com.tr/.../opinion-israeli.../3790065? - Traduzione: La Zona Grigia - Ilan Pappé è docente presso l’Università di Exeter ed è stato senior lecturer di scienze politiche presso l’Università di Haifa. È l’autore de “La Pulizia etnica della Palestina” e “Dieci Miti su Israele”. Pappé è definito come uno dei “nuovi storici” che, dopo la pubblicazione di documenti britannici e israeliani a partire dai primi anni ‘80, hanno riscritto la storia della fondazione di Israele nel 1948. (Ilan Pappé)
Vedi anche: “La brutalità di Israele è il segno della sua fine” - Ilan Pappé
mercoledì 7 gennaio 2026
Le tante bugie della guerra - Alessandra Ciattini
Da: https://www.lantidiplomatico.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -
Vedi anche: IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini
martedì 6 gennaio 2026
L’arte di non capire la guerra al fine di perpetuarla - EMILIANO BRANCACCIO
Da: https://ilmanifesto.it/4 Gennaio 2026 - Emiliano Brancaccio è professore di Politica economica presso l'Università del Sannio - Emiliano Brancaccio - www.emilianobrancaccio.it
Se la guerra non termina ma si spande da un emisfero all’altro del mondo, forse è anche perché non abbiamo ben compreso la sua moderna natura. Dobbiamo allora sforzarci di capire meglio.
A tale scopo, siamo chiamati a giudicare il metodo dell’attuale geopolitica, l’interpretazione oggi prevalente della guerra. Disciplina che sembra affascinare tutti, dagli storici illustri ai comuni cittadini. Moda imperante, co me fu l’interpretazione liberista del mondo negli anni precedenti alle grandi crisi.
Stando ai suoi stessi apologeti, l’attuale geopolitica sembra una cosa piuttosto vaga. I tautologi la denominano “realismo”. Gli scaltri la definiscono “non scienza”. Gli ingenui la chiamano nientemeno che “buon senso”. Persino i suoi alfieri, insomma, ammettono che una vera epistemologia della geopolitica non esiste. Dobbiamo trarre l’implicazio ne che si tratti di un mero pour parler? Talvolta dotta, talaltra rozza, ma pur sempre chiacchiera?
Sarà bene iniziare a contemplare questa possibilità. Ma se così fosse, la recita del rosario chiamata geopolitica, pur priva di basi scientifiche, potrebbe nascondere ai suoi stessi adepti uno scopo profondo. Quello di convincere le masse che la storia sia popolata da personaggi illustri, dotati di nomi, cognomi, tenute d’ordinanza e virtù sacre. Condottieri valorosi chiamati a guidare le nazioni verso destini primordiali segnati da catene montuose e sbocchi verso il mare. Magari cinici, come il cosiddetto “realismo” impone. O pazzi che odono voci, come la vulgata insinua. Ma che in ogni caso mandano i popoli in guerra per scopi antichi e nobilitanti. Vale a dire: terra, etnia, sicurezza, gloria. E per tali scopi discettano con preti e militari, non certo con affaristi e speculatori.
La geopolitica che innalza la guerra al di sopra dello sterco del demonio, questo è il proposito. La geopolitica che dunque si fa ideologia, e in quanto tale pretende di situarsi al di sopra dell’economia politica e della sua critica. Deriva vecchia e funesta. Ma efficace, alla portata di intelligenze bambine.
Del resto, così grave è il regresso intellettuale che oggi suona troppo difficile persino la lezione materialista di due giovani rivoluzionari di metà Ottocento: «La storia di ogni società finora esistita è storia di lotte di classi». Lotte tra e dentro le classi, che poi esondano in scontri armati. Un approccio che spoglia la “geopolitica” dell’abito borghese e la pone al servizio dell’analisi critica del capitale. Una visione che mostra finalmente la guerra come cosa bassa e sporca, quanto i flussi di denaro dei padroni per i quali masse di giovani innocenti muoiono e ancora morranno.
Eppure, dinanzi a parole così scientificamente nitide, i geopolitici alla moda ancora si affannano a chiedere: in questo complicato intrico di interessi di classe, che fine hanno fatto i nomi dei condottieri? Dei Luigi Bonaparte? Degli Stalin? Dei Reagan? E degli altri Cesari votati a indicare la via della Russia, dell’America e di tutti quei complicati oggetti chiamati “nazioni”, guarda caso anch’esse rese antropomorfe, come fossero algide donne destinate a nobili missioni?
Il punto è che gli odierni geopolitici si attardano su questo debole approccio soggettivista poiché sanno davvero poco delle strutture del capitale e dei loro vincoli oggettivi. Ma questa scarsa conoscenza ha portato alcuni di essi a commettere errori madornali, come assecondare la risibile narrazione di Donald Trump quale agente di pace. La verità è che non hanno nemmeno una chiara nozione di quell’indebitamento estero che ha forzato gli Stati Uniti a ritirare le truppe dai lontani teatri di guerra che essi stessi avevano aperto anni fa. Non hanno capito che il debito verso il mondo rende l’America sempre meno capace di dominare il mondo. E quindi la induce a ridefinire il perimetro egemonico, e magari a concentrare la violenza nel “cortile di casa”.
Per i geopolitici à la page, sembra che in fondo il capitalismo non sia mai giunto. Per loro pare tutto un medioevo, sia pure attualizzato.
Sui giornali e in televisione, è dunque tutto un teatro di commentatori che discettano di guerra e pace senza mai afferrare le loro basi materiali. Ma che proprio per questo, a ben vedere, risultano funzionali a chi la guerra la decide. Possiamo dire, in fin dei conti, che l’odierna geopolitica capitalista è l’arte di non capire la guerra al fine di perpetuarla. In ciò sta il suo inconscio servigio. E la sua estrema miseria.
In altre fasi si sarebbero organizzati confronti collettivi per distinguere la vana chiacchiera dalla lotta scientifica e politica, per la verità materiale, la giustizia e la pace. Oggi questa comune fatica non esiste. Eppure la scelta è sempre tra genio collettivo e idiozia individuale. Al momento ci tocca l’idiozia, purtroppo. Per costruire la comune intelligenza che demistifichi il domani serviranno cervelli più giovani e attrezzati. Soprattutto, più smaliziati verso l’ideologia capitalista dominante.
lunedì 5 gennaio 2026
USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA AL BUIO - Pino Arlacchi
Da: Il Fatto Quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it), 4 gennaio 2026 - Pino Arlacchi - Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi).
Leggi anche: Il narco-Venezuela: la grande bufala - Pino Arlacchi
Invasione-suicidio: ecco perché Trump fallirà col Venezuela - Pino Arlacchi
USA E IL BOOMERANG CON IL VENEZUELA - Pino Arlacchi
"Aqui no se rinde nadie". Tre giorni in Venezuela - Nicolò Monti
Venezuela, dialettica della transizione*- Geraldina Colotti
Breve storia degli Stati Uniti e delle loro pretese territoriali - Alessandra Ciattini
Vedi anche: Dottrina Monroe. L’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale - Giacomo Gabellini
https://www.byoblu.com/2026/01/03/trump-ha-tolto-il-petrolio-ai-brics-manlio-dinucci
«EBRAICO E DEMOCRATICO»: UN OSSIMORO? - Shlomo Sand
Chiarezza - Shlomo Sand
Israele/Palestina. Alle radici del conflitto - Joseph Halevi
domenica 4 gennaio 2026
Chi e cosa c’è dietro il piano statunitense per l’Ucraina - Jacques Baud
sabato 3 gennaio 2026
Caso Hannoun, la lunga mano di Israele sull’ordinanza del Tribunale di Genova - Lorenzo Poli
Da: https://www.pressenza.com - Lorenzo Poli
Leggi anche: Gaza: come l’ingresso umanitario è diventato un affare miliardario - Eliana Riva

Il Caso Hannoun e le accuse a suo carico, e ad altri attivisti, stanno mettendo in scena uno spettacolo dell’assurdo. Persone che fino all’altro giorno sono state punto di riferimento democratico in Italia delle associazioni palestinesi, legalmente riconosciute, di punto in bianco sono state definite dalla magistratura e dai media come “terroriste”, con tanto di teorema giudiziario sui presunti finanziamenti ad Hamas (senza prove). Il tutto espresso con una certezza disarmante, ma senza prove.
Ma di questo non dobbiamo troppo preoccuparci: Nelson Mandela fu sempre considerato un pericoloso comunista dagli USA – che sostennero per decenni il regime dell’apartheid bianca in Sudafrica insieme ad altri Paesi occidentali – e fu arrestato nel 1960 grazie a una soffiata della CIA e soltanto il 1 luglio 2008 il presidente degli Stati Uniti George Bush firmò il provvedimento che lo cancellava dalla lista nera dei “terroristi”. Avete letto bene: fino al 2008 – 18 anni dopo la liberazione dal carcere, anni dopo la fine della sua presidenza sudafricana – fino all’età di 90 anni, gli Stati Uniti d’America hanno mantenuto il Premio Nobel per la Pace Mandela nell’elenco dei “terroristi”.
Questo episodio è emblematico di come le definizioni politiche di “terrorismo” possano essere soggettive e influenzate dagli interessi geopolitici del momento, trasformando un liberatore in un “terrorista” secondo la prospettiva di alcune nazioni.
venerdì 2 gennaio 2026
Gaza: come l’ingresso umanitario è diventato un affare miliardario - Eliana Riva
giovedì 1 gennaio 2026
IL PUNTO SUL SUICIDIO DELL'UNIONE EUROPEA - Paolo Ferrero, Giacomo Gabellini
mercoledì 31 dicembre 2025
Europa - Massimo Bontempelli
Da: https://www.badiale-tringali.it - (da “Diciamoci la verità”, edizioni CRT, Pistoia 2001, pagg.31-33) -
Massimo Bontempelli (Pisa, 26 gennaio 1946 – Pisa, 31 luglio 2011) è stato uno storico e filosofo italiano.
L'Europa è presentata dai mezzi di comunicazione di massa e dal dibattito politico come un problema, in quanto è fatta apparire un luogo ideale di razionalità ed efficienza in cui il nostro paese dovrebbe inserirsi per diventare migliore, ad a cui tuttavia sembra permanentemente inadeguato. Basti pensare al lungo tormentone di alcuni anni fa riguardo alla possibilità o meno dell'economia e della finanza italiane di conformarsi ai parametri per l'adozione della moneta comune. Sembrò allora che il raggiungimento dei cosiddetti parametri di Maastricht costituisse la prova decisiva per il nostro popolo, ed ancora oggi lo schieramento di centro-sinistra si fa supremo vanto di aver conseguito quel risultato. Tuttavia l'ammissione del nostro paese al club della moneta unica europea è sempre presentata, oltre che come premio per l'opera di risanamento finanziario compiuta negli anni Novanta, anche come situazione che esige da esso ulteriori, continue innovazioni, affinché i suoi difetti strutturali non lo escludano poi per altri versi da un legame definitivo con la realtà transalpina. Rimanere fuori dell'Europa è, nel linguaggio cosiddetto politicamente corretto, sinonimo di declassamento, quando non addirittura di degradazione: senza l'aggancio all'Europa, si dice, l'Italia scivolerebbe inesorabilmente nel mondo maghrebino, si arabizzerebbe, diventerebbe sempre meno efficiente, razionale, moderna.
L'Europa, insomma, appare un problema perché appare il metro che misura la nostra civiltà, e perché su quel metro sembriamo non avere mai la misura giusta. Ma l'Europa appare un problema anche in un altro senso, perché si presenta sempre diversa da quello che è ritenuto debba essere in quanto Europa, e cioè una nuova grande nazione che ha superato tutti i vecchi nazionalismi con i loro rovinosi conflitti, e una potenza politica capace di svolgere un ruolo su scala mondiale. Si lamenta, allora, che i vari paesi europei non riescano a mettere da parte i loro contrapposti egoismi da cui sono divisi, che non siano in grado di concertare una politica estera comune, che non sappiano svolgere un ruolo autonomo sulla scena mondiale, e che l'Europa non sia un'Europa politica, ma un'Europa della banche.
martedì 30 dicembre 2025
Marx America First - Frasi di Marx n.9.
lunedì 29 dicembre 2025
USA E IL BOOMERANG CON IL VENEZUELA - Pino Arlacchi
Da: Pino Arlacchi - Originale: ilfattoquotidiano.it | 27 dicembre 2025 - Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi).
Leggi anche: Invasione-suicidio: ecco perché Trump fallirà col Venezuela - Pino Arlacchi
domenica 28 dicembre 2025
Per il Socialismo - Alessandra Ciattini
Da: https://volerelaluna.it - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -
sabato 27 dicembre 2025
L’allarme di Orban: l’Unione Europea ci porta alla guerra - Gianandrea Gaiani
venerdì 26 dicembre 2025
Rebranding del genocidio - Chris Hedges
Da: https://www.lantidiplomatico.it - Originale: https://scheerpost.com - Chris Hedges è un giornalista vincitore del Premio Pulitzer, è stato corrispondente estero per quindici anni per il New York Times, dove ha lavorato come capo dell'Ufficio per il Medio Oriente e dell'Ufficio balcanico per il giornale. -
In primo luogo, Israele aveva il diritto di difendersi. Poi è diventata una guerra, anche se, secondo i dati dell'intelligence militare israeliana , l'83% delle vittime erano civili. I 2,3 milioni di palestinesi di Gaza, che vivono sotto un blocco aereo, terrestre e marittimo israeliano , non hanno esercito, aviazione, unità meccanizzate, carri armati, marina, missili, artiglieria pesante, flotte di droni killer, sistemi di tracciamento sofisticati per mappare tutti i movimenti, né un alleato come gli Stati Uniti, che hanno fornito a Israele almeno 21,7 miliardi di dollari in aiuti militari dal 7 ottobre 2023.
Ora è un "cessate il fuoco". Solo che, come al solito, Israele ha rispettato solo la prima delle 20 clausole. Ha liberato circa 2.000 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane – 1.700 dei quali detenuti dopo il 7 ottobre – e circa 300 corpi di palestinesi, in cambio della restituzione dei 20 prigionieri israeliani rimasti.
Israele ha violato ogni altra condizione. Ha gettato l'accordo – mediato dall'amministrazione Trump senza la partecipazione palestinese – nel fuoco insieme a tutti gli altri accordi e patti di pace riguardanti i palestinesi. La violazione estesa e palese da parte di Israele degli accordi internazionali e del diritto internazionale – Israele e i suoi alleati si rifiutano di rispettare tre serie di ordinanze giuridicamente vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) e due pareri consultivi della CIG , nonché la Convenzione sul Genocidio e il diritto internazionale umanitario – presagisce un mondo in cui la legge è ciò che i paesi militarmente più avanzati affermano che sia.
Il finto piano di pace – il "Piano globale del presidente Donald J. Trump per porre fine al conflitto di Gaza" – in un clamoroso tradimento del popolo palestinese, è stato approvato dalla maggior parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a novembre, con l'astensione di Cina e Russia . Gli stati membri si sono lavati le mani di Gaza e hanno voltato le spalle al genocidio.

