Chiarezza - Shlomo Sand
Israele/Palestina. Alle radici del conflitto - Joseph Halevi
La teoria Marxista poggia la sua forza sulla scienza... che ne valida la verità, e la rende disponibile al confronto con qualunque altra teoria che ponga se stessa alla prova del rigoroso riscontro scientifico... il collettivo di formazione Marxista Stefano Garroni propone una serie di incontri teorici partendo da punti di vista alternativi e apparentemente lontani che mostrano, invece, punti fortissimi di convergenza...
Da: https://www.pressenza.com - Lorenzo Poli
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Il Caso Hannoun e le accuse a suo carico, e ad altri attivisti, stanno mettendo in scena uno spettacolo dell’assurdo. Persone che fino all’altro giorno sono state punto di riferimento democratico in Italia delle associazioni palestinesi, legalmente riconosciute, di punto in bianco sono state definite dalla magistratura e dai media come “terroriste”, con tanto di teorema giudiziario sui presunti finanziamenti ad Hamas (senza prove). Il tutto espresso con una certezza disarmante, ma senza prove.
Ma di questo non dobbiamo troppo preoccuparci: Nelson Mandela fu sempre considerato un pericoloso comunista dagli USA – che sostennero per decenni il regime dell’apartheid bianca in Sudafrica insieme ad altri Paesi occidentali – e fu arrestato nel 1960 grazie a una soffiata della CIA e soltanto il 1 luglio 2008 il presidente degli Stati Uniti George Bush firmò il provvedimento che lo cancellava dalla lista nera dei “terroristi”. Avete letto bene: fino al 2008 – 18 anni dopo la liberazione dal carcere, anni dopo la fine della sua presidenza sudafricana – fino all’età di 90 anni, gli Stati Uniti d’America hanno mantenuto il Premio Nobel per la Pace Mandela nell’elenco dei “terroristi”.
Questo episodio è emblematico di come le definizioni politiche di “terrorismo” possano essere soggettive e influenzate dagli interessi geopolitici del momento, trasformando un liberatore in un “terrorista” secondo la prospettiva di alcune nazioni.
Da: https://www.badiale-tringali.it - (da “Diciamoci la verità”, edizioni CRT, Pistoia 2001, pagg.31-33) -
Massimo Bontempelli (Pisa, 26 gennaio 1946 – Pisa, 31 luglio 2011) è stato uno storico e filosofo italiano.
L'Europa è presentata dai mezzi di comunicazione di massa e dal dibattito politico come un problema, in quanto è fatta apparire un luogo ideale di razionalità ed efficienza in cui il nostro paese dovrebbe inserirsi per diventare migliore, ad a cui tuttavia sembra permanentemente inadeguato. Basti pensare al lungo tormentone di alcuni anni fa riguardo alla possibilità o meno dell'economia e della finanza italiane di conformarsi ai parametri per l'adozione della moneta comune. Sembrò allora che il raggiungimento dei cosiddetti parametri di Maastricht costituisse la prova decisiva per il nostro popolo, ed ancora oggi lo schieramento di centro-sinistra si fa supremo vanto di aver conseguito quel risultato. Tuttavia l'ammissione del nostro paese al club della moneta unica europea è sempre presentata, oltre che come premio per l'opera di risanamento finanziario compiuta negli anni Novanta, anche come situazione che esige da esso ulteriori, continue innovazioni, affinché i suoi difetti strutturali non lo escludano poi per altri versi da un legame definitivo con la realtà transalpina. Rimanere fuori dell'Europa è, nel linguaggio cosiddetto politicamente corretto, sinonimo di declassamento, quando non addirittura di degradazione: senza l'aggancio all'Europa, si dice, l'Italia scivolerebbe inesorabilmente nel mondo maghrebino, si arabizzerebbe, diventerebbe sempre meno efficiente, razionale, moderna.
L'Europa, insomma, appare un problema perché appare il metro che misura la nostra civiltà, e perché su quel metro sembriamo non avere mai la misura giusta. Ma l'Europa appare un problema anche in un altro senso, perché si presenta sempre diversa da quello che è ritenuto debba essere in quanto Europa, e cioè una nuova grande nazione che ha superato tutti i vecchi nazionalismi con i loro rovinosi conflitti, e una potenza politica capace di svolgere un ruolo su scala mondiale. Si lamenta, allora, che i vari paesi europei non riescano a mettere da parte i loro contrapposti egoismi da cui sono divisi, che non siano in grado di concertare una politica estera comune, che non sappiano svolgere un ruolo autonomo sulla scena mondiale, e che l'Europa non sia un'Europa politica, ma un'Europa della banche.
Da: Pino Arlacchi - Originale: ilfattoquotidiano.it | 27 dicembre 2025 - Pino Arlacchi è un sociologo, politico e Ex vice-segretario dell'Onu. (Pino Arlacchi).
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Da: https://volerelaluna.it - https://giuliochinappi.com - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -
Da: https://www.lantidiplomatico.it - Originale: https://scheerpost.com - Chris Hedges è un giornalista vincitore del Premio Pulitzer, è stato corrispondente estero per quindici anni per il New York Times, dove ha lavorato come capo dell'Ufficio per il Medio Oriente e dell'Ufficio balcanico per il giornale. -
In primo luogo, Israele aveva il diritto di difendersi. Poi è diventata una guerra, anche se, secondo i dati dell'intelligence militare israeliana , l'83% delle vittime erano civili. I 2,3 milioni di palestinesi di Gaza, che vivono sotto un blocco aereo, terrestre e marittimo israeliano , non hanno esercito, aviazione, unità meccanizzate, carri armati, marina, missili, artiglieria pesante, flotte di droni killer, sistemi di tracciamento sofisticati per mappare tutti i movimenti, né un alleato come gli Stati Uniti, che hanno fornito a Israele almeno 21,7 miliardi di dollari in aiuti militari dal 7 ottobre 2023.
Ora è un "cessate il fuoco". Solo che, come al solito, Israele ha rispettato solo la prima delle 20 clausole. Ha liberato circa 2.000 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane – 1.700 dei quali detenuti dopo il 7 ottobre – e circa 300 corpi di palestinesi, in cambio della restituzione dei 20 prigionieri israeliani rimasti.
Israele ha violato ogni altra condizione. Ha gettato l'accordo – mediato dall'amministrazione Trump senza la partecipazione palestinese – nel fuoco insieme a tutti gli altri accordi e patti di pace riguardanti i palestinesi. La violazione estesa e palese da parte di Israele degli accordi internazionali e del diritto internazionale – Israele e i suoi alleati si rifiutano di rispettare tre serie di ordinanze giuridicamente vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) e due pareri consultivi della CIG , nonché la Convenzione sul Genocidio e il diritto internazionale umanitario – presagisce un mondo in cui la legge è ciò che i paesi militarmente più avanzati affermano che sia.
Il finto piano di pace – il "Piano globale del presidente Donald J. Trump per porre fine al conflitto di Gaza" – in un clamoroso tradimento del popolo palestinese, è stato approvato dalla maggior parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a novembre, con l'astensione di Cina e Russia . Gli stati membri si sono lavati le mani di Gaza e hanno voltato le spalle al genocidio.
Da: https://contropiano.org - Massimo Zucchetti è professore ordinario dal 2000 presso il Politecnico di Torino, Dipartimento di Energia. Attualmente è docente di Radiation Protection, Tecnologie Nucleari, Storia dell’energia, Centrali nucleari. - https://zucchett.wordpress.com -
Vedi anche: Dottrina Monroe. L’egemonia statunitense nell’emisfero occidentale - Giacomo Gabellini -
LOSURDO ed il REVISIONISMO STORICO - Alessandra Ciattini e Gianmarco Pisa -
Leggi anche: IL PAESE DELLE LIBERTÀ: stermini, repressione e lager nella storia degli Usa. - Maurizio Brignoli
La dottrina Monroe è uno dei testi di riferimento della politica estera americana: in quasi duecento anni di vita è stata spesso invocata a sostegno delle guerre e dei trattati, delle azioni e delle omissioni, delle promesse e delle minacce che hanno propiziato l’ascesa degli Stati Uniti da fragile repubblica a potenza regionale e, infine, a superpotenza mondiale.
Occorre partire da lì per capire le trasformazioni del rapporto tra gli Stati Uniti e il mondo, lungo quasi due secoli di storia.
I principi enunciati da James Monroe nel 1823 (la divisione del mondo in due sfere contrapposte, il veto a interferenze e tentativi di colonizzazione europea nel Nuovo Mondo, l’impegno americano a evitare analoghe interferenze nel Vecchio Continente) si sono dimostrati molto longevi soprattutto per il loro contributo alla definizione dell’identità nazionale e, conseguentemente, della definizione dell’interesse nazionale degli Stati Uniti.
Da: https://contropiano.org - Ignacio Ramonet è uno scrittore e giornalista spagnolo, direttore del periodico francese Le Monde diplomatique dal 1991 al 2008.
Julian Assange ha presentato una denuncia penale oggi in Svezia accusando 30 individui associati alla Fondazione Nobel, compresa la sua leadership, di aver commesso presunti crimini gravi, tra cui il reato di appropriazione indebita grave di fondi, facilitazione di crimini di guerra e crimini contro l’umanità e finanziamento del crimine di aggressività.
La denuncia mostra che il testamento di Alfred Nobel del 1895 impone esplicitamente che il premio per la pace sia assegnato all’individuo che nel corso dell’anno precedente “ha conferito il maggior beneficio all’umanità” facendo “la più grande o migliore opera per la fraternità tra le nazioni, per la abolizione o riduzione degli eserciti permanenti e per la celebrazione e la promozione di congressi di pace”.
Assange sostiene che “La decisione politica della commissione di selezione norvegese non sospende il dovere fiduciario dei gestori dei fondi svedesi“. “Qualsiasi esborso che contraddica questo mandato costituisce un’appropriazione indebita della dotazione”.