martedì 24 febbraio 2026

Psicosi rossobruna: l’accusa che assolve chi la pronuncia - Alex Marquez

Da: https://www.kulturjam.it - alex marquez Corsivista, umorista instabile.


L’accusa di rossobrunismo funziona come alibi morale di una sinistra americanizzata che sostiene guerre, neoliberismo e identità performative. Un dispositivo psichico e politico per espellere il conflitto di classe e autoassolversi.

La sindrome rossobruna come alibi politico

C’è una parola che oggi circola come una moneta falsa ma accettata ovunque: rossobrunismo. Non serve definirla, basta pronunciarla. Funziona da scomunica laica, da scorciatoia morale, da dispositivo disciplinare per rimettere in riga chi devia. In suo nome si assolvono guerre, si benedicono alleanze imbarazzanti, si riscrive la storia in tempo reale. L’accusa non descrive: cancella. Non argomenta: espelle. Ed è proprio questa sua efficacia brutale, più che il suo significato evanescente, a renderla centrale nel lessico politico contemporaneo.

L’uso della psicoanalisi in politica è sempre una tentazione pericolosa. Freud non è un editorialista e l’inconscio non vota. Tuttavia, come strumento euristico minimo, può aiutare a leggere certe ossessioni ricorrenti del dibattito pubblico. Una di queste è – appunto – la famigerata accusa di “rossobrunismo”, formula magica brandita come manganello simbolico contro chiunque osi deviare dalla retta via dell’ortodossia progressista contemporanea.

lunedì 23 febbraio 2026

Veicoli elettrici, la cooperazione con la Cina come leva strategica per Europa e Canada. - Giulio Chinappi

Da: Giulio Chinappi - https://giuliochinappi.wordpress.com - Giulio Chinappi insegnante e analista che vive e lavora in Vietnam. (giulio-chinappi - giulio.chinappi


Nel pieno della competizione geoeconomica, la filiera dei veicoli elettrici dimostra che la cooperazione conviene più dello scontro. La centralità industriale della Cina, la necessità europea di rilancio e la svolta canadese indicano una via pragmatica fondata su reciprocità e stabilità. 

Da capitolo secondario della politica industriale globale, la transizione elettrica è oramai diventata uno dei principali terreni su cui si misurano competitività, sicurezza energetica, capacità tecnologica e qualità della crescita. In quest’ambito, la Cina è passata da inseguitore a motore sistemico; non soltanto perché produce molto, ma perché ha costruito un ecosistema completo, dalla manifattura alle batterie, dal software di controllo alla scala commerciale internazionale. I numeri più recenti, resi noti tanto dalla stampa cinese quanto da quella occidentale, lo confermano, segnalando che, nel dicembre 2025, le vendite dei costruttori cinesi nel mercato auto europeo sono salite del 126% su base annua, superando per la prima volta le 100.000 unità mensili, con una quota del 9,5%.

Questa avanzata è l’esito di una politica industriale coerente e di lungo periodo che ha consentito al settore cinese dei veicoli a nuova energia (NEV) di passare da volumi marginali a una scala mondiale. Nel solo 2025, produzione e vendite cinesi di veicoli a nuova energia hanno superato i 16 milioni di unità, e nel mercato interno la quota NEV ha oltrepassato il 50%. Allo stesso tempo, le vendite globali di NEV hanno superato i 20 milioni, segno che la traiettoria cinese sta incidendo direttamente sulla velocità della transizione mondiale.

domenica 22 febbraio 2026

La “broligarchy” di Epstein. Dominio maschile e sabotaggio femminile. - Ida Dominijanni

Da:  https://centroriformastato.it - Ida Dominijanni è una giornalista, filosofa e storica italiana. ida.dominijanni - ida-dominijanni-blog


Particolare da foto di Heloisa Vecchio: https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-persona-riflesso-monocromatico-10236371/ 


La parola delle vittime scoperchia il vaso di Pandora di una casta fratriarcale al di sopra di ogni legge, che usa le donne come una criptovaluta e dal sesso alla geopolitica obbedisce solo all’imperativo del godimento.


Si chiamano Sarah Ransome. Maria Farmer, Virginia Giuffre, Jennifer Araoz, Jena-Lisa Jones, Michelle Licata, Anouska de Georgiu, Johanna Sjoberg, Courtney Wild. Sono alcune delle donne che hanno denunciato di essere state sequestrate, molestate, violentate, torturate, ricattate e scambiate con altri uomini da Jeffrey Epstein e dalla sua cricca di servi e serve diretta da Ghislaine Maxwell. Alcune hanno preferito assumere uno pseudonimo seriale – Jane Doe 1, 2, 3… – come seriale è stato il trattamento a cui sono state sottoposte. A tutte è toccato e tocca tuttora di passare per il calvario secondario di non essere credute, di essere vilipese come inattendibili dagli avvocati dei potenti, di essere umiliate una seconda volta dalla vergognosa sentenza di patteggiamento di Epstein nel 2008, di essere traguardate come fossero inesistenti come ha fatto ieri la ministra della Giustizia trumpiana Pam Bondi nell’audizione al Congresso americano. Tutte sono state aiutate da altre donne, le giornaliste che hanno ritirato fuori il caso quando ormai sembrava sepolto e l’hanno fatto al momento giusto, cioè mentre negli USA infuriava il #metoo.

È a queste donne, alla loro coraggiosa e rischiosissima presa di parola, che dobbiamo la scoperta di quel girone infernale che era ed è il sistema di potere messo in piedi da Epstein. Come si deve alla parola di altre donne la scoperta del sistema Weinstein e di tutti i suoi gemelli sparsi per il mondo. Come si deve alla parola di altre donne la scoperta del sistema delle “cene eleganti” di Silvio Berlusconi in Italia. Sono intrighi diversi? Sì e no: ci torno fra poco. Ma intanto hanno questo in comune, che è la parola delle vittime ad averli portati allo scoperto e fatti saltare.

Epstein e lo spirito neopatriarcale del capitalismo - Paolo Desogus

Da: https://volerelaluna.it - Paolo Desogus insegna Letteratura italiana contemporanea a Sorbonne Université. Ha scritto su Pasolini, Gramsci, Eco, De Martino e sul rapporto tra cinema e letteratura. Lo scorso maggio è uscita per La nave di Teseo la sua nuova monografia “In difesa dell’umano. Pasolini tra passione e ideologia”.

Vedi anche: EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri  

EPSTEIN FILES - Nella tela del ragno - Pubble (https://www.youtube.com/watch?v=ORt337Hf3Tk). 

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026

Leggi anche: ISRAELE: L’ELEFANTE NELLA STANZA DELLO SCANDALO 

EPSTEIN https://www.facebook.com/francesca.fornario/posts  

Un’introduzione alla lettura di Michel Clouscard: «Neofascismo e ideologia del desiderio» - Aymeric Monville 

Pasolini, ultima vittima di Salò - Giorgio Gattei 

Pasolini, Salvini e il neofascismo come merce - Wu Ming 1, scrittore

Pedagogia della crudeltà, necropolitica e nuove élite - https://comune-info.net



Le recenti rivelazioni sulle complicità dei servizi segreti, e in particolare del Mossad, aggiungono al caso Epstein un ulteriore elemento di inquietudine, rivelatore di una trama di potere complessa, che alla predazione dei corpi femminili, spesso giovanissimi, unisce la pratica del dossieraggio e del ricatto. Resta tuttavia da capire cosa ha spinto le personalità ai vertici della politica e dell’economia internazionale a esporsi e a partecipare a un’attività evidentemente criminale, che facilmente si sarebbe prestata a minacce ed estorsioni. Una spiegazione sta senz’altro nel sentimento di impunità, il cui significato non può però essere spiegato esclusivamente con le categorie morali. Si tratta infatti di qualcosa che chiama in causa l’appartenenza dei complici di Epstein a un nuovo tipo di classe cosmopolita, forte di ricchezze smisurate e di relazioni potentissime: una classe estranea alla legge e proprio per questo capace di tutto, smaniosa di misurare il proprio potere sul prossimo.

Le notizie sul caso Epstein hanno proprio per questo richiamato alla memoria alcuni film in cui tali pratiche erano state mostrate. Uno di questi è Salò o le 120 giornate di Sodoma, da Pasolini pensato come metafora della ragione neocapitalista e della sua torsione autoritaria. Dall’ottica di questo film emerge in effetti come i corpi e, in relazione al caso di Epstein, i corpi femminili, siano il luogo di verifica della potenza del capitale liberato da ogni vincolo, da ogni freno, capace dunque di sottomettere, mercificare e abusare. Sotto questa ottica, la pratica di estrazione del plusvalore diviene estrazione di godimento senza limiti, senza l’ombra di scrupoli etici, che integra il sessismo nella logica dell’accumulazione primitiva.

sabato 21 febbraio 2026

È ANCORA POSSIBILE OPPORSI AD UN GENOCIDIO. CHI NON LO FA (QUASI TUTTI) È COMPLICE. VOGLIO RINGRAZIARE QUESTE PERSONE A CUI È RIMASTA ADDOSSO DELL’UMANITÀ. - Lavinia Marchetti

 Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti -

Vedi anche: Disunited Nations Medio Oriente: l'ONU nella bufera 

I casi del telecronista Stefan Renna, della regista Kawthar ibn Haniyya e della relatrice ONU Francesca Albanese.

– Stefan Renna: ha trasformato una telecronaca tecnico-sportiva in un atto di denuncia politica, scatenando un dibattito globale sui confini del giornalismo sportivo e sulla coerenza etica delle organizzazioni internazionali come il Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Durante la discesa dell’equipaggio israeliano composto dal pilota Adam Edelman e dal frenatore Menachem Chen, Renna ha sospeso il consueto commento su traiettorie e tempi intermedi per focalizzarsi sul profilo ideologico dell’atleta Edelman. Il giornalista ha citato esplicitamente le dichiarazioni pubbliche del bobbista, che si era autodefinito “sionista fino al midollo” e aveva descritto l’operazione militare a Gaza come “la guerra più moralmente giusta della storia”.

L’analisi di Renna non si è limitata alla citazione, ma ha esteso il campo alla condotta extra-sportiva di Edelman. Il bobbista, nato a Boston ma rappresentante di Israele, è stato accusato di aver utilizzato i suoi canali social per minacciare attivisti internazionali, tra cui Greta Thunberg e i membri della “Global Sumud Flotilla”, auspicando per loro un incontro con Hamas a Gaza come “metodo diverso per ottenere lo stesso risultato finale”. Renna ha sottolineato come la partecipazione di atleti con posizioni così radicali e bellicose ponga un interrogativo profondo sulla missione olimpica di pace. Il giornalista ha ricordato come l’istituzione olimpica abbia escluso gli atleti russi e bielorussi a causa del conflitto in Ucraina, invocando la neutralità politica dello sport. Tuttavia, tale rigore sembra svanire di fronte al sostegno esplicito di atleti israeliani a operazioni militari definite da commissioni d’inchiesta delle Nazioni Unite come potenziali atti di genocidio.La risposta della RTS è stata indicativa della fragilità del sistema dell’informazione di fronte a temi polarizzanti. Sebbene il broadcaster abbia ammesso la veridicità fattuale delle informazioni riportate da Renna, ha rimosso il filmato dal proprio sito web, giustificando la scelta con l’inappropriatezza del formato e della lunghezza dell’intervento all’interno di un commento sportivo. La critica interna ed esterna ha però sollevato il dubbio che tale rimozione fosse dettata dal timore di ritorsioni politiche e diplomatiche, specialmente in un momento in cui la Svizzera si trovava a discutere il rinnovo della propria legge sulla radiotelevisione.

MONOLOGO INTERIORE DI MOLLY BLOOM -

 Da: "Ulisse" di James Joyce - https://www.marilenabeltramini.it - 

Che ora bestiale mi dà l'idea che in Cina si stanno alzando a quest'ora e si pettinano I codini per la giornata tra poco le monache suoneranno l'angelus non c'è nessuno che vada a disturbare i loro sonni se non qualche prete per le funzioni della notte la sveglia di quelli accanto al primo chicchirichì mi fa uscire il cervello a forza di far fracasso guardiamo un po' se riesco ad addormentarmi 1 2 3 4 5 che razza di fiori sono quelli che hanno inventato come le stelle la carta da parati di Lombard street era molto più carina quel grembiule che mi ha dato assomigliava un po' solo che l'ho portato solo due volte meglio abbassare la lampada e provare ancora in modo da alzarsi presto voglio andare da Lambes là vicino a Findlaters e farmi mandare dei fiori da mettere per casa nel caso lo portasse qui domani cioè oggi no no il venerdì porta male prima voglio fare un po' di pulizie la polvere sembra che si ammucchi mentre dormo poi un po' di musica e qualche sigaretta posso accompagnarlo prima devo pulire i tasti del piano col latte cosa mi devo mettere porterò una rosa bianca o quelle brioches di Lipton mi piace l'odore di un bel negozio di lusso a sette penny e mezzo la libbra o quelle altre con le ciliegine e lo zucchero rosa 11 pence un paio di libbre di quelle e poi una bella piantina in mezzo alla tavola si trova a minor prezzo da un momento dove le ho viste non è mica tanto Io amo i fiori vorrei che la casa nuotasse nelle rose Dio del cielo non c'è niente come la natura le montagne selvagge poi iI mare e le onde galoppanti poi la bella campagna con campi d'avena e di grano e ogni specie di cose e tutti quei begli animali in giro ti farebbe bene al cuore veder fiumi laghi e fiori ogni specie di forme e odori e colori che spuntano anche dai fossi primule e violette e questa la natura e quelli che dicono che non c'è un Dio non darei un soldo bucato di tutta la loro sapienza perché non provano loro a creare qualcosa gliel'ho chiesto spesso gli atei o come diavolo si chiamano vadano e si lavino un po' prima e poi strillano per avere il prete quando stanno per morire e perché perché perché hanno paura dell'inferno per via della loro cattiva coscienza ah si li conosco bene chi è stato il primo nell'universo prima che ci fosse qualcun altro che ha fatto tutto chi ah non lo sanno e nemmeno io eccoci tanto vale che cerchino di impedire che domani sorga il sole il sole splende per te disse lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che feci fare la dichiarazione sim prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto all'anice e era un anno bisestile come ora si 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato si disse che ero un fior di montagna si siamo tutti fiori allora un corpo di donna si è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi si perciò mi piacque si perché vidi che capiva o almeno sentiva cos'è una donna e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto finchè non mi chiese di dir di si e io dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in giro il cielo e il mare e pensavo a tante cose che lui non sapeva di Mulvey e mr Stanthope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevano loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all'elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini alti e le aste la mattina i Greci e gli Ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d'Europa e Duke Street e il mercato del pollame un gran pigolio davanti a Larby Sharans e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati e gli uomini avvolti nei loro mantelli addormentati all'ombra sugli scalini e le grandi ruote dei carri dei tori e il vecchio castello e vecchio di mille anni si e quei bei mori tutti in bianco e turbanti come re che chiedevano di metterti a sedere in quei buchi di botteghe e Ronda con le vecchie finestre delle posadas fulgidi occhi celava l'inferriata perché il suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte che perdemmo il battello ad Algeciras il sereno che faceva il suo giro con la lampada e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo Oh e il mare il mare qualche volta cremisi come il fuoco e gli splendidi tramonti e i fichi nei giardini dell'Alameda sì e tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e i geranei e i cactus e Gibilterra da ragazza dov'ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli /come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco /e io pensavo beh lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio sì.

venerdì 20 febbraio 2026

«Noam Chomsky, Jeffrey Epstein e la politica del tradimento» - Chris Hedges

Da: https://krisis.info - Articolo originale: https://chrishedges.substack.com/p/noam-chomsky-jeffrey-epstein-and (traduzione dall’inglese a cura di Krisis). -Chris Hedges è un giornalista vincitore del Premio Pulitzer, è stato corrispondente estero per quindici anni per il New York Times, dove ha lavorato come capo dell'Ufficio per il Medio Oriente e dell'Ufficio balcanico per il giornale. 


Il premio Pulitzer esprime tutta la sua indignazione per i rapporti del linguista con il pedofilo.

L’ex giornalista del New York Times ricostruisce i rapporti tra Noam Chomsky e Jeffrey Epstein. Rigettando le tesi difensive sulla presunta buona fede di Chomsky, Chris Hedges evidenzia come il professore abbia beneficiato di lussi e agevolazioni esclusive, ignorando consapevolmente i crimini commessi da Epstein. Tale cedimento alle lusinghe dell’élite predatrice compromette irrimediabilmente la credibilità di una figura che finora pareva un simbolo di rettitudine. 


Ascolta l’articolo, narrato da Elisabetta Burba:

Non mi aspetto molto dai politici, dai magnati delle corporation, dai rettori delle università prestigiose, dai filantropi miliardari, dalle celebrità, dai reali o dagli oligarchi. Vivono in bolle narcisistiche ed edonistiche che assecondano il loro culto della personalità e la loro depravazione morale. Mi aspetto molto, invece, da intellettuali come Noam Chomsky.

La spiegazione fornita dalla moglie Valéria – Noam è stato colpito da un grave ictus nel giugno 2023 ed è ora inabile – riguardo al loro rapporto con Jeffrey Epstein, è intrisa delle fatue scuse utilizzate da tutti coloro che sono stati smascherati dalle email e dai documenti del caso Epstein.

Secondo Valéria, lei e Noam sono stati «eccessivamente fiduciosi». Ciò avrebbe portato a un «errore di giudizio». Valéria scrive che lei e Noam rimasero intrappolati fra cene con personalità di spicco nella villa di Epstein, voli sul suo jet privato soprannominato Lolita Express – un riferimento letterario allo sfruttamento sessuale di ragazze che Noam avrebbe dovuto riconoscere – sostegno finanziario, viaggi nel ranch di Epstein e l’uso di uno dei suoi appartamenti a New York.

Come chiunque altro citato nei file di Epstein, lei e Noam «non hanno mai assistito ad alcun comportamento inappropriato da parte di Epstein o di altri». I consigli di Noam a Epstein su come gestire le inchieste giornalistiche riguardo ai suoi crimini, così come la lettera di raccomandazione scritta da Noam per Epstein, sono stati – insiste – il risultato del fatto che Epstein «ha approfittato delle critiche pubbliche di Noam verso quella che divenne nota come cancel culture per presentarsi come una sua vittima».

Dopo il secondo arresto di Epstein nel 2019, lei e Noam sono stati «negligenti nel non aver svolto ricerche approfondite sul suo passato». Conclude esprimendo «solidarietà incondizionata alle vittime».

La sua lettera ricalca la formula standard di chiunque sia finito nei file di Epstein. Conosco e ho ammirato Noam per lungo tempo. È, senza dubbio, il nostro intellettuale più grande e integro.

Posso assicurarvi che non è così passivo o ingenuo come sostiene sua moglie. Lui sapeva degli abusi di Epstein sui minori. Sapevano tutti. E, come altri nell’orbita di Epstein, a lui non importava. Dalla corrispondenza via email tra Epstein e Valéria emerge come lei apprezzasse particolarmente i privilegi derivanti dall’essere nella cerchia di Epstein, ma questo non assolve l’acquiescenza di Noam.

Più di chiunque altro, Noam conosce la natura predatoria della classe dirigente e la crudeltà dei capitalisti, dove i vulnerabili – specialmente ragazze e donne – sono mercificati come oggetti da usare e sfruttare. Non è stato ingannato da Epstein. È stato sedotto.

La sua associazione con Epstein è una macchia terribile e, per molti, imperdonabile. Deturpa in modo irreparabile la sua eredità. Se c’è una lezione qui, è questa: la classe dominante non offre nulla senza aspettarsi qualcosa in cambio. Più ti avvicini a questi vampiri, più ne diventi schiavo. Il nostro ruolo non è socializzare con loro. È distruggerli. 

giovedì 19 febbraio 2026

Erosione del potere d’acquisto e disuguaglianze - Federico Giusti

Da: https://giuliochinappi.com - Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo (Federico Giusti). 

Ascolta anche: Yesterday's Papers: Disoccupazione, un'Europa a due velocità - https://grad-news.blogspot.com

Leggi anche: Difesa: riarmo e industria militare in Europa e Italia - Emiliano Gentili e Federico Giusti  

Come siamo arrivati alla situazione attuale - Emiliano Gentili e Federico Giusti  



L’erosione del potere d’acquisto viene ormai trattata come un destino inevitabile, spingendo lavoratori e sindacati verso compromessi al ribasso e distogliendo l’attenzione dai salari reali. Intanto crescono precarietà e disuguaglianze territoriali e di genere, mentre la comunicazione dominante normalizza l’impoverimento. 

L’idea che ormai la erosione del potere di acquisto sia un dato strutturale e di per sé immodificabile sta producendo due effetti nefasti per il conflitto di classe: da una parte si va deviando l’attenzione generale dai salari e dalle dinamiche contrattuali, dall’altra si fa passare l’idea che la prospettiva verso la quale indirizzarsi sia sempre la riduzione del danno e alla fine anche sottoscrivere un contratto con aumenti del 6%, a fronte di una inflazione cumulata per i redditi bassi sopra il 17%, sia in fondo un compromesso accettabile. In questo piano inclinato che sostituisce il conflitto con il compromesso a perdere, la comunicazione gioca ruoli determinanti decidendo, a vantaggio dei dominanti, gli argomenti più gettonati e quelli invece da emarginare dal dibattito pubblico. 

Meno si sa in giro dell’erosione del potere di acquisto, tanto più sarà facile costruire una comunicazione a senso unico che parli dei posti di lavoro creati dal 2019 ad adesso sia nella Pubblica Amministrazione che nel privato.

Tuttavia, se oggi si parlasse di salari nominali e reali la gran parte delle dichiarazioni del Governo verrebbe letteralmente smentita: come ci è stato detto da alcuni lavoratori durante uno sciopero, «Il netto cresce assai meno del lordo».

mercoledì 18 febbraio 2026

Come rispondere alle guerre che ci vendono? - Sara Reginella

Da: Casa del Sole TV -  Sara Reginella è regista, filmmaker, scrittrice.(https://www.facebook.com/SaraReginella - https://t.me/sarareginella)

Leggi anche: "Nell'inferno dei quartieri di Donetsk" - Sara Reginella  

PROPAGANDA e PSICOLOGIA di GUERRA: dal Fronte Russo-Ucraino del DONBASS al MEDIO ORIENTE 

Pino Cabras: 𝗘𝗣𝗦𝗧𝗘𝗜𝗡 𝗘 𝗜𝗟 𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗖𝗢 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗔𝗧𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗜𝗠𝗣𝗨𝗡𝗜𝗧𝗔'


Dopo l'annus horribilis della pandemia si è sempre di più proiettati verso la divisione, la distanza tra esseri umani. 
Qual è lo stato di salute dei giovani cinque anni dopo il distanziamento sociale e dopo la normalizzazione del male e della guerra? 
Come reagiscono i giovani? Hanno gli strumenti per dire "NO"? Cosa impedisce alla popolazione di ribellarsi alla guerra? 
Ne parliamo con Sara Reginella, scrittrice, psicoterapeuta. Intervista a cura di Jeff Hoffman 


lunedì 16 febbraio 2026

Il Board of peace e l’ideologia della Nuova Destra - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lantidiplomatico.ithttps://www.sinistrainrete.info - Alessandra Ciattini (Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni - Membro del Coordinamento Nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza di Roma. E' docente presso l'Università Popolare Antonio Gramsci (https://www.unigramsci.it). 


Molti analisti hanno commentato in maniera assai negativa la nascita del Board of peace che sarà dominato da Donald Trump, nelle vesti di un nuovo monarca, postosi al di sopra di tutto. Si tratta certamente di un atto di forza della potenza imperialistica in declino e di un personaggio desideroso di protagonismo, ma anche di un progetto ispirato all’ideologia dei neo-reazionari. 

Parlando del nuovo, per me strabiliante Board of peace, lanciato recentemente quasi come una merce dal nuovo Caligola (così lo chiama Scott Ritter), si può dire che si registrano opinioni controverse. Secondo il diplomatico Petru Dumitriu: “L’istituzione del Consiglio per la Pace non è di per sé contraria al diritto internazionale. La legalità del Consiglio per la pace dipende strettamente dalla sua conformità alla risoluzione 2803 (2025) del Consiglio di sicurezza”. Secondo invece il Centro per i diritti umani dell’Università di Padova: “Il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte. Un nuovo strumento per distruggere tutte le regole e dettare le proprie. Entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione italiana, che prevede di agire “in condizioni di parità con gli altri Stati” e sarebbe un atto di pura follia politica”. 


Vediamo di esaminare con calma i suoi diversi aspetti, tentando anche di delineare le conseguenze che potrebbero scaturire da questa novità, che Russia e Cina non hanno voluto bloccare nel Consiglio di sicurezza delle NU, forse non prevedendo che si sarebbe arrivati a tanto.

Vediamo anche quale ideologia politica, assai raffazzonata ma pericolosa, traspare da questa istituzione di fatto nata dall’iniziativa privata di un presidente degli Usa, pur supportata da una decisione non meditata di un’istituzione internazionale.

domenica 15 febbraio 2026

Disunited Nations Medio Oriente: l'ONU nella bufera

Da: https://www.arte.tv - 

Leggi anche: Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa” - Tommaso Rodano  

Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti - Ada Waltz , Massimo Zucchetti 

Vedi anche: Odifreddi e Russell celebrano la Giornata della Memoria Palestinese 


Disunited Nations Medio Oriente: 
l'ONU nella bufera 
Regia: Christophe Cotteret
Paese: Francia, Belgio
Anno: 2025 


Relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese denunciava già nel marzo 2024 il genocidio a Gaza. Seguendo il suo percorso, questo documentario ci conduce nel cuore della crisi di un’istituzione: l’ONU, a 80 anni dalla sua creazione, deve fare i conti con la propria impotenza nel fermare il massacro delle popolazioni civili. 

EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri

Da: ilSussidiario TV - Alberto Contri è un manager di estrazione creativa, ha ideato progetti di comunicazione di successo e gestito agenzie di pubblicità multinazionali, è docente universitario, ed è stato anche consigliere d’amministrazione della televisione pubblica italiana

Leggi anche: ISRAELE: L’ELEFANTE NELLA STANZA DELLO SCANDALO EPSTEIN 

https://www.facebook.com/francesca.fornario/posts

Vedi anche: EPSTEIN FILES - Nella tela del ragno - Pubble (https://www.youtube.com/watch?v=ORt337Hf3Tk). 

Cosa c’entra il Mossad con gli Epstein files? Ne parliamo con Rula Jebreal. https://www.facebook.com/dibattista.alessandro/videos/1275442981064026 


Nel corso di una trasmissione su IlSussidiario.tv, l'esperto di comunicazione Alberto Contri ha analizzato il caso Epstein, sostenendo che non si tratti di semplice scandalo personale o gossip, bensì di una vicenda dalle profonde implicazioni sistemiche. Contri ha affermato che la storia dell'ex finanziere rivelerebbe intrecci tra potere politico, finanza internazionale, servizi segreti e grandi gruppi mediatici. Richiamando documenti recentemente diffusi negli Stati Uniti, ha evidenziato come le rivelazioni, pur in parte censurate, stiano provocando dimissioni e tensioni istituzionali. 

Secondo Contri, Epstein avrebbe costruito un sistema di ricatto basato sul coinvolgimento di personalità influenti in attività compromettenti, materiale poi utilizzato come strumento di pressione. Ha inoltre sottolineato come la comunicazione mainstream, a suo avviso, tenda a minimizzare la portata della vicenda, concentrandosi sugli aspetti scandalistici e trascurando le possibili conseguenze geopolitiche. L'intervistato ha richiamato anche il ruolo dei grandi fondi d'investimento e delle élite finanziarie globali, sostenendo che l'eventuale divulgazione completa dei file potrebbe destabilizzare equilibri consolidati. 

Contri ha infine messo in guardia rispetto a una crisi di fiducia nelle istituzioni e nei media, affermando che la questione rappresenterebbe una sfida epocale per la trasparenza e la credibilità dei sistemi democratici. 


sabato 14 febbraio 2026

ISRAELE: L’ELEFANTE NELLA STANZA DELLO SCANDALO EPSTEIN -

Da: Palestina Libera - Da: Fabio Chierighini - 

Vedi anche: EPSTEIN FILES - Nella tela del ragno - Pubble (https://www.youtube.com/watch?v=ORt337Hf3Tk). 

EPSTEIN E IL LATO OSCURO DEL POTERE. ORA PUÒ CROLLARE UN INTERO SISTEMA - Alberto Contri


"Dopo la guerra, abbiamo amato e commiserato gli ebrei che andavano a Israele pensando che erano sopravvissuti a uno sterminio, che erano senza casa e non sapevano dove andare. Abbiamo amato in loro le memorie del dolore, la fragilità, il passo randagio e le spalle oppresse dagli spaventi. Questi sono i tratti che noi amiamo oggi nell’uomo. Non eravamo affatto preparati a vederli diventare una nazione potente, aggressiva e vendicativa. Speravamo che sarebbero stati un piccolo paese inerme, raccolto, che ciascuno di loro conservasse la propria fisionomia gracile, amara, riflessiva e solitaria.
 

Forse non era possibile. Ma questa trasformazione è stata una delle cose orribili che sono accadute.
Quando qualcuno parla di Israele con ammirazione, io sento che sto dall’altra parte. Ho capito a un certo punto, forse tardi, che gli arabi erano poveri contadini e pastori. So pochissime cose di me stessa, ma so con assoluta certezza che non voglio stare dalla parte di quelli che usano armi, denaro e cultura per opprimere dei contadini e dei pastori. 

[...] Gli uomini e i popoli subiscono trasformazioni, rapidissime e orribili. La sola scelta che a noi è possibile è di essere dalla parte di quelli che muoiono o patiscono ingiustamente. Si dirà che è una scelta facile, ma forse è l’unica scelta che oggi ci sia offerta". 

Natalia Ginzburg, Gli ebrei, La Stampa del 14 settembre 1972. (Da: Palestina Libera

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C’è qualcosa che non torna nella narrazione mediatica dello scandalo Epstein. Da una prima analisi dei documenti rilasciati, risulta evidente che questa storia va ben al di là di una storia di depravazione con tanto di traffico di ragazze e sfruttamento di minori. C’è anche questo, certo, e già sarebbe orribile, un viaggio negli abissi della barbarie predatoria delle élite globali. Ma dietro c’è molto di più, e molto di peggio. 

Il vero cuore della vicenda, che i media mainstream cercano affannosamente di nascondere (perfino deviando il discorso verso "piste russe" dell'ultima ora), è la natura di operazione eversiva di intelligence internazionale, volta al ricatto e al controllo dei vertici decisionali dell'Occidente. E al centro di questa rete, i fili portano quasi ossessivamente in una sola direzione: Israele. 

E questo spiegherebbe, tra le altre cose, come è stato possibile per Israele portare avanti un genocidio in diretta senza mai perdere il sostegno occidentale. 

Ecco i punti di cui i media non parlano:
* L'eredità dei Maxwell: Ghislaine Maxwell (ex compagna di Epstein, già condannata a 20 anni di carcere per adescamento di minori ed altri reati) non era solo una "madame". È la figlia di Robert Maxwell, magnate dell'editoria e, come confermato da documenti e funerali di Stato a Gerusalemme, asset di altissimo livello del Mossad. È stato lui a introdurre la figlia e lo stesso Epstein in certi circuiti. Parlare di Ghislaine ignorando il Mossad è come parlare di un film ignorando il regista. 

* La "Influence Matrix": Tra i milioni di pagine pubblicati nel 2026, emerge un documento inquietante che mappa i VIP definiti "ostili" o "anti-sionisti". Non video pedopornografici, ma dossier finanziari e reputazionali su figure come Roger Waters, Emma Thompson e altri, studiati per esercitare pressioni economiche e silenziarne il dissenso politico. Perché un "predatore sessuale" dovrebbe preoccuparsi delle posizioni politiche di un artista su Gaza? La risposta è ovvia: non era lui a preoccuparsene, ma i suoi mandanti. 

* L'immunità di Ehud Barak: Mentre i media si concentrano su Clinton o Trump per solleticare il tifo elettorale, passano sotto silenzio le innumerevoli visite dell'ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak nelle residenze di Epstein. Barak è stato il volto politico di questo legame, un ponte diretto tra la sicurezza israeliana e l'isola di Jeffrey. 

* Il software PROMIS e la Cyber-Sorveglianza: I file rivelano che Epstein si è avvalso dei più efficaci metodi di cyber-sorveglianza, presumibilmente di origine militare. La capacità di ricattare i potenti oggi passa per i software (molti dei quali di produzione israeliana) che hanno affiancato le centinaia di microcamere nascoste nelle ville. Affidare la nostra sicurezza informatica (come stava per fare il governo Meloni) a chi detiene questi dossier, significa consegnare le chiavi della nostra democrazia. 

Perché i media tacciono? Semplice. Se ammettessero il coinvolgimento del Mossad, dovrebbero ammettere che la politica estera occidentale degli ultimi vent'anni è stata, almeno in parte, ostaggio di un sistema di ricatto e coercizione coordinato da un “alleato”. È molto più comodo parlare di Putin o di "depravazione isolata" piuttosto che riconoscere una sovranità sequestrata. 

L'isola di Epstein non era un parco giochi per orchi; era un laboratorio di ingegneria politica. E finché non avremo il coraggio di nominare l'elefante nella stanza, continueremo a essere spettatori di una recita scritta da altri. (Da: 
Fabio Chierighini)

venerdì 13 febbraio 2026

Negoziati incagliati, l’Ucraina al freddo e al buio. - Marco Santopadre

Da: https://pagineesteri.it - Marco Santopadre, giornalista, già direttore di Radio Città Aperta di Roma, è un analista dell’area del Mediterraneo, del Medio oriente e del Nord Africa. Collabora con il Manifesto, Catarsi e Berria. Scrive, tra le altre cose, di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. 


A ormai quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina e a 12 anni dall’inizio del conflitto civile in Donbass, la possibilità di una fine imminente dei combattimenti – adombrata più volte nell’ultimo anno da Donald Trump – sembra definitivamente sfumata.

Anche la seconda tornata di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti che si è svolta alla fine della settimana scorsa, al di là delle dichiarazioni finali improntate all’ottimismo, non ha prodotto alcun risultato, se non l’ennesimo scambio di prigionieri e il Cremlino ha fatto sapere oggi che non è ancora stato stabilito neanche quando si terrà il prossimo incontro.

Il negoziato di Abu Dhabi si è incagliato ancora una volta su aspetti di non facile soluzione, come le richieste territoriali di Mosca, che pretende la cessione dei territori del Donbass non ancora conquistati, mentre Kiev vuole “solide garanzie di sicurezza” che implichino un intervento militare europeo e statunitense contro la Russia in caso di nuova aggressione. 

giovedì 12 febbraio 2026

GAZA E CISGIORDANIA. IL GENOCIDIO E L'ANNESSIONE. COSA STA SUCCENDENDO IN PALESTINA - Lavinia Marchetti

Da: https://laviniamarchetti.altervista.org - Lavinia MarchettiLavinia Marchetti -  

Leggi anche: DIssolti - Paola Caridi 

Nelle ultime 72 ore, una serie di eventi coordinati tra l’azione militare diretta nella Striscia di Gaza e una rivoluzione legislativa senza precedenti in Cisgiordania hanno delineato quello che gli analisti definiscono come il passaggio dalla “guerra cinetica” a una “guerra amministrativa” di logoramento. La condizione attuale della Striscia di Gaza è dettata da una politica militare rigida e sadica, imperniata sulla cosiddetta “Linea Gialla”. Questa linea di demarcazione separa il 53% del territorio sotto il controllo diretto delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) dalle enclave urbane residue, dove la popolazione palestinese è ammassata in condizioni di precarietà estrema. La “tregua”, lungi dall’essere un periodo di ricostruzione, si è trasformata in un “cessate il fuoco unilaterale” in cui le operazioni militari israeliane continuano sotto forma di “risposte a violazioni” spesso immaginarie, provocando uno stillicidio quotidiano di vittime civili. 

Nelle ultime 48 ore, l’attività aerea e di terra ha subito un’impennata drammatica. Lunedì 9 febbraio 2026, un attacco aereo israeliano ha centrato un appartamento residenziale nel quartiere Al-Nasr, nella zona occidentale di Gaza City. L’esplosione non ha solo distrutto l’edificio, ma ha investito le tende vicine che ospitavano famiglie di sfollati, portando il bilancio delle vittime a quattro morti e numerosi feriti trasferiti d’urgenza all’ospedale Al-Shifa. Questo incidente si inserisce in un quadro di violenza diffusa che ha visto, nello stesso giorno, l’uccisione del contadino Khaled Baraka, colpito dal fuoco israeliano mentre lavorava nelle terre a est di Deir al-Balah, in un’area teoricamente protetta dagli accordi di tregua.


I NUMERI DEL MINISTERO

mercoledì 11 febbraio 2026

IL PORCOSPINO D'ACCIAIO - Luciano Canfora

Da: MarxVentuno Edizioni - Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni.

   




Luciano Canfora, IL PORCOSPINO D'ACCIAIO: OCCIDENTE ULTIMO ATTO,  LATERZA, BARI, 2025

martedì 10 febbraio 2026

A PROPOSITO DI "LIBERCOMUNISMO" DI EMILIANO BRANCACCIO - Domenico Suppa

Da: l'Unità (https://www.unita.it) -  Emiliano Brancaccio è professore di Politica economica presso l'Università del Sannio - www.emilianobrancaccio.it - Emiliano Brancaccio -Domenico Suppa Professore di Economia Politica presso l'Università Giustino Fortunato di Benevento. 


Il compito intellettuale che si è dato Emiliano Brancaccio in questi anni è alto: innovare il metodo scientifico di Marx e misurare la sua forza attraverso dibattiti coi massimi esponenti della teoria e della politica economica mondiale. Capi economisti del FMI, premi Nobel, primi ministri, banchieri centrali. Un bagaglio dialettico per molti versi unico nella vita di un singolo studioso. 

Summa di queste esperienze è l'ultimo libro di Brancaccio, intitolato “Libercomunismo. Scienza dell'utopia” (Feltrinelli, p. 176, euro 12,35, in libreria dal 10 febbraio). Testo scorrevole e avvincente, scritto per essere apprezzato a più livelli, dal grande pubblico come dagli addetti ai lavori. Per gli esigenti, una densa appendice illumina la metodologia dell’opera. Per i militanti, gli “appunti per un manifesto” in coda al volume offrono provocatori aforismi per l’azione. 

Il testo riabilita lo scopo più ambizioso del Marx scienziato: disvelare le “tendenze” della società capitalistica, con il loro portato di catastrofi e sovversioni. L’obiettivo metodologico è esplicito: chiudere la stagione del “post-moderno” inaugurata da Jean François Lyotard, con il suo carico di pregiudizi verso lo studio del “movimento storico”. 

A tale scopo, il volume rielabora un tema centrale nelle ricerche di Brancaccio: la centralizzazione del capitale “nelle mani di pochi barbari”, una “tendenza” del capitalismo teorizzata da Marx e oggi comprovata dai dati. Il libro mostra in che modo il processo di centralizzazione si instilli, come un veleno, in ogni aspetto della contemporaneità. Nello sfruttamento del lavoro e della natura, nella subordinazione della scienza alla logica del profitto, nello sviluppo di una ottundente psicologia di massa, nel conflitto tra capitali che sfocia nella guerra militare tra i popoli. 

E in un orizzonte funesto, che l’autore chiama “oltrefascismo”. Definizione apertamente contrapposta a quella di “fascismo eterno” suggerita da Umberto Eco. Mentre Eco scagionava la democrazia liberale, Brancaccio la considera sia responsabile che vittima della tendenza catastrofica in atto. 

Piano epistemologico e piano politico si fondono quindi nella ricerca di uno sbocco alternativo alla barbarie della centralizzazione “oltrefascista”. E’ l’idea che la libera espressione dell'individualità sociale si manifesterà solo nella repressione della libertà del capitale centralizzato. Il “libercomunismo” viene cioè inteso come integrazione di pianificazione collettiva e libertà individuale, secondo una formula inedita che si misura criticamente con le discussioni precedenti, da Galvano Della Volpe a Norberto Bobbio. 

La base scientifica del libro conferisce forza a una polemica che non risparmia nessuna dottrina alla moda. Ne escono male Bernard Henry Levy e i bellicisti liberali, con le loro giustificazioni “etiche” di guerre che sono in realtà dettate da interessi capitalistici. 

Ma la polemica è corrosiva anche verso Ernesto Laclau e i teorici del populismo, interpretato dall’autore senza mezzi termini: un “retrivo capitalismo”. 

Agli stessi movimenti di emancipazione contro il maschilismo, il razzismo, le discriminazioni sessuali e “l'offesa alle diversità di corpi e pensieri”, l’autore pone un problema: restare nell’angusto orizzonte liberale significa assecondare la “tendenza” all’oltrefascismo. Significa morire. 

“Libercomunismo” è un’opera che, prima di creare il nuovo, offre solide ragioni per distruggere le vecchie mode di pensiero. Anche per questo è un libro destinato a suscitare dibattito.

lunedì 9 febbraio 2026

La pianificazione e l’osteria dell’avvenire - Francesco Schettino

Da: https://jacobinitalia.it - Francesco Schettino è professore ordinario di economia politica all’ Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. - 

Uno studio programmatico per un modello economico alternativo non può prescindere dall'uso flessibile della pianificazione

Dedicare adeguato spazio in questa rivista alla critica dell’economia e alla definizione di un paradigma alternativo è un’idea che assume ancor più rilievo alla luce degli ultimi accadimenti internazionali che sembrano precipitare velocemente verso un esito pericoloso e tutt’altro che auspicabile.

Lotta teorica e critica dell’economia politica

L’analisi economica è senza dubbio cruciale in un periodo in cui si sente parlare sin troppo spesso di geopolitica senza tener conto adeguatamente della fase del capitalismo in cui viviamo. Troppe volte, infatti, si ascoltano ragionamenti che sembrerebbero basati su un ipotetico risiko privo di storicità e dunque del fondamentale riferimento alla struttura economica contemporanea che si trova sempre in rapporto dialettico con il piano sovrastrutturale. Per non incorrere in aporie di questo tipo è necessario innanzitutto dotarsi di strumenti adeguati indipendenti – il socialismo scientifico – e non generati all’interno di un’accademia mondiale che, in maniera sempre più veemente, ha messo fuori dalla porta delle università l’unica teoria che negli anni, alla prova dei fatti, è stata in grado di fornire le leggi generali di sviluppo del capitalismo e dunque una formidabile critica dell’economia politica. 

domenica 8 febbraio 2026

Come le zanzare d’estate in bassa Padania - Alberto Bradanini

Da:  https://www.lantidiplomatico.it - https://www.marx21.it - Alberto Bradanini, ex-diplomatico. Già Ambasciatore d’Italia in Cina (2013-15), Coordinatore del Comitato Governativo Italia-Cina (2007-09), Console Generale d’Italia a Hong Kong (1996-98), Consigliere Commerciale all’Ambasciata d’Italia a Pechino (1991-96), Ambasciatore d’Italia a Teheran (2008-12), attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea (Reggio Emilia, Italia). Alberto Bradanini è autore di diversi saggi e libri, tra cui “Oltre la Grande Muraglia” (2018); “Cina, l’irresistibile ascesa” (2022) e “Lo sguardo di Nenni e le sfide della Cina”. 

Vedi anche: Cina, India e il Sud globale. - Alberto Bradanini 


Le menzogne di regime sono come le zanzare d’estate in bassa Padania, ti aggrediscono da ogni lato: non se ne può più! Secondo la campana della verità nordamericana, che inizia all’alba e ci accompagna fino a notte fonda e il cui suono echeggia – ça va sans dire – in ogni contrada europea, le cose del mondo starebbero così:

a. l’attuale presidente degli Stati Uniti è persona fine, avveduta, talora un po’ risoluto nei modi, ma nemico della guerra – insignito non a caso del Nobel per la Pace 2025 da tale Maria Corina Machado, invece che dal Comitato norvegese per il Nobel, ma questo dettaglio potrà essere corretto nell’anno di grazia 2026. Certo, si è visto costretto a bombardare sette o otto paesi solo nel suo primo anno di mandato, ma che volete, bisogna pur mettere ordine in un mondo altrimenti destinato alla deriva. Nei modi, poi, è persona gradevole, corretto con ogni interlocutore, di cui rispetta la libertà di scegliere la posizione del missionario o quella a novanta gradi. Il presidente è inoltre scrupoloso del diritto internazionale: mai minaccerebbe, che so, la Danimarca, il Venezuela, Cuba o Panama, men che meno l’Iran, la Cina o la Russia, solo perché non assecondano i suoi capricci e non s’inchinano al suo passaggio. Quanto ai paesi alleati, non si sognerebbe nemmeno lontanamente di imporre dazi pesanti o condizioni insostenibili, tipo il 5% del pil in armi da comprare soprattutto negli Usa. Mai e poi mai farebbe una cosa del genere. E beninteso rispetta pienamente la costituzione del suo paese, anche se non proprio al 100%, come ad esempio ottenere il via libera del Congresso per fare la guerra e imporre dazi al resto del mondo. Ma, signori miei, nessuno è perfetto e poi l’urgenza impone di agire in fretta;

venerdì 6 febbraio 2026

Trump schiaffeggiato da Iran e Venezuela - Alessandra Ciattini

Da: Gabriele Germani -  Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it
USA-VENEZUELA: ATTACCO COLONIALISTA, MA  AL BUIO - Pino Arlacchi  
Putin gioca a scacchi e Trump gioca a poker - Alessandra Ciattini

Ultimissimi aggiornamenti sulle ultime aggressioni portate avanti dagli USA.
Sgonfiata la bolla groenlandese e parzialmente tranquillizzati gli alleati UE/NATO (al netto della pericolosa defezione canadese), Trump e la sua squadra di governo tornano a minacciare gli attori del Sud Globale: dal Venezuela all'Iran.
Intanto a quasi un mese dal sequestro Maduro la psy-war si sgonfia e sorge un grande dubbio: Caracas non si sta arrendendo all'imperialismo USA?

                                                                           

giovedì 5 febbraio 2026

Albanese alla Camera, ma per FdI è “un’offesa” - Tommaso Rodano

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Tommaso Rodano Giornalista, scrive sul Fatto Quotidiano dalla sua prima estate, quella del 2010. In genere si occupa di politica, raramente di cose serie. 

Vedi anche: "Genocidio di Gaza: un crimine collettivo": presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese - Conferenza stampa di Stefania Ascari https://webtv.camera.it/evento

Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu, a margine della conferenza alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/reel/1032709016581993

Francesca Albanese torna alla Camera per parlare del genocidio a Gaza in un clima non proprio accogliente. Sono giorni di riflusso securitario e ipotesi repressive, dopo le violenze della manifestazione di Torino per Askatasuna. Solo venerdì, inoltre, quella stessa sala stampa era stata prenotata dal leghista Furgiuele per ospitare alcuni esponenti di Casapound, rimasti fuori dal palazzo per la protesta dei parlamentari di opposizione. Per Fratelli d’Italia invece l’intervento di Albanese è inaccettabile. L’editto è del questo re di Montecitorio Paolo Trancassini: la Camera “non può trasformarsi in una tribuna” per figure divisive. L’accusa ancora prima che Albanese parlasse –è di manipolare i fatti, alimentare una narrazione ostile a Israele e usare il Parlamento come “cassa di risonanza per tesi ideologiche”. Per la senatrice Ester Mieli, Albanese alla Camera è semplicemente “un’offesa per gli italiani”. RESTA DA CAPIRE cosa ci sia di offensivo, nel discorso della relatrice dell’Onu (accompagna ta dai deputati del M5S Ascari, Carotenuto e Auriemma, dal senatore di Avs De Cristofaro e dal deputato del Pd Scotto). 

Albanese ha presentato il suo ul timo rapporto, già discusso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: Genocidio di Gaza: un crimine collettivo. Il documento insiste su un punto preciso: il genocidio non è il prodotto di un singolo Stato, ma l’esito di un sistema di complicità internazionale che coinvolge governi, alleanze militari, aziende, banche e istituzioni finanziarie. In questo quadro l’Italia occupa una posizione non marginale: tra il 2020 e il 2024 è stata il terzo fornitore mondiale di armi a Israele, dopo Stati Uniti e Germania. Continua a consentire il transito di carichi militari, partecipa a programmi di addestramento e intelligence ed è partner del progetto F-35, centrale nei bombardamenti su Gaza, con Leonardo tra i principali attori industriali. 

A Gaza, intanto, la situazione resta drammatica, anche se i riflettori mediatici si sono spostati altrove: oltre 70 mila morti confermati, migliaia di dispersi, popolazione senza accesso stabile a cibo, acqua ed elettricità, bambini morti di ipotermia, mentre in Cisgiordania continuano espropri, sfollamenti e violenze dei coloni. 

Per Albanese parlare di “ricostruzione” senza giustizia è una finzione: “Non si ricostruisce nulla su fosse comuni”. 

ALBANESE ha commentato le ipotesi di legge sull’antisemitismo: “Strumentalizzare la lotta necessaria contro l’antisemitismo per proteggere uno Stato –Israele – accusato di crimini gravissimi contro l’umanità, rischia di minare le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione”. 

A margine della conferenza, interpellata sugli scontri di Torino, ha rilasciato una di chiarazione che non mancherà di fomentare le polemiche a destra: “Le forze dell’ordine sono state difese nel contesto italiano –ha risposto a chi le chiedeva dei carabinieri minacciati e fatti inginocchiare da un riservista dell’Idf nei pressi di Ramallah – mi chiedo perché non siano state difese anche quando sono state aggredite da chi semina il terrore in Cisgiordania”.