*Edizioni Laboratorio politico, gennaio 1994
Il Manifesto di Marx ed Engels: http://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1848/manifesto/
**Stefano_Garroni è stato un filosofo italiano. E’ possibile ascoltare le registrazioni audio e video degli incontri in collaborazione con Stefano Garroni qui: http://www.youtube.com/user/mirkobe79
Com’è ben noto Il Manifesto fu scritto da Marx ed Engels su commissione della Lega dei comunisti, organizzazione londinese, che però raccoglieva anche lavoratori di altri paesi e che aveva una consistente rete di rapporti internazionali.Lo scopo dell’opuscolo – perché di questo si trattava – era di propagandare un unitario orientamento politico, che fosse, nello stesso tempo, capace di rinserrare le file dei più decisi e combattivi rivoluzionari europei, come anche di fornire a quell’orientamento uno spessore storico e teorico. Insomma, si trattava anche – e forse fondamentalmente – di organizzare un effettivo argine contro il dilagare, nel movimento rivoluzionario, di orientamenti utopistici, spesso costruiti su ispirazioni di tipo francamente religioso e, generalmente, tanto roboanti sul piano verbale, quanto inconcludenti su quello effettivamente pratico e politico.
Ricordiamo che tutta la vicenda si ambienta nel 1848, in un’epoca, dunque, ricca di fermenti rivoluzionari, ma pure caratterizzata ancora dal fatto che il movimento proletario e persino gli ambienti rivoluzionari più solidi, mancano di una propria autonomia teorica, non sanno discriminare adeguatamente tra le critiche alla società presente che esprimono i rimpianti delle classi tramontate; e quelle, invece, che rappresentano un nuovo punto di vista, legato al moderno proletariato di fabbrica.
È un’epoca, dunque, di incertezze teoriche, che si esprimono sia in oscillazioni politiche, sia nella proclamazioni di tesi francamente utopistiche e spesso “colorate” – lo ripeto – in senso religioso e sentimentale.
La battaglia per dare al movimento rivoluzionario un orientamento teorico diverso, che fosse fondato dal punto di vista critico-scientifico, già aveva visto nettamente impegnati sia Marx che Engels: l’incarico, dunque, ottenuto dalla Lega dei comunisti era anche una loro personale vittoria. Tuttavia, il compito assegnato era sempre – e solo – quello di scrivere un opuscolo agitatorio. Ricordare ciò può sembrare bizzarro, quasi si insistesse su un’ovvietà.
Senonchè, capita che Il Manifesto abbia conosciuto un’enorme “fortuna” sia in quanto a numero di lettori (si è perfino scritto che solo la Bibbia ne abbia avuto di maggiori), sia in quanto a letteratura critica, cioè, a scritti, che avevano Il Manifesto come oggetto. Ed è qui che – per così dire – cominciano i guai.
Schematicamente, infatti, si può notare che la letteratura critica sul Manifesto (fatte le dovute eccezioni) è di due tipi: o esprime la preoccupazione di dimostrarne la non attualità – per rendere, così, accettabile la proposta al movimento operaio di un orientamento riformistico e socialdemocratico; oppure, esprime una preoccupazione opposta – di dimostrare la PIENA attualità del testo, allo scopo di consolidare un orientamento comunistico.
Il fatto è, però, che questo secondo tipo di letteratura critica è stato continuato anche quando le organizzazioni comuniste si andavano effettivamente orientando, sul piano politico, secondo prospettive che, ormai, non avevano quasi più nulla in comune con quelle enunciate da Marx ed Engels perché non tanto indirizzate verso lo Stato SOCIALISTA, quanto più modestamente verso lo Stato sociale.
È capitato, dunque, che i due tipi di letteratura finissero, come si dice, col darsi la mano: complementari, infatti, sono (per certi aspetti) i ruoli di chi NEGA L’ATTUALITA’del Manifesto e di chi L’AFFERMA, invece, ma in modo tale da ridurre il testo a verità già data, indiscutibile: dunque, MORTA.
D’altronde è significativo che il terreno comune ai due tipi di letteratura critica (con pochissime eccezioni) sia stato quello della secca alternativa fra ATTUALITA’-NON ATTUALITA’del testo: ora, come si può onestamente porre una tale rigida questione, quando si ha a che fare con un OPUSCOLO AGITATORIO, scritto per altro da due giovani autori?