Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Giorgio Cremaschi. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query Giorgio Cremaschi. Ordina per pertinenza Mostra tutti i post

sabato 24 gennaio 2026

Decenni di neoliberalismo hanno prodotto disuguaglianze senza precedenti: oggi più che mai, socialismo o barbarie - Giorgio Cremaschi

Da: https://www.ilfattoquotidiano.it - Giorgio Cremaschi È stato presidente del Comitato Centrale della FIOM, l'organizzazione dei metalmeccanici della CGIL. È stato Portavoce nazionale di Potere al Popolo! -Giorgio Cremaschi - Giorgio Cremaschi

Ascolta anche: https://grad-news.blogspot.com/2026/01/yesterdays-papers-rapporto-oxfam. 


Questa mostruosa concentrazione di ricchezza diventa accentramento di potere. Le istituzioni, l’informazione, l’opinione pubblica, le basi stesse della democrazia stanno crollando sotto il dominio dei super ricchi 


Il capitalismo predone e colonialista di Donald Trump è solo il punto di arrivo del fallimento sociale e morale del capitalismo e della democrazia liberali. Il nuovo rapporto dell’organizzazione internazionale Oxfam ci presenta un livello di diseguaglianza e sproporzione nella distribuzione di ciò che definiamo ricchezza, che non ha precedenti nella storia dell’umanità, nemmeno con l’epoca dei faraoni. Poche migliaia di super ricchi hanno accumulato 18600 miliardi di dollari, quasi raddoppiando il proprio patrimonio negli ultimi cinque anni.

Nello stesso tempo la povertà globale non si è ridotta di nulla, metà della popolazione globale, cioè 4 miliardi di persone, vive in condizioni di povertà e tra questi quasi 2 miliardi non hanno neppure un’alimentazione sufficiente. Lo stesso sta avvenendo in Italia. I 79 miliardari del nostro paese hanno accumulato in un anno 54 miliardi in più sui loro patrimoni, che ora assommano a 307 miliardi. Ognuno dei nostri super ricchi vale come 250mila poveri, in Italia il 10% della popolazione possiede il 60% della ricchezza del paese, al restante 90% tocca ciò che rimane. 

Dal momento che i ritmi di crescita dell’economia italiana e globale sono molto inferiori a quelli della concentrazione e della accumulazione della ricchezza in poche famiglie, queste ultime accrescono il proprio patrimonio a spese dirette della maggioranza della popolazione.

È la redistribuzione della ricchezza a rovescio, dai poveri verso i ricchi; un esproprio continuo ai danni della maggioranza dell’umanità che rischia di consolidarsi con il privilegio ereditario. Secondo Oxfam infatti nei prossimi anni 2500 miliardi di dollari, quasi il Pil annuale dell’Italia, passeranno dai ricconi del mondo a figli e nipoti. Alla faccia della ideologia del merito. 

martedì 14 maggio 2024

Il modello liberale ha un cuore fascista - Sergio Cararo

Da: https://contropiano.org - Sergio Cararo, Rete dei Comunisti, Direttore di CONTROPIANO. - Giorgio Cremaschi È stato presidente del Comitato Centrale della FIOM, l'organizzazione dei metalmeccanici della CGIL, dal 2010 al 2012. Dal 12 gennaio 2019 al 12 maggio 2021 è stato Portavoce nazionale di Potere al Popolo!.

Vedi anche: USB Convegno "il salario che non c'è" - GIORGIO CREMASCHI 


L’ultimo libro di Giorgio Cremaschi – “Liberal Fascismo. Come i liberali distruggono la democrazia e ci portano in guerra” nelle librerie dal prossimo 24 maggio – farà sicuramente irritare e inorridire i liberal italiani, siano essi di destra o di “sinistra” (sic!). Eppure afferma una tesi – quella secondo cui il modello liberale ha un cuore nero e fascista – che trova ampie conferme nella storia e in quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni.

E’ sufficiente guardare al segno e alle conseguenze dell’offensiva liberista della Thatcher e di Reagan negli anni Ottanta ma anche agli enormi danni sociali, economici, politici, culturali dell’impronta liberista impressa all’Unione Europea sin dal suo trattato costitutivo – Maastricht – entrato in vigore nel 1992.

L’egemonia liberale ha prima coltivato e poi sdoganato i fascisti in Europa fino a renderli nuovamente forza agente nell’agenda politica e di governo. In Italia ma non solo in Italia. Ma non è una deviazione dell’oggi. Lo hanno già fatto, apertamente, con il nazismo in Germania e il fascismo in Italia.

Tornano profetiche e di estrema attualità le tesi di Pietro Gobetti, anche lui liberale ma con una impronta progressista profonda, sul “fascismo come rivelazione di quello che c’era dentro il paese”, definendolo come l’autobiografia della nazione.

I livori della pancia profonda di un paese, le sue voglie di ritorsione e di vendetta sociale, le frustrazioni che non riescono a diventare coscienza di classe, vengono sistematicamente incentivate e approfondite dalle misure economiche liberiste e dalla supponenza morale ed ideologica del liberalismo contro “la plebe”.

I fascisti devono poi passare solo a raccogliere e rappresentare questo cumulo di doglianze e aspettative sociali disattese per rovesciarle contro lavoratori o studenti in cerca di riscatto o ambiti culturali (vedi la scuola) via via ritenuti parassitari rispetto alla materialità della società dei consumi. 

lunedì 8 maggio 2023

USB Convegno "il salario che non c'è" - GIORGIO CREMASCHI

Da: USB Corte - Giorgio Cremaschi È stato presidente del Comitato Centrale della FIOM, l'organizzazione dei metalmeccanici della CGIL, dal 2010 al 2012. Dal 12 gennaio 2019 al 12 maggio 2021 è stato Portavoce nazionale di Potere al Popolo!.

                                                                          

domenica 1 luglio 2018

- Chi sono i sovranisti-costituzionalisti e cosa vogliono veramente - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lacittafutura.it - Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza. 


Mondializzazione e sovranismo: due strategie per mantenere in vita il sistema capitalistico?

Scrive il sociologo francese Jean-Claude Paye su Voltairenet.org che lo scontro tra i democratici e la maggioranza dei repubblicani può essere interpretato come il “conflitto tra due tendenze del capitalismo statunitense, quella portatrice dei valori della mondializzazione e quella che sprona per rilanciare lo sviluppo industriale di un paese economicamente in declino”. Questo conflitto nasce per il fatto che negli ultimi vent’anni, a causa della grave crisi della Russia e dell’arretratezza della Cina, gli Stati Uniti sono stati l’unica superpotenza, ruolo ormai messo in discussione dal risorgere e dall’avanzamento dei paesi rivali. Questo cambiamento di situazione richiede da parte degli Stati Uniti un ripensamento della strategia internazionale, se vogliono rimanere sempre al vertice, come pretende la loro classe dirigente.
La scelta adottata da Trump è quella di rilanciare il suo paese in declino, deindustrializzato a causa della libera circolazione dei capitali e della mondializzazione neoliberale (imposte e volute dalle loro transnazionali), portando avanti politiche di carattere protezionistico – come si è visto negli ultimi tempi –, mandando in frantumi le istituzioni multilaterali (per esempio, il ritiro dalla Commissione dei diritti umani), cercando di stabilire trattati bilaterali, che beneficino l’economia statunitense (come sostiene Alberto Negri); inoltre, come vari analisti scrivono, tentando di ridurre il disavanzo commerciale con la Cina e con la Germania, favorendo il ritorno dei capitali fuggiti e finanziando il rinnovamento delle infrastrutture deteriorate da anni di abbandono.
Sebbene Trump si proponesse misure più energiche, non ha potuto fare di più che beneficiare i redditi più elevati [1], tendenza inaugurata da Reagan, e agevolare il ritorno dei capitali detassati, per fare un favore alle transnazionali, che andranno ad ingrossare gli investimenti finanziari, non trovando altre possibilità di valorizzarsi.
In questo nuovo contesto cambia anche la logica della guerra, essendo diversi i mezzi per tentare di mantenere in vita il ruolo di potenza unica statunitense (obiettivo di entrambe le fazioni). Nel caso del protezionismo di Trump la guerra è utilizzata per accendere conflitti locali che possano indebolire nazioni concorrenti e ostacolare lo sviluppo di progetti globali, come la famosa via della seta fattasi sempre più concreta dopo il vertice del gruppo di Shanghai [2]. La guerra totale resta sullo sfondo ed è impiegata come arma per ottenere vantaggi all’economia statunitense, come d’altra parte viene messo in evidenza dal segretario della difesa di Trump, James Mattis, il quale ha recentemente dichiarato: “È la concorrenza tra le grandi potenze – e non il terrorismo – che ora è l’obiettivo prioritario per la sicurezza nazionale americana”.
Da parte loro, confondendo aspetto militare e aspetto economico, strategia e tattica, i democratici considerano la guerra fine a se stessa e sono disposti a portarla alle estreme conseguenze, non preoccupandosi che essa si dipani fino alla “ascesa degli estremi limiti”, che nella contemporaneità per la presenza della bomba nucleare può significare la “guerra assoluta”.
Fatte le debite contestualizzazioni, credo che questa stessa logica terrificante, scaturente dal tardo capitalismo, valga anche per l’opposizione tra l'élite europea e mondialista e i nuovi partiti sovranisti e addirittura costituzionalisti sorti un po’ ovunque in Europa. La mia analisi si limiterà alla situazione italiana.