La teoria Marxista poggia la sua forza sulla scienza... che ne valida la verità, e la rende disponibile al confronto con qualunque altra teoria che ponga se stessa alla prova del rigoroso riscontro scientifico... il collettivo di formazione Marxista Stefano Garroni propone una serie di incontri teorici partendo da punti di vista alternativi e apparentemente lontani che mostrano, invece, punti fortissimi di convergenza...
lunedì 16 agosto 2021
Riconoscimento, conflitto, intersoggettività. Attualità di un paradigma filosofico
sabato 6 agosto 2022
Democrazia, bonapartismo, populismo - Michele Prospero
mercoledì 15 luglio 2026
A CHI CONVIENE CHE NON SI PARLI DI “LOTTA DI CLASSE”? Fra eguali diritti decide la forza. - Lavinia Marchetti
Da: https://laviniamarchetti.substack.com - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti - Lavinia Marchetti
Leggi anche: (Lavinia Marchetti che-cosa-vuole-davvero-il-comunismo)
Orientarsi nel labirinto della lotta di classe* - Elena Maria Fabrizio
La lotta di classe nell’antichità greca e romana*- Geoffrey de Ste. Croix
Per il comunismo. Il concetto di classe - Roberto Fineschi
Sulla coscienza di classe nell'attuale fase del capitalismo* - VITTORIO RIESER
Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 - Friedrich Engels, Introduzione (1895)
MARX E LA RIVOLUZIONE DEL 1848 - Irene Viparelli
CLASSE (lotta di) - Emiliano Brancaccio
Classe, lotta di classe e prostituzione - Gianfranco Pala
Le classi nel mondo moderno* - Alessandro Mazzone
Classi e lotta di classe dopo la “crisi del marxismo”?* - Alessandro Mazzone
ESSERE MARXISTA, ESSERE COMUNISTA, ESSERE INTERNAZIONALISTA OGGI - Samir Amin
IL CAPITALE E’ UN RAPPORTO SOCIALE (MA QUALE?) - Gianfranco La Grassa
Salario minimo - Gianfranco Pala
Vitalità della riflessione marxiana e marxista sull’ideologia - Alessandra Ciattini
LA LOTTA DI CLASSE DOPO LA LOTTA DI CLASSE - Luciano Gallino
il comunista: Ripensare Marx - Stefano Garroni -
venerdì 27 marzo 2015
Orientarsi nel labirinto della lotta di classe* - Elena Maria Fabrizio

La lotta di classe allora è solo il genus, la categoria generale del conflitto sociale che proviene dai rapporti capitalistici di produzione e dalla conseguente divisione del lavoro; essa investe ogni società e tutta la società nel senso, esplicitato dal Manifesto, che tutte le lotte della storia sono lotte tra classi sociali. La pluralità invocata non rinvia però alla mera successione storica, nella quale si ripeterebbe lo stesso schema polarizzante e meccanico tra classi dominanti e classi oppresse con il conseguente auspicato rovesciamento, ma significa che le lotte assumono species, cioè forme diverse e spesso contraddittorie (lotte del proletariato nelle metropoli, lotte anticoloniali o di liberazione nazionale, lotte contro la schiavitù domestica), impegnando nello scontro i soggetti sociali che auspicano l’emancipazione e quelli che al contrario intendono bloccarla.
martedì 11 agosto 2026
Alla ricerca di una «governamentalità di sinistra»: gli ultimi dieci anni di Michel Foucault - Daniel Zamora
Marker riteneva che, più che riprodurre le classiche opposizioni del dopoguerra, il Maggio ‘68 avesse trasformato integralmente i termini in cui pensiamo la politica. Come si dice nel film, «c’era lo sbarramento della polizia, che era simbolo di ordine, e il servizio di sicurezza del sindacato, che era un altro simbolo d’ordine. In mezzo c’era uno spazio da occupare. Ciò comportava un nuovo genere di lotta». La creazione di questo nuovo «spazio» tra due tipi di «ordini» è probabilmente uno degli sviluppi più importanti della politica francese dal 1945 in avanti. Il primo ordine era ovviamente il potere gollista, con la sua idea di Stato e cultura repressivi. Ma anche il secondo veniva visto sempre più come un ostacolo a un’autentica trasformazione sociale e questo altro ordine era adesso individuato nella sinistra del dopoguerra, con la sua concezione altrettanto Stato-centrica della politica e della trasformazione. Dopo il ‘68, l’opposizione comunista, i sindacati e più tardi l’Union de la gauche cominceranno perciò ad essere considerati da numerosi intellettuali come non meno problematici del potere gollista. Questo e quelli funzionavano all’interno della medesima logica e non proponevano che la sostituzione di alcuni padroni con altri padroni (cosa guadagneremmo sostituendo «la volontà arbitraria dei datori di lavoro con la volontà arbitraria della burocrazia?»3, chiedeva il pensatore marxista ecologista André Gorz).
L’idea della centralità dello Stato è ciò che Pierre Rosanvallon e Patrick Viveret avrebbero chiamato «cultura politica dominante». Questa cultura politica, che andava «dalla sinistra alla destra» e che considerava lo Stato «allo stesso tempo come oggetto della lotta e spazio della trasformazione sociale»4, era stata dalla fine della guerra il paradigma generale di ogni discussione politica. Metterla in discussione, per poi rimodellare da cima a fondo la nostra comprensione della politica e della sinistra, è anche il tema centrale della riflessione di Michel Foucault nei suoi ultimi dieci anni.
Come ha spiegato Claude Mauriac nel 1978, «Foucault rinfaccerà ad un certo punto alla propria generazione di essersi dimostrata incapace di oltrepassare il marxismo e rimpiazzarlo, dando all’umanità una nuova speranza»5, e comincerà ad interessarsi al neoliberalismo come ad uno strumento che avrebbe potuto aiutarci a inventare una “governamentalità di sinistra”, ovvero a ripensare i fondamenti concettuali della sinistra stessa. In questo senso, lungi dall’essere un precursore del neoliberalismo, Foucault lo ha però massicciamente utilizzato per tentare di suscitare un nuovo tipo di politica. Per comprendere gli ultimi dieci anni della sua riflessione è quindi essenziale inscriverne l’opera nell’ambito di una critica generale della sinistra del dopoguerra ma anche in quello dell’elaborazione intellettuale di una cultura politica interamente nuova. Una cultura che cercherà di liberarsi da una concezione obsoleta della sinistra e della trasformazione sociale proprio mediante l’assorbimento di alcune idee-chiave del pensiero neoliberale.


