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giovedì 26 marzo 2026

Le ragioni del mio (un pò tormentato) NO - Fabrizio Marchi

Da: https://www.linterferenza.info -  Fabrizio Marchi insegna Filosofia, è direttore della rivista "l'interferenza". Fabrizio Marchi 



La Costituzione italiana è stata elaborata e successivamente promulgata in un momento alto della storia di questo paese e gli uomini che l’hanno concepita erano altrettanto rappresentativi di quel momento storico. Per queste ragioni, la Costituzione italiana – nata dalla vittoria contro il nazifascismo – è stata la sintesi del meglio che le culture cattolica, liberale, socialista, azionista e comunista erano in grado di esprimere. Se fosse stata realmente e concretamente applicata, l’Italia sarebbe oggi un paese sicuramente molto più evoluto, democratico (nel senso vero e non formale e della parola) e financo parzialmente Socialista.

Le cose non sono andate così, come sappiamo, perché la Costituzione è stata largamente disattesa e inapplicata, non (o non solo) per inettitudine ma per precisa e deliberata volontà politica da parte di chi ha esercitato realmente il potere in questo paese, cioè le classi capitaliste autoctone e straniere e le loro strutture politiche e militari, cioè gli USA, la NATO e in seguito anche l’UE. Nondimeno, ha comunque rappresentato un punto di riferimento per tutti coloro che dal dopoguerra in poi si sono battuti per la difesa del lavoro e dei ceti popolari, dei diritti, della democrazia sostanziale, e contro lo strapotere del capitalismo. Per queste ragioni andava e, a mio parere, va tuttora difesa, soprattutto oggi che la situazione sociale e politica è decisamente peggiorata rispetto a quando la Costituzione stessa fu promulgata. Per questo è stato giusto votare NO al referendum.

sabato 30 aprile 2022

Perchè l’Occidente odia la Russia e Putin - Fabrizio Marchi

Da: http://www.linterferenza.info - Fabrizio Marchi insegna Filosofia, è direttore della rivista "l'interferenza".

Leggi anche: Crisi russo-ucraina: facciamo un po' di chiarezza - Fabrizio Marchi - + Appendice Pablo Iglesias (Podemos) 

Annie Lacroix-Riz: "C'è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata messa all'angolo" 

Vedi anche: Guerra in Ucraina: aspetti regionali e prospettive di pace.https://www.youtube.com/watch?v=arRoy11YX2I

L'incontro tra Putin e Xi Jinping allontana la guerra: appunti per l'Europa


Anche se può sembrare fantapolitico, specie per chi non si occupa di politica internazionale, è importante sottolineare che l’obiettivo strategico dell’offensiva globale americana (leggi, fra le altre cose, l’espansione della NATO ad est), è la Cina, non la Russia.

L’indebolimento o addirittura la destabilizzazione della Russia sul medio-lungo periodo è “solo” (con molte virgolette…) un passaggio intermedio, anche se di enorme importanza, al fine di isolare la Cina, il vero e più importante competitor degli americani. Che ciò sia possibile è tutto da verificare, naturalmente, ma a mio parere questa è l’intenzione.

Gli Stati Uniti puntano a prolungare quanto più possibile il conflitto in Ucraina se non a renderlo permanente. In questo modo sperano di dissanguare la Russia sia dal punto di vista militare che soprattutto economico, e di logorarla con il tempo anche sul piano psicologico, minando la coesione interna. Sul medio periodo la guerra potrebbe rafforzare e sta già rafforzando molto la leadership di Putin ma sul lungo potrebbe, forse, indebolirla. Del resto, restare impantanati in una guerra di lungo periodo può essere ed è stato destabilizzante per tutti. Pensiamo al Vietnam per gli USA e all’Afghanistan sia per l’America che per l’Unione Sovietica, solo per portare alcuni esempi noti. E per quanto la leadership di Putin sia molto solida, non possiamo escludere a priori nel tempo un suo indebolimento interno. Quanto e se ciò sia possibile, come dicevo, è altro discorso ma io credo che la strategia del Pentagono sia questa.

Subito dopo il crollo dell’URSS (ma il disfacimento era iniziato già da tempo) la Russia era ridotta ad una colonia, un paese con un enorme serbatoio di materie prime da saccheggiare e una grande massa di manodopera a bassissimo costo a disposizione per le multinazionali e le aziende occidentali, più un governo di affaristi senza scrupoli in combutta con la mafia e guidato da un fantoccio ubriacone al servizio degli USA. I quali erano ormai convinti di avere il mondo in pugno. E questo è stato il loro più grave errore. Un errore che per la verità hanno commesso spesso negli ultimi trent’anni. Sono rimasti letteralmente spiazzati dalla crescita economica impetuosa, se non portentosa, della Cina e non pensavano che la Russia potesse risollevarsi e ritrovare la sua forza, il suo baricentro, la sua identità, che è quella di un grande paese, con una grande storia, una grande cultura e un grande popolo che non può accettare di essere ridotto ad una colonia dell’Occidente.

Che ci piaccia o no (questo è del tutto indifferente al fine della comprensione delle cose) Putin è stato l’uomo che ha incarnato questa rinascita. Ed è proprio questo che l’Occidente non gli perdona. Perché gli ha tolto quel grande giocattolo che pensavano di avere ormai tra le mani e così facendo gli ha tolto il sogno – che sembrava ormai raggiunto – di poter dominare sull’intero pianeta.

Che poi la crociata antirussa sia all’insegna della difesa dei valori occidentali, della libertà, dei diritti civili e della democrazia, è ovviamente scontato, ma sono chiacchiere, propaganda delle più scontate, minestrine per ingenui (non voglio infierire…). L’Occidente fa e ha fatto affari, appoggiato, finanziato, armato e spesso creato di sana pianta le più feroci dittature in tutto il mondo (così come non esita oggi a nobilitare la peggiore feccia nazifascista mai vista in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale in poi), figuriamoci se il problema possono essere i diritti e la democrazia. Se Putin fosse al suo servizio potrebbe pure mangiarsi letteralmente i bambini a colazione che non gliene importerebbe assolutamente nulla e troverebbero anche il modo di occultarlo.

Indebolire, ridimensionare drasticamente o addirittura destabilizzare la Russia e insediare un governo compiacente, significherebbe, come dicevo, isolare la Cina. Pensiamo oggi all’India, un paese formalmente collocato nella sfera di influenza occidentale ma di fatto non ad esso omogeneo, per ovvie ragioni geografiche e quindi economiche e commerciali. Venendo meno la Russia, cioè l’altro principale bastione, oltre alla Cina, del blocco (euro)asiatico, l’India verrebbe inevitabilmente risucchiata nella sfera occidentale e forse anche il Pakistan, alleato fino a poco più di un anno o due anni fa degli Stati Uniti.

Si tratta ovviamente di una strategia e di un progetto ambiziosissimi che gli americani potrebbero giocarsi sul medio e lungo periodo. Del resto, se non riescono a spezzare in qualche modo il legame fra Russia e Cina, cioè l’asse centrale del (possibile ma non ancora del tutto omogeneo) blocco asiatico, per gli Stati Uniti e per il blocco occidentale le cose si potrebbero mettere molto male.

E’ per questo che la crisi in corso è sicuramente la più grave e inquietante dal termine della seconda guerra mondiale ad oggi. Una crisi di cui obiettivamente non siamo in grado di prevedere gli sviluppi e soprattutto gli esiti, potenzialmente drammatici.

P.S. E anche quanto sta accadendo è una delle conseguenze del crollo dell’URSS e del blocco sovietico. 

domenica 6 marzo 2022

Crisi russo-ucraina: facciamo un po' di chiarezza - Fabrizio Marchi - + Appendice Pablo Iglesias (Podemos)

 Da: http://www.linterferenza.info - Fabrizio Marchi insegna Filosofia, è direttore della rivista "l'interferenza". 

vedi anche: Guerra in Ucraina, intervista a Emiliano Brancaccio - Daniele Nalbone

Per noi quello che Marchi dice, e non lui solo, corrisponde alla realtà dei fatti. Credo che tutti ne siamo consapevoli. Questo però significa, ce ne rendiamo conto, in qualche modo giustificare il comportamento di Putin e noi facciamo fatica ad avallare una guerra che non sia di liberazione o rivoluzionaria. 
Alla fine sarà questo il risultato? Non crediamo, tuttalpiù sarà il risultato di una operazione aggressiva in chiave difensiva e quindi aperta ad ulteriori e imprevedibili sviluppi nel tempo.
Per questo vi proponiamo in appendice il ragionamento di Pablo Iglesias (Podemos). Al di là di chi abbia più o meno ragione, sono quelli da lui esposti i termini della discussione. Su questa base saranno fatte, credo, le prossime scelte sul campo e fuori. Per quello che ci riguarda siamo per il negoziato su tutto. (il collettivo) 
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Qualsiasi persona seria minimamente informata e dotata di onestà intellettuale sa perfettamente che la guerra in Ucraina non è iniziata nove giorni fa con l’attacco russo ma otto anni fa, quando un colpo di stato promosso e finanziato dagli USA e dalla NATO con il supporto di forze politiche e milizie locali dichiaratamente naziste rovesciò il governo filorusso di Janucovich.

Da allora è cominciata una guerra contro le popolazioni russe e russofone del Donbass e della Crimea che hanno proclamato la loro indipendenza. Una guerra feroce, come tutte le guerre civili e fratricide dove le milizie naziste ucraine si sono contraddistinte per la loro brutalità. Fra le altre, il criminale rogo di Odessa, dove la casa dei sindacati fu data alle fiamme, decine di persone che erano all’interno morirono arse vive e dall’esterno i miliziani ucraini sparavano a chi tentava di fuggire.

Ma, se dobbiamo dirla tutta, la guerra, anche se non guerreggiata, è iniziata ancor prima, quando la NATO – che a rigor di logica e coerenza in seguito al crollo del blocco sovietico avrebbe dovuto se non sciogliersi o ridimensionarsi, quanto meno restare così come era – ha cominciato ad espandersi ulteriormente, naturalmente verso est, assimilando tanti paesi appartenenti all’ex Patto di Varsavia e repubbliche ex sovietiche, di fatto accerchiando la Russia.

Potremmo dire che il crollo dell’URSS e la fine della cosiddetta “guerra fredda” hanno, paradossalmente, accentuato ulteriormente la tradizionale e storica aggressività occidentale nei confronti della Russia che si era accentuata, ovviamente, con la nascita dell’Unione Sovietica. E questo ci dice molto sulla reale natura dell’Alleanza Atlantica, un’organizzazione militare spacciata per difensiva ma in realtà fondamentalmente offensiva e imperialista.

lunedì 19 gennaio 2026

Russofobie - Angelo D'Orsi

Da: L'Interferenza giornale online - https://www.linterferenza.info - Angelo d'Orsi, Professore ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino (Angelo D'Orsi). 

Danilo Ruggieri (redazione) intervista il prof. Angelo D'Orsi, 
con la partecipazione di Fabrizio Marchi (direttore de L'Interferenza).

                                                                           

mercoledì 9 marzo 2022

Il nuovo scenario Russia/Ucraina - Alessandra Ciattini

Da: https://www.lacittafutura.it - Alessandra Ciattini (collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni”) ha insegnato Antropologia culturale alla Sapienza, collabora con https://www.unigramsci.it -

Leggi anche: Tra l’Ucraina e il Kazakistan: ipotesi di una guerra nel cuore dell’Europa? - Alessandra Ciattini 

Le parole del signor Putin - Alessandra Ciattini 

La battaglia delle idee: come è stata costruita l’egemonia statunitense - Alessandra Ciattini

Il mondo nell’abisso del caos sistemico - Alessandra Ciattini

Ritornare al punto di vista di classe - Alessandra Ciattini 

Guerra in Ucraina, intervista a Emiliano Brancaccio - Daniele Nalbone 

Intervista a Sergio Romano: “L’Ucraina sia neutrale come la Svizzera” - Umberto De Giovannangeli 

Crisi russo-ucraina: facciamo un po' di chiarezza - Fabrizio Marchi - + Appendice Pablo Iglesias (Podemos)

Vedi anche: La costruzione dell’egemonia culturale statunitense in Europa dalla fine della Seconda Guerra mondiale (Tutte le lezioni)- Alessandra Ciattini


Vadim Papura, giovane comunista vittima del massacro fascista di Odessa (2014).



La strategia della Nato e degli Stati uniti contro la Russia.

Riassumo in uno slogan quale è la mia posizione che poi argomenterò: stare tatticamente con la Russia, strategicamente no. Questa è anche la posizione del Partito comunista della Federazione russa che dal 2014 chiede il riconoscimento delle repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk, resesi indipendenti in seguito al colpo di Stato fascista appoggiato dagli Stati Uniti e dalla Nato. Allo stesso tempo, attraverso il suo stesso leader, Gennady Zyuganov, dichiara di “non accettare la politica socio-economica del governo Putin e di proporre ai lavoratori un programma di trasformazione e un percorso verso la rinascita socialista”.

Sappiamo che il riconoscimento è avvenuto dopo una lunga riunione del Consiglio di sicurezza russo che ha anche deciso il dispiegamento di truppe di pace nel Donbass. Decisioni che sono state accolte con gioia dalla popolazione, la quale nonostante lo Stato d’assedio e nonostante l’evacuazione in corso di anziani, donne e bambini ha festeggiato l’evento nelle strade durante la notte.

Il sanguinoso colpo di Stato del 2014 è avvenuto all’interno della strategia della Nato e degli Stati uniti di accerchiare la Russia con armamenti e basi militari, proseguendo nella strategia di disgregare gli Stati, come è avvenuto in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq per favorire un cambio di regime installandone uno a loro favorevole, per appropriarsi delle loro risorse e quindi trasformandoli in area di saccheggio con lo scopo di mantenere in piedi il vacillante imperialismo statunitense.

Nell’ambito del colpo di Stato avvenne la dimenticata strage di Odessa, verificatasi il 2 maggio 2014 presso la Casa dei Sindacati, a opera di estremisti di destra e neonazisti ucraini ai danni dei manifestanti che si opponevano al nuovo governo instauratosi nel paese in seguito alle rivolte di piazza dell’Indipendenza ribattezzata Euromaidan. In questo massacro furono uccisi, bruciati vivi e linciati, impiegati della Casa dei Sindacati, manifestanti contrari al nuovo governo, favorevoli alla separazione delle regioni filorusse dall’Ucraina e membri dei partiti di sinistra. I colpevoli della strage sono ignoti e non sono stati puniti.