sabato 26 settembre 2020

Marx e la MEGA nel dibattito anglofono - Tommaso Redolfi Riva

Da: https://www.marxismo-oggi.it/images/mega-2/Fineschi-Ridolfi_Riva-Sgro2008.pdf - Tommaso Redolfi Riva ha studiato filosofia e storia del pensiero economico presso le università di Pisa e Firenze. Attualmente impegnato in una ricerca su marxismo ed economia politica in Italia negli anni Settanta, si occupa di temi afferenti al pensiero marxiano e alla teoria critica. Ha pubblicato saggi e articoli su riviste italiane e straniere.

Il dibattito “aperto” dell’International Symposium on Marxian Theory

Introduzione 

L’International Symposium on Marxian Theory (ISMT) è un gruppo di ricerca nato da un’idea di Fred Moseley, economista del Mount Holyoke College (USA). Verso la fine degli anni Ottanta, poco soddisfatto degli esiti della ricerca su Marx, Moseley decise di dare vita a un convegno al quale invitò alcuni economisti e filosofi studiosi dell’opera di Marx, con l’obiettivo di dar vita ad un progetto teorico che sviluppasse produttivamente i temi specificamente marxiani in un’ottica alternativa rispetto a quella egemone nei paesi anglosassoni nonché di mettere in comunicazione due categorie – filosofi ed economisti – che, pur occupandosi dello stesso soggetto, raramente avevano modo di dialogare. Il gruppo era inizialmente formato da quattro professori di filosofia (Chris Arthur, Paul Mattick jr., Patrick Murray e Tony Smith) e da quattro professori di economia (Martha Campbell, Guglielmo Carchedi, Fred Moseley e Geert Reuten). In seguito al primo convegno, il gruppo ha continuato ad incontrarsi con cadenza annuale. Nel corso degli anni Guglielmo Carchedi e Paul Mattick jr. lo hanno lasciato e sono stati sostituiti da Riccardo Bellofiore e Roberto Fineschi. Ne ha fatto parte per alcuni anni anche Nicola Taylor e vi si è aggiunto recentemente Andrew Brown. 

L’attività di ricerca dell’ISMT ha mostrato la propria fecondità scientifica attraverso una serie di volumi collettanei1 in cui ha trovato realizzazione il continuo dialogo intellettuale che i membri hanno sviluppato tra loro e con la comunità scientifica. 

Una considerazione preliminare è necessaria. Diversi membri dell’ISMT hanno prestato molta attenzione alla stratificazione del testo marxiano. Attraverso la pubblicazione dei manoscritti marxiani degli anni 1861-1863 e 1863-1865, utilizzati e rimaneggiati da Engels per l’edizione del Terzo libro del Capitale, si è visto che è oggi possibile avere sotto mano l’iter teorico completo che ha portato Marx alla pubblicazione della sua opera. Questi materiali, apparsi nella seconda sezione della Marx-Engels-Gesamtausgabe, sono stati utilizzati in alcune ricerche fra quelle di seguito presentate. 

L’interesse nei confronti del processo di costituzione del testo marxiano è inoltre dimostrata dalla conferenza annuale del 2006, tenutasi all’Università di Bergamo, dal titolo Re-Reading Marx. New Perspectives after the Critical Edition2. Proprio l’analisi delle prospettive di studio aperte dalla pubblicazione della nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels è stato il tema che ha sotteso la maggior parte degli interventi dei relatori. Oltre ai membri dell’ISMT hanno partecipato al convegno vari studiosi; fra di loro spiccano Rolf Hecker e Regina Roth entrambi impegnati nella cura della pubblicazione di alcuni volumi della MEGA. L’idea del convegno nasceva da diversi tipi di esigenze emerse nel dibattito internazionale. Da una parte si ha infatti una grande novità che pone le basi di un radicale ripensamento, su basi filologiche più rigorose, del pensiero marxiano nel suo complesso – la seconda Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA). Da quanto già emerso nel dibattito (prevalentemente tedesco), si può affermare che finora si è letto Marx secondo Engels (nel bene e nel male); adesso è possibile leggere Marx secondo Marx. Ad oggi, in ambito internazionale, soprattutto anglofono, questo importante progetto, il fatto che esso cambi la base materiale di studio del soggetto Marx, non pare essere stata apprezzato in tutta la sua radicalità. Uno dei limiti fondamentali, a dispetto della “universalità” dell’inglese, è la scarsa dimestichezza con la lingua tedesca da parte di chi studia Marx fuori dalla Germania. Si finisce quindi spesso per trovarsi nella situazione paradossale per cui a un ricco dibattito internazionale su Marx, che poco o niente sa della MEGA, e a una florida attività editoriale accompagnata da un’intensa discussione in Germania sta di fronte il “mondo” inglese che li ignora. Fra i vari gruppi “inglesi” che si sono tradizionalmente occupati di Marx, si è distinto negli anni per una particolare attenzione ai problemi filologici del testo ed allo sviluppo interno della teoria del capitale proprio l’International Symposium on Marxian Theory. L’idea di fondo del convegno consisteva, in sostanza, nel mettere in comunicazione questi due mondi che fino ad oggi si erano occasionalmente incontrati, ma che non si erano mai concretamente confrontati sulle questioni fondamentali. 

Vediamo adesso alcune delle tematiche più interessanti sviluppate nel dibattito dell’ISMT, che si caratterizza per essere “aperto”, ovvero non legato a una scuola o a posizioni precostituite; l’unico vincolo cui si sottomettono i diversi partecipanti è sviscerare gli argomenti altrui in una discussione franca e libera. Questo ha portato a convergenze e divergenze. 

Il marxismo anglofono 

L’obiettivo principale dell’ISMT, già presente nelle intenzioni del fondatore, è quello di sviluppare una prospettiva di ricerca nella quale vengano produttivamente coniugate l’analisi filosofico-metodologica e quella economica delle opere di Marx. Non c’è da meravigliarsi che questa necessità teorica sia sorta all’interno del mondo anglofono. Quest’ultimo è stato dominato da un’ermeneutica del tutto incapace di tener conto della portata metodologica specifica delle opere marxiane. Ci si riferisce sostanzialmente a tre interpretazioni differenti che hanno fortemente condizionato l’accesso alla lettura dei testi di Marx: α) la lettura logico-storica di Meek, β) quella per approssimazioni successive che caratterizza il marxismo di Sweezy, ed infine γ) l’approdo al neoricardismo attraverso l’opera di Steedman. 

α) Meek sviluppa la propria lettura del metodo marxiano in vari saggi raccolti nel volume Studi sulla teoria del valore (1956). La prospettiva dalla quale l’opera di Marx viene analizzata è quella di una sostanziale continuità tra la teoria del valore di Marx e quella degli economisti classici. 

Meek, appoggiandosi alla recensione di Engels a Per la critica dell’economia politica e alle Considerazioni supplementari che quest’ultimo inserì nell’edizione del Terzo libro del Capitale, afferma che la teoria del valore, sviluppata nel primo libro, deve essere riferita ad un’ipotetica “società mercantile semplice” nella quale gli agenti sociali “lavorano l’uno per l’altro incorporando il loro singolo lavoro nelle merci che saranno poi scambiate su qualche tipo di mercato”3. Solo in questa fase, che Meek si affretta a definire “metodologica” (nel senso che di essa non si postula l’effettiva esistenza storica ma la si assume come semplice fase differenziale per giungere all’analisi del modo di produzione specificamente capitalistico), “la quantità di lavoro impiegata nella produzione di ogni singola merce determinerà […] la quantità di valore di scambio che ciascuna di esse possiederà in rapporto alle altre”4. 

Per l’analisi dei rapporti di scambio del sistema capitalistico sviluppato, in cui è presente un certo livello di concorrenza tra i capitali, secondo Meek, Marx avrebbe elaborato la teoria dei prezzi di produzione, nella quale le merci non sono più vendute al loro valore bensì “ai loro costi di produzione di tipo marshalliano”5. Meek afferma esplicitamente che l’approccio metodologico seguito da Marx è di tipo logico-storico: in esso lo sviluppo categoriale è concepito come l’immediato riflesso del divenire storico. 

β) Sweezy svolge la propria interpretazione della teoria di Marx nell’opera La teoria dello sviluppo capitalistico, uscita negli Stati Uniti nel 1942. Egli afferma che, il metodo che Marx viene elaborando all’interno della sistematica del Capitale, è quello delle “approssimazioni successive”6. Questo metodo procede gradualmente dal più astratto al più concreto approssimando a poco a poco l’analisi alla realtà effettiva del sistema economico. In un primo momento, quando il livello di astrazione è massimo, Marx esamina la situazione nella quale i diversi capitali hanno uguale composizione organica; in seguito l’analisi si approssima alla realtà effettiva del capitalismo dove le composizioni organiche dei capitali risultano diverse. Per l’analisi della prima situazione Marx avrebbe elaborato la teoria del valore; per l’analisi della seconda Marx avrebbe sviluppato la teoria dei prezzi di produzione. Anche in questo caso, la teoria del valore e la teoria dei prezzi di produzione, per quanto questa volta riferite ad una stessa realtà compresa a diversi livelli di astrazione, si dimostrano teorie diverse applicabili a condizioni (logiche) diverse7. 

γ) L’interpretazione neoricardiana di Marx deriva in prima battuta dalla interpretazione che alcuni economisti hanno dato dell’opera di Sraffa. Tra questi, quello che ha avuto la maggiore fortuna nei paesi anglosassoni è senza dubbio Ian Steedman, che nel 1977 ha dato alle stampe l’opera Marx after Sraffa. Quest’ultimo sostiene che la teoria del valore di Marx, alla stregua di quella di Ricardo, avrebbe come scopo precipuo quello di misurare, in termini indipendenti dalla distribuzione, il valore degli aggregati di merci su cui la teoria opera. Attraverso questa lettura, una volta mostrate le supposte incoerenze logiche nel rapporto tra valori e prezzi, Steedman può concludere che la teoria del valore è inutile e ridondante alla luce della teoria dei prezzi sviluppata da Sraffa, capace di risolvere coerentemente i problemi teorici che Marx e la scuola classica hanno posto8. 

Tutte queste interpretazioni, per quanto differenti siano gli esiti ai quali giungono, relegano in un piano subordinato la teoria del valore di Marx: perché riferita ad un antecedente del modo di produzione capitalistico; perché troppo astratta rispetto alla concretezza dei rapporti capitalistici effettivi; perché del tutto inutile per rispondere alle domande che Marx stesso si era posto. 

Dialettica storica e dialettica sistematica 

Di contro a queste interpretazioni l’ISMT ha cercato di sviluppare una prospettiva di ricerca che mettesse al centro il testo marxiano. Consapevoli che soltanto una rinnovata attenzione al metodo avrebbe permesso un accesso corretto alla teoria del capitale, gli studiosi dell’ISMT hanno cercato di sviluppare una lettura più filologica, che cioè non sovrapponesse delle logiche esteriori alla logica complessiva che caratterizza l’esposizione categoriale marxiana. La prima sezione del primo libro del Capitale si è dimostrata l’oggetto di studio privilegiato del gruppo, sia perché essa dà inizio all’esposizione marxiana, sia perché proprio in base alla lettura che si dà di essa si struttura l’interpretazione complessiva della teoria marxiana. 

Un tema che ha ricevuto un’attenzione particolare è quello della “dialettica sistematica”9. In opposizione alla lettura engelsiana (dalla quale procede l’interpretazione di Meek) dello sviluppo della teoria marxiana, alcuni autori hanno cercato di richiamare l’attenzione alla modalità specifica nella quale si sviluppa l’argomentazione. Il modo logico nel quale procede l’argomentazione di Marx non è “il modo storico, unicamente spogliato della forma storica e degli elementi occasionali e perturbatori”10, bensì è quello di una dialettica sistematica, nella quale il susseguirsi delle categorie non riflette il corso della storia: il sistema della produzione capitalistica è compreso da Marx quale totalità strutturata, nella quale ogni categoria riceve il proprio significato specifico dalla relazione che intrattiene con tutte le altre. La successione categoriale è quindi una successione logica e non una successione storica come spesso è stata interpretata. 

Questo tema è strettamente collegato alla confutazione dell’interpretazione che vede la “società mercantile semplice” quale oggetto della prima sezione del primo libro del Capitale11. Il concetto di società mercantile semplice fu introdotto da Engels in seguito alla pubblicazione del Terzo libro, per rispondere alla critica relativa alla supposta contraddizione tra la teoria del valore e la teoria dei prezzi di produzione. Ciò che Marx tratteggia nella prima sezione del primo libro è quindi il sistema della circolazione semplice, che rappresenta il grado massimo di astrazione della esposizione categoriale. In esso vengono presentati i produttori privati autonomi ed indipendenti, che producono merci, quindi prodotti per lo scambio. A questo livello di astrazione non è oggetto di analisi la modalità specifica per mezzo della quale gli agenti si trovano a doversi fronteggiare sul mercato quali produttori di merci, questa verrà presa in considerazione nella seconda sezione, nel momento in cui il livello di astrazione della circolazione avrà mostrato la propria insufficienza, la propria incapacità di essere processo. La circolazione è il presupposto della produzione capitalistica, che non esiste che come momento di quest’ultima. La produzione capitalistica nell’esposizione marxiana segue l’esposizione delle categorie della circolazione semplice, ma questo procedere non è solo un andare avanti, è piuttosto un andare indietro e fondare, è quel processo, come afferma Hegel, per mezzo del quale si giunge a vedere come quello con cui si era cominciato “non è un che di arbitrario, o che venga ammesso solo provvisoriamente; e nemmeno appare come un che d’arbitrario, o che sia stato presupposto a guisa di postulato”11. La logica espositiva marxiana, proprio in questo movimento, mostra la propria intima connessione con quella hegeliana. 

Nell’ottica della ricostruzione della teoria marxiana del valore si inserisce gran parte della ricerca di Geert Reuten12. Secondo lo studioso olandese, la terminologia marxiana che fa riferimento alla “sostanza” e all’“incorporazione”, in considerazione delle insufficienti chiarificazioni che Marx dà sulla propria metodologia e sulla natura delle astrazioni di cui fa uso, ha condotto gli interpreti ad una indebita sovrapposizione tra la teoria del valore marxiana e quella di Ricardo. Solo una analisi attenta delle metafore marxiane permette un accesso a quella che Reuten definisce la “teoria del valore sociale” che rappresenta una vera e propria rottura con le analisi degli economisti classici. 

Alla luce delle acquisizioni metodologiche un altro tema molto dibattuto è quello della teoria del denaro13. Le interpretazioni tradizionali non sono state in grado di mostrare la specifica connessione tra la teoria del valore e la teoria del denaro. Alcuni studiosi dell’ISMT hanno fatto vedere che le categorie prime dell’analisi, quali “merce”, “denaro” e “scambio”, devono essere mostrate nella loro intima connessione comprendendole nell’orizzonte della distinzione marxiana tra lavoro privato e lavoro sociale. Più in specifico, la teoria del denaro di Marx trova il proprio fondamento nel fatto che nel modo di produzione capitalistico il lavoro sociale viene erogato attraverso lavori di produttori privati autonomi ed indipendenti, cioè la determinazione sociale del lavoro trova realtà non nella produzione stessa, bensì nell’accidentalità degli scambi privati. Da questa distinzione si deduce la necessità di una merce particolare ed al contempo generale attraverso la quale sia mediato lo scambio tra merci – il denaro. 

Marx e Hegel 

Un possibile “discorso sul metodo” marxiano non può certo fare a meno di confrontarsi con il nesso Marx-Hegel. Tale rapporto è stato al centro della più attenta marxologia, che si è confrontata con esso in maniera duplice: α) seguendo letteralmente la critica di Marx a Hegel; β) valutando l’operatività della filosofia hegeliana all’interno dell’opera di Marx. 

La seconda via è quella che sottende l’approccio alla tematica caratteristico degli studiosi che afferiscono all’ISMT. Sulla strada già tracciata da Hans-Georg Backhaus, che distingueva un Marx “esoterico” da un Marx “essoterico”, e mettendo a lato le inflazionate metafore marxiane del “rovesciamento” e del “guscio mistico”, oggetto specifico della ricerca è quello hegelismo di Marx che va oltre la comprensione che Marx aveva di se stesso e dei propri debiti nei confronti dell’opera hegeliana. Un’interpretazione quindi, ma anche una ricostruzione critica dell’apparato categoriale marxiano. 

Proprio in questa ottica ricostruttiva Chris Arthur14 sviluppa la tesi dell’omologia tra le categorie del Capitale e quelle della Scienza della logica: lo sviluppo della sistematica marxiana, dalla categoria di “merce” fino a quella di “capitale”, procede in modo omologo alla sistematica hegeliana, che dalla categoria di “essere” giunge a quella di “idea”. L’omologia di sviluppo è seguita passo per passo, mostrando come ad ogni categoria del Capitale corrisponda una categoria della logica hegeliana. 

Un altro modo di mettere a tema il rapporto tra Marx e Hegel è quello proposto da Roberto Fineschi. Partendo dalla medesima prospettiva ermeneutica, egli propone una differente forma di omologia tra il procedere hegeliano e quello marxiano. Sulla scorta della più attenta filologia hegeliana, che ha mostrato l’esistenza di più logiche specifiche (afferenti alle differenti Realphilosphien) che si affiancano alla logica generale (quella esposta nella Scienza della logica) 15, Fineschi ha cercato di comprendere il sistema marxiano quale logica peculiare dell’oggetto peculiare “merce”; una logica quella del Capitale che non può e non deve essere (pena la semplice applicazione di un sistema astratto bell’e pronto ad un contenuto che invece deve esibire la propria logica specifica) del tutto omologa alla logica generale di Hegel16. 

Sempre in relazione al tema del rapporto tra Marx e Hegel è, a mio avviso, molto interessante l’analisi di Patrick Murray. Lo studioso americano sostiene che proprio grazie alle ascendenze hegeliane la teoria marxiana è in grado di superare la separazione radicale tra soggettivo e oggettivo, tra pensiero ed oggetto del pensiero, caratteristica delle prospettive filosofiche empirista e kantiana. Proprio grazie alla critica che Hegel conduce nei confronti dell’empirismo moderno e delle filosofie della riflessione, il concetto di forma non è relegato a parte subiecti e dimostra la propria capacità di determinazione oggettiva. Questa riflessione hegeliana permette a Marx di fare della forma di valore e della forma di capitale gli oggetti specifici della propria ricerca. Inoltre un altro spunto interessante, che necessita di ulteriore approfondimento anche alla luce di un rinnovato interesse che la filosofia analitica nutre nei confronti di Hegel17 è quello che fa convergere la posizione epistemologica hegeliana, e poi marxiana, con le acquisizioni dell’empirismo “post-dogmatico” di Quine e di Davidson. 

Lo sviluppo dell’analisi economica marxiana 

L’attenzione dei ricercatori coinvolti nel progetto dell’ISMT non è rivolta esclusivamente a questioni metodologiche o ad analisi relative allo sviluppo categoriale; oggetto di studio sono anche le tematiche più specificamente economiche, sviluppate sia in senso esegetico nei confronti dell’opera marxiana, sia in un’ottica ricostruttiva, che, partendo dal testo marxiano, permette di approfondire la vis critica dell’opera di Marx anche nei confronti delle acquisizioni della teoria economica oggi egemone. 

In questo orizzonte si inseriscono i recenti lavori di Tony Smith18. Egli sostiene che, accanto a quella che definisce “concorrenza debole” (weak competition) di matrice ricardiana – che si sostanzia nel processo di perequazione dei saggi di profitto –, è presente, in modo disorganico nell’opera di Marx, una “concorrenza forte” (strong competition), relativa al breve-medio periodo, che permette all’imprenditore di ottenere, grazie ad innovazioni tecniche non ancora alla portata di tutti, un plusprofitto. Per l’autore, questa seconda forma di concorrenza rimane subordinata nell’opera di Marx, che si dimostra sempre più interessato al processo di perequazione dei saggi rispetto al plusprofitto che deriva dall’innovazione. Smith afferma che è possibile astrarre dalle differenze di sviluppo tecnologico nelle diverse branche di mercato e tra le differenti unità di capitale, solo quando si considera la produzione di plusvalore e la sua redistribuzione tra i capitali in un periodo mediolungo. Spostando però l’attenzione ad un livello di concretezza maggiore questa astrazione non è più possibile, è necessario che l’emergere e il persistere delle differenze tecnologiche sia considerato come un tratto caratteristico della dinamica di sviluppo del capitale e non come semplice circostanza accidentale. L’autore sostiene dunque la necessità che il tema del plusprofitto derivante dall’innovazione sia esplicitamente trattato all’interno della sistematica del Capitale: esso dovrebbe situarsi dopo la messa a tema della divisione del plusvalore tra i capitali commerciale e finanziario e dopo la trattazione della rendita. Sempre lungo le coordinate del concetto di “concorrenza forte”, Smith sviluppa un’importante critica nei confronti degli economisti neo-schumpeteriani, che seppur attenti alle tematiche dello sviluppo tecnologico endogeno, non sono in grado di sussumere tale processo all’interno della fondamentale forma di moto che caratterizza il modo di produzione capitalistico, quella dell’autovalorizzazione del capitale. 

Sempre nella direzione di una ricostruzione critica dell’opera economica di Marx vanno i contributi di Riccardo Bellofiore19. Quest’ultimo, in vari saggi, ha sviluppato una profonda critica dell’interpretazione neoricardiana del problema della trasformazione, affermando la centralità della teoria del valore e del lavoro astratto nella sistematica marxiana. Alla luce di queste considerazioni, egli è venuto elaborando una ricostruzione della critica dell’economia politica in grado di tenere in piedi la teoria del valore come teoria dell’origine del plusvalore capitalistico, sostituendo al denaro-merce, con il quale Marx inizia l’esposizione, la moneta-segno, quale creatio ex nihilo del sistema bancario. Una tale ricostruzione permette all’autore di coniugare l’analisi marxiana del modo di produzione capitalistico, con le importanti acquisizioni teoriche relative alla dinamica del circuito monetario da parte dell’economia eterodossa di fine Ottocento e della prima metà del secolo scorso (Wicksell, Schumpeter, Keynes). 

Nell’orizzonte di una critica dell’economia politica oggi, vanno anche alcuni lavori di Martha Campbell. In un suo recente saggio20, sviluppa un’interessante analisi dell’economia istituzionalista dall’ottica marxiana. Hodgson critica profondamente il postulato di un agente economico isolato ed autointeressato, dal quale l’economia neoclassica costruisce la propria sistematica teorica. Nel proporre questa critica, l’economista istituzionalista inglese afferma che anche Marx, pur proponendo una prospettiva eminentemente storica rispetto a quella neoclassica, assume un tale agente nella sua analisi del conflitto tra classe lavoratrice e classe detentrice dei mezzi di produzione. Secondo Hodgson esiste un rapporto di mutuo cambiamento tra l’individuo e le istituzioni (nella terminologia istituzionalista anche la classe è un’istituzione), assumere quindi che gli individui di una classe abbiano gli stessi interessi o che tutte le imprese tendano incondizionatamente alla massimizzazione del profitto, è una assunzione indebita. Campell afferma che l’analisi di Hodgson non tiene conto, come gran parte delle critiche rivolte a Marx da parte degli economisti, dell’analisi del feticismo, il quale mostra che gli agenti di cui parla Hodgson non sono i soggetti del processo, bensì sono il luogo di un’azione sovraindividuale che è quella della valorizzazione: essi sono quindi solo dei portatori materiali di un processo. Una tale desoggettivazione dell’agente economico è caratteristica fondamentale del modo di produzione capitalistico, nel quale l’azione dell’agente non è determinata dall’abitudine, ma dal ruolo che esso assume nel processo di valorizzazione. L’homo economicus non è quindi né un’indebita astrazione mentale né un assioma, come pensa l’economia neoclassica: è invece un’astrazione reale che si determina concretamente nel processo di valorizzazione del capitale. 

Degni di attenzione sono infine i contributi di Fred Moseley21. Quest’ultimo ha centrato la propria attenzione sulla distinzione dei livelli di astrazione tra generalità del capitale e particolarità del capitale, ovvero rispettivamente tra la determinazione della quantità totale del plusvalore prodotto nell’economia capitalistica nel suo complesso, e la concorrenza e la redistribuzione del plusvalore tra i singoli capitali. Moseley sostiene che solo attraverso la concettualizzazione di questa distinzione, e quindi attraverso la comprensione della determinazione anteriore dell’ammontare complessivo di plusvalore rispetto alla sua distribuzione in parti aliquote, sia possibile affrontare il problema della trasformazione in modalità alternative rispetto a quelle classiche. Il tema della trasformazione dei valori in prezzi è stato compreso, prendendo come temine a quo Bortkiewicz e come termine ad quem le letture neoricardiane di Steedman e Garegnani, come una teoria lineare della produzione, nella quale non viene riconosciuta la determinazione anteriore del saggio di profitto nell’analisi dei prezzi di produzione: il saggio di profitto è determinato simultaneamente ai prezzi di produzione. Per Moseley, solo attraverso una corretta lettura del passaggio marxiano tra generalità e particolarità del capitale è possibile dimostrare la coerenza logica della procedura di trasformazione, e quindi rendere vane e prive di oggetto le critiche di coloro che gridano all’incoerenza applicando all’opera di Marx schemi argomentativi ad essa estrinseci. 

L’ISMT rappresenta un importante punto di riferimento per chi oggi voglia confrontarsi con l’opera di Marx e più in generale con la critica dell’economia politica. Non c’è quindi che augurarsi che le indagini del gruppo possano proseguire permettendo alla teoria marxiana di mostrare la propria capacità euristica nei confronti della realtà sociale. 

Note 

1 Marx’s Method in “Capital”: a Reexamination, a cura di F. Moseley, Atlantic Highlands, Humanities Press, 1993; New Investigations of Marx’s Method, a cura di F. Moseley, M. Campbell, Atlantic Highlands, Humanities Press, 1997; The Circulation of Capital. Essays on Volume Two of Marx’s Capital, a cura di C. Arthur, G. Reuten, Houndmills, Macmillan Press, 1998; The Culmination of Capital. Essays on Volume III of Marx’s Capital, a cura di M. Campbell, G. Reuten, Houndmills, Palgrave, 2001; The Constitution of Capital. Essays on Volume I of Marx’s Capital, a cura di R. Bellofiore, N. Taylor, Houndmills, Palgrave, 2004; Marx’s Theory of Money: Modern Reappraisals, a cura di F. Moseley, London, Palgrave, 2005; in italiano si veda Marx in questione. Il dibattito “aperto” dell’International Symposium on Marxian Theory, a cura di R. Bellofiore , R. Fineschi, Napoli, La Città del sole, 2008. 

2 Gli atti sono in corso di pubblicazione: Re-Reading Marx. New Perspectives after the Critical Edition, a cura di R. Bellofiore, R. Fineschi, Houndmills, Palgrave. 

3 R. Meek, Studi sulla teoria del valore, Milano, Feltrinelli, 1973, p. 283. 

4 Ivi, p. 284. 

5 Ivi, p. 286. 

6 P.M. Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico, Torino, Boringhieri, 1970, p. 14. 

7 “I risultati raggiunti nel primo volume del Capitale hanno un carattere provvisorio. In molti casi, quantunque non necessariamente in tutti essi soggiacciono a modificazioni più o meno ampie a un grado inferiore di astrazione, quando cioè sono presi in considerazione ulteriori aspetti della realtà. Ne segue che le tendenze o leggi enunciate nel primo volume non vanno interpretate come decise predizioni del futuro. La loro validità è in relazione al grado di astrazione al quale sono state elaborate, nonché all’ampiezza delle modificazioni cui si devono sottoporre quando l’analisi sia portata a un livello più concreto”, ivi, p. 22. 

8 “La dimostrazione che il saggio del profitto, i prezzi di produzione e l’allocazione sociale della forza-lavoro possono essere tutti determinate senza alcun riferimento alle grandezze di valore pone delle questioni di fondo per un giudizio del progetto marxiano nel suo complesso”, I. Steedman, Marx after Sraffa, London, New Left Books, 1977, p. 15. 

9 Cfr. C. Arthur, Systematic Dialectic, in “Science e Sociey”, Vol. 62. n. 3, Fall 1998, pp. 447-459; G. Reuten, Il difficile lavoro di una teoria del valore sociale: metafore e dialettica sistematica all’inizio del Capitale di Marx, in Marx in questione, a cura di R. Bellofiore, R. Fineschi, cit.. 

10 F. Engels, Recensione a Per la critica dell’economia politica, in K. Marx, Critica dell’economia politica, Roma, Editori Riuniti, 19793 , p. 208. 

0 Cfr. C. Arthur, Engels as Interpreter of Marx’s Economics, in Engels Today, a cura di C. Arthur, Basingstoke, Macmillan; C. Arthur, Against the Logical-Historical Method: Dialectical Derivation versus Linear Logic, in New Investigations of Marx’s Method, a cura di F. Moseley, M. Campbell, cit.; C. Arthur, Marx, Orthodoxy, Labour Value, in “Beitrage zur Marx-Engels-Forschung”, Neue Folge, 1999; C. Arthur, Value labour negativity, in “Capital & Class”, n. 73, Spring 2001; G. Reuten, Il difficile lavoro di una teoria del valore sociale: metafore e dialettica sistematica all’inizio del Capitale di Marx, Marx in questione, a cura R. Bellofiore, R. Fineschi, cit. 

11 G.W.F. Hegel, La Scienza della Logica, Roma-Bari, Laterza, 1968, p. 58. 

12 In italiano di Reuten, oltre al menzionato Il difficile lavoro di una teoria del valore sociale, vedi (traduzione permettendo) G. Reuten, Una transustanziazione si aggira ... L’ideale sostanza introversa e l’ideale forma estroversa del valore nel “Capitale”, in Sulle tracce di un fantasma, a cura di M. Musto, Roma, manifestolibri, 2005. 

13 Questo tema è stato oggetto di un convegno nel 2003, cfr. Marx’s Theory of Money: Modern Reappraisals, a cura di F. Moseley, cit. 

14 Questa interpretazione è esplicitamente una ricostruzione della critica dell’economia politica e della sistematica del modo di produzione capitalistico. In alcuni casi Arthur sostiene che Marx introduca categorie che, in base alla ricostruzione del sistema, sarebbero dovute apparire più avanti. È questo il caso di quello che gli studiosi anglosassoni definiscono “third thing’s argument”, ovvero l’argomento marxiano, esposto all’inizio del primo capitolo, che dall’uguaglianza nello scambio afferma la necessità di una terza cosa in relazione alla quale le due merci siano uguali, ovvero l’argomento che dal valore di scambio giunge al lavoro: l’esposizione di Arthur “comincia con la forma di scambio, mettendo da parte, all’uopo, l’origine degli oggetti di scambio. Così mi allontano da Marx in quanto non trovo necessario arrivare al lavoro che solo dopo aver concettualizzato il capitale come una determinazione di forma del valore”, C. Arthur, Il Capitale di Marx e la Logica di Hegel, in Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia, a cura di M. Musto Roma, Manifestolibri, 2005, p. 241. 

15 Cfr. A. Nuzzo, Rappresentazione e concetto nella logica della “Filosofia del diritto” di Hegel, Napoli, Guida, 1994. 

16 Cfr. R. Fineschi, Ripartire da Marx, Napoli, La città del sole, 2001. Id., Marx e Hegel, Roma, Carocci, 2006 e Id., Un nuovo Marx, Roma, Carocci, 2008. 

17 Cfr. Hegel contemporaneo: la ricezione americana di Hegel a confronto con quella europea, a cura di L. Ruggiu, I. Testa, Milano, Guerini, 2003. 

18 Cfr. T. Smith, Surplus Profits from Innovation. A missing level in Capital III, The culmination of Capital, a cura di M. Campbell, G. Reuten, cit.; T. Smith, Technology and History in Capitalism: Marxian and Neo-schumpeterian Perspectives, in The Constitution of Capital, a cura di R. Bellofiore, N. Taylor, cit.. 

19 Cfr. R. Bellofiore, Per una teoria monetaria del valore-lavoro. Problemi aperti nella teoria marxiana, tra radici ricardiane e nuove vie di ricerca, in Valori e prezzi, a cura di G. Lunghini, Torino, Utet, 1993; R. Bellofiore, “Transformation” and the Monetary Circuit. Marx as a monetary theorist of production, in The culmination of Capital, a cura di M. Campbell, G. Reuten, cit.; R. Bellofiore, La teoria marxiana del valore come teoria macromonetaria dello sfruttamento, in Karl Marx, Rivisitazioni e prospettive, a cura di R. Fineschi, Milano, Mimesis, 2005; R. Bellofiore, Marx e la fondazione macro-monetaria della microeconomia, in Marx in questione, a cura di R. Bellofiore, R. Fineschi, cit.. 

20 M. Campbell, L’oggettività del valore versus l’idea di azione abituale, in Marx in questione, a cura di R. Bellofiore, R. Fineschi, cit. 

21 F. Moseley, Hostile Brothers. Marx’s theory of the distribution of surplus-value in Volume III of Capital, in The Culmination of Capital, M. Campbell, G. Reuten, cit.; F. Moseley, Lo sviluppo della teoria marxiana della distribuzione del plusvalore, in Marx in questione, a cura di R. Bellofiore, R. Fineschi, cit.. 


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