Vedi anche: https://www.youtube.com/watch?v=Jsxa1tJIvI&list=UUIUS1ZTwPg7TQNl8- sNzT8Q https://www.youtube.com/watch?v=9VTCrEbmtOo
"Più facile, senz’altro, sognare il mondo di ieri: il
discorso della svalutazione dentro un ritorno all’economia nazionale … Quello
di cui vi sarebbe bisogno sono piuttosto lotte coordinate e proposte politiche
uniche della sinistra su scala europea, a partire dai conflitti del lavoro e
dei soggetti sociali, una spinta dal basso che c’è ma non è adeguatamente
organizzata e neanche pensata, nell’orizzonte o di un drastico cambio del
disegno della moneta unica ..." (Bellofiore e Garibaldo2013)
"Progredire, superare la crisi, significa per esempio
riaffermare che gli interessi del lavoro incarnano l’interesse generale.
Significa attribuire nuova centralità all’intervento pubblico nell’economia, a
partire dal settore bancario. E significa chiarire che se salta la moneta unica
bisognerà mettere in discussione, almeno in parte, anche il mercato unico
europeo, in primo luogo stabilendo limiti alle acquisizioni estere e alla
indiscriminata circolazione dei capitali." Emiliano Brancaccio
“Di fronte al perdurare della crisi più grave degli ultimi
centoventi anni, in mancanza di soluzioni innovative suggerite dai teorici agli
attori politici, la tendenza più forte sembra purtroppo essere quella a
ricorrere a vecchie soluzioni che, a lungo tempo screditate, tornano a un
tratto di moda e suggeriscono misure affrettate e pesanti perché prese in
ritardo e senza accordo anche tra paesi appartenenti a unioni di Stati, come i
paesi europei. Nazionalismo, protezionismo, regolamentazione dei mercati sono i
nomi di queste soluzioni. Averle screditate e messe da parte per più di un
cinquantennio come se si trattasse di pulsioni peccaminose e indegne di una
nuova e superiore organizzazione internazionale è stato colpevole e persino
stupido, perché in forma blanda esse dovevano rimanere in voga, persino il
nazionalismo, mentre ora ci si trova a prenderle velocemente e in dosi assai
maggiori, senza usufruire dei vantaggi che sarebbero derivati da dosi moderate,
e correndo in pieno il pericolo di precipitare il mondo intero in un nuovo
disordine internazionale con conseguenze economiche e politiche simili a quelle
che indussero le due guerre mondiali e il marasma degli anni venti e trenta del
Novecento.” Marcello De Cecco (2013)
"Sosteniamo che lo Stato nazionale sia lo spazio più
prossimo in cui una classe lavoratrice nazionale può legittimamente sperare di
modificare a proprio vantaggio i rapporti di forza. Nell'aver sostenuto lo
svuotamento della sovranità nazionale in nome di un europeismo tanto ingenuo
quanto superficiale, la sinistra ha contribuito a far mancare a sé stessa e ai
propri ceti di riferimento il terreno su cui espletare efficacemente l’azione
politica contribuendo in tal modo allo sbandamento democratico del paese." Sergio Cesaratto
"Riformismo e sociademocrazia… sono inconcepibili se
alla forza del denaro non può essere contrapposta quella dello Stato – dunque
se viene meno la sovranità dello Stato-nazione in campo economico ed essa non è
sostituita da nuove forme di potere politico sovranazionale, capaci di regolare
i processi produttivi e distributivi. Questo è proprio quello che è avvenuto
con la costituzione dell’Unione Europea e dell’Eurosistema al suo interno [...]
nessun processo di unificazione politica e di connessa centralizzazione
dell’intera politica economica – finalizzata al sostegno della crescita
dell’Unione nel suo complesso e al contenimento delle diseguaglianze al suo
interno – ha accompagnato, compensandola, la perdita di sovranità subita da
ciascuno Stato membro." Massimo Pivetti (2011)
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