Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query Giorgio Israel. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query Giorgio Israel. Ordina per data Mostra tutti i post

martedì 16 novembre 2021

Sulla meccanica aristotelica - Giorgio Israel

Da: Giorgio Israel - Matematica, Fisica e Bellezza! - Giorgio Israel (Roma, 6 marzo 1945Roma, 25 settembre 2015) è stato uno storico della scienza ed epistemologo italiano. Membro della Académie Internationale d'Histoire des Sciences e professore dell'Università di Roma La Sapienza, è stato autore di più di 200 articoli scientifici e 30 volumi, nei quali ha esplorato il ruolo della scienza nella storia della cultura europea e ha condotto una critica dell'idea di razionalità matematica e del meccanicismo.

"Io credo che il vero scopritore del metodo scientifico non sia stato Galileo, ma la Filosofia greca, poiché è stata la prima a parlare di "intelligibilità dell'Universo", senza la quale sarebbe inutile qualunque forma di studio della Fisica. Galileo ha reso più sofisticato e moderno il metodo sperimentale, ma la Filosofia greca lo ha reso possibile. Trovo che Aristotele dovrebbe in effetti essere molto più apprezzato. Spesso la sua Fisica viene liquidata come "un cumulo di sciocchezze", mentre un cumulo di sciocchezze le dice chi perpetra questa liquidazione. Ad es., vero è che Aristotele dice che l'aria non pesa, ma lo dice dopo aver fatto l'esperimento. Aristotele difetta non nell'effettuazione dell'esperimento, ma nell'interpretazione del medesimo. Ho apprezzato sopratutto l'ultima parte del video, in cui si dice che la "matematizzazione" dell'Universo non è dimostrabile: spero che la gente si convinca sempre di più che, in sostanza, l'attività scientifica si basa sui dei veri e propri ATTI DI FEDE. 
Piccoli appunti: 
a) Il cosiddetto PRINCIPIO D'INERZIA non è un Principio, ma un teorema del Principio fondamentale; 
b) Dal punto di vista fisico è più corretto dire ma = f, anziché il contrario, perché nelle leggi fisiche la causa si mette sempre al 2° membro, e la Fisica DEVE distinguere fra causa e effetto, la Matematica no. 
c) Il Principio d'inerzia è comunque stato formulato per la prima volta né da Aristotele, né da Newton, ma da Democrito, le cui dottrine purtroppo sono state imbastardite da Epicuro prima, e da Lucrezio poi, come nota Enriques nella sua bellissima Storia del pensiero scientifico." 
(Giorgio Israel) 
                                                                           

sabato 11 febbraio 2017

«Sono utili le prove Invalsi?» - Giorgio Israel*

*Giorgio Israel (Roma6 marzo 1945 – Roma25 settembre 2015) è stato uno storico della scienza ed epistemologo italiano. Membro della Académie Internationale d'Histoire des Sciences e professore dell'Università di Roma La Sapienza, è stato autore di più di 200 articoli scientifici e 30 volumi, nei quali ha esplorato il ruolo della scienza nella storia della cultura europea e ha condotto una critica dell'idea di razionalità matematica e del meccanicismo.

domenica 23 gennaio 2022

La logica di Aristotele – Gabriele Giannantoni

Da: Andrea Cirla - Gabriele Giannantoni (Perugia, 30 luglio 1932 – Roma, 18 dicembre 1998) è stato un filosofo e politico italiano. 

Sulla meccanica aristotelica - Giorgio Israel



Il filosofo Gabriele Giannantoni, già professore dell’Università Sapienza di Roma, ci introduce al pensiero di Socrate (Atene, 470 a.C./469 a.C.– Atene, 399 a.C.), uno dei più grandi filosofi dell’antichità che ha influenzato tante correnti del pensiero filosofico moderno e contemporaneo. 

"Se A si predica di tutti i B, e B si predica di tutti i Callora A si predica di tutti i C." 

"se P ha M, e M ha S, allora P ha S."

                                                                          

Qui di seguito, la trascrizione dell’intervista al professor Giannatoni. 

Secondo una celebre frase di Kant, la logica dopo Aristotele non ha dovuto fare nessun passo indietro e non ha potuto fare nessun passo avanti. La logica dunque nasce con Aristotele e con lui raggiunge la sua massima perfezione? 

Se dovessimo fare una storia della logica antica fondandoci sul termine “logica”, dovremmo escluderne Aristotele, perché egli non usa mai questo termine, che entra nel linguaggio filosofico probabilmente con gli Stoici. Aristotele chiama l’insieme delle sue ricerche sull’argomentazione e sulla predicazione con il nome di “analitica”, intendendo con questo termine il procedimento di analisi, cioè di risoluzione di una proposizione nei suoi elementi componenti e nelle premesse da cui essa scaturisce. Ciò non di meno l’Analitica di Aristotele non soltanto fa parte della storia della logica, ma è certamente la massima espressione delle ricerche su questo tema nell’antichità. Aristotele ha consegnato queste riflessioni a molte opere, che sono state complessivamente indicate con il titolo di Organon, cioè strumento. Questo titolo non è di Aristotele, ma dei suoi editori successivi, i quali volevano così indicare il carattere strumentale di queste ricerche, nel senso che la ricerca dell’argomentazione corretta è preliminare, strumentale, per tutte le scienze, così che queste possano basarsi su ragionamenti formalmente validi. La massima espressione dell’analitica aristotelica è costituita dalla dottrina dei sillogismi, cioè dagli Analitici primi e dagli Analitici secondi, le due grandi opere in cui Aristotele espone sia la teoria del sillogismo in generale, sia, più specificamente, quella del sillogismo scientifico. Ma fanno a pieno titolo parte di questo gruppo di opere aristoteliche anche i Topica, cioè la raccolta dei tópoi, ossia dei “luoghi comuni” intesi come argomentazioni dialettiche, gli Elenchi sofistici, cioè la serie di confutazioni di argomenti particolarmente in voga tra i sofisti, e soprattutto i due trattati che recano come titolo Categorie e De Interpretatione. Nel primo Aristotele esamina il valore e il senso dei termini detti fuori di ogni connessione – per esempio i nomi e i verbi staccati gli uni dagli altri; nel secondo elabora la teoria generale della proposizione come connessione di un soggetto e di un predicato. Questo è il corpus delle opere che noi giustamente definiamo logiche, e in cui per lungo tempo nella storia del pensiero è stata vista la realizzazione massima della riflessione umana in questo campo. L’affermazione di Kant, non può però essere considerata storicamente esatta: per citare un esempio, le ricerche più recenti hanno attribuito grande valore anche alla logica stoica. Tuttavia, il giudizio kantiano esprime bene il punto di vista del razionalismo settecentesco, che considerava ancora la logica di Aristotele come il culmine non più perfezionabile di questa disciplina filosofica. 

Quali sono i nuclei storicamente più importanti della logica aristotelica? È corretto attribuire ad Aristotele la scoperta delle più generali e fondamentali leggi del pensiero, i princìpi logici? 

Indubbiamente c’è molta parte di verità in quest’affermazione, anche se (e questo è significativo per intendere la genesi e la storia dei problemi logici) Aristotele parla dei princìpi logici non tanto in un’opera logica, ma nel IV Libro della Metafisica. In ogni caso, la teoria dei princìpi logici è certamente uno dei nuclei storicamente più importanti della logica aristotelica. Nel De Interpretatione il filosofo di Stagira indaga a lungo i rapporti che esistono tra proposizioni composte dallo stesso soggetto e dallo stesso predicato. Posso dire, ad esempio, formando proposizioni con i termini “uomo” e “filosofo”: “tutti gli uomini sono filosofi”: si tratta di un giudizio universale affermativo; “qualche uomo è filosofo”, ed è un giudizio particolare affermativo; “nessun uomo è filosofo”, ed è un giudizio universale negativo; e infine “qualche uomo non è filosofo”, ed è un giudizio particolare negativo. 

lunedì 8 agosto 2022

Forme della razionalità in Aristotele - Enrico Berti

Da: AccademiaIISF -  Enrico Berti (Valeggio sul Mincio, 3 novembre 1935 – Padova, 5 gennaio 2022) è stato professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Padova e massimo studioso di Aristotele in Italia. Fra le sue innumerevoli pubblicazioni ricordiamo In principio era la meraviglia (Laterza), Sumphilosophein. La vita nell’Accademia di Platone (Laterza), Storia della Metafisica (Il Mulino) e Aristotelismo (Il Mulino).

Vedi anche: Sulla meccanica aristotelica - Giorgio Israel 
Le passioni tra Heidegger e Aristotele - ENRICO BERTI
'La Fisica e Aristotele' - Carlo Rovelli, Monica Ugaglia, Diana Quarantotto
"Anthròpina phronein: la saggezza del limite" - Salvatore Natoli
Il problema del limite. La scienza e il postumano - Remo Bodei 
Aristotele: l'Amicizia - Enrico Berti
Sulla METAFISICA (Filosofia Prima) di Aristotele - Enrico Berti
Etica Nicomachea di Aristotele - Enrico Berti
L'etica in Aristotele - Enrico Berti
Fisica di Aristotele - Enrico Berti
Aristotele: "Politica" - Enrico Berti
Il linguaggio nel pensiero di Aristotele - Enrico Berti
Il realismo di Aristotele: vecchio o nuovo?*- Enrico Berti
Logos e techne nella filosofia antica*- Enrico Berti
Il principio di non contraddizione come fondamento necessario ma non sufficiente della verità. Enrico Berti
"L'idea di filosofia pratica dall'antichità ad oggi" - Enrico Berti
La questione del corpo in Aristotele - Enrico Berti
Intervista a Enrico Berti: cosa ereditiamo dalla filosofia greca

lunedì 31 marzo 2025

Come svuotare Gaza: i piani di Tel Aviv per la deportazione (per ora) a bassa intensità - Michele Giorgio

Da: https://pagineesteri.it - Michele Giorgio giornalista de Il Manifesto (Michele Giorgio), direttore della rivista Pagine Esteri (michelegiorgio). Autore di tre libri sul Medio Oriente: Nel Baratro, Cinquant'anni dopo, Israele mito e realtà. - 

Circa mille abitanti di Gaza hanno lasciato la Striscia dall’inizio di marzo. Altri 600 stanno partendo, secondo la tv pubblica israeliana Kan. Numeri esigui, che riguardano perlopiù malati e feriti, ma che fanno esultare i ministri della Difesa e delle Finanze, Israel Katz e Bezalel Smotrich, tra i principali fautori di un piano di deportazione silenziosa, definita eufemisticamente «volontaria». Convinti che il flusso in uscita aumenterà, hanno annunciato l’apertura di un dipartimento ad hoc nel ministero della Difesa, dando seguito alla proposta di Donald Trump di espellere i palestinesi e trasformare Gaza nella «Riviera»  del Medio oriente.

Secondo Kan, il giorno prima della partenza gli abitanti di Gaza vengono condotti al transito di Kerem Shalom. Dopo l’ispezione, proseguono verso Rafah, il ponte di Allenby o l’aeroporto di Ramon. A tutti verrebbe detto che «non è certo» che potranno tornare a Gaza. Katz afferma che l’Ufficio per la «emigrazione volontaria» e opererà nel «rispetto del diritto internazionale». Smotrich invece scalpita e spinge per favorire la partenza forzata di 10.000 palestinesi al giorno, un obiettivo irrealistico: la maggior parte degli abitanti di Gaza non intende lasciare la propria terra e nessun paese si è detto disponibile ad accogliere i profughi.

giovedì 28 novembre 2024

«10 miti su Israele» di Ilan Pappé - Michele Giorgio

Da: https://pagineesteri.it - 

Giorgio Michele giornalista de Il Manifesto, direttore della rivista Pagine Esteri. Autore di tre libri sul Medio Oriente: Nel Baratro, Cinquant'anni dopo, Israele mito e realtà. -

Ilan Pappé è docente presso l’Università di Exeter ed è stato senior lecturer di scienze politiche presso l’Università di Haifa. È l’autore de “La Pulizia etnica della Palestina” e “Dieci Miti su Israele”. Pappé è definito come uno dei “nuovi storici” che, dopo la pubblicazione di documenti britannici e israeliani a partire dai primi anni ‘80, hanno riscritto la storia della fondazione di Israele nel 1948. 

Vedi anche: Brevissima storia del conflitto tra Israele e Palestina - ILAN PAPPÉ 

Pagine Esteri, 26 maggio 2022 – «10 miti su Israele» di Ilan Pappé del 2017, da poco pubblicato in italiano dalla Tamu Edizioni, traduzione di Federica Stagni e con una postfazione di Chiara Cruciati, non è solo un ulteriore tassello del mosaico che lo storico israeliano in decenni di studi e ricerche ha composto sulla genesi dello Stato ebraico e delle sue politiche nei confronti dei palestinesi. Il testo approfondisce lo studio di miti, suggestioni e visioni che avvolgono lo Stato di Israele, prendendo in esame anni più vicini a noi, al periodo della «pace di Oslo», alla condizione attuale dei palestinesi sotto occupazione e di quelli con cittadinanza israeliana e allo sviluppo della colonizzazione. «10 miti su Israele» arricchisce la già vasta produzione storica di Pappé e allarga il solco tracciato in «The Birth of Israel. Myths and Realities» da Simha Flapan, uno dei primi «nuovi storici» israeliani. Offre elementi attuali per l’analisi dei rapporti tra israeliani e palestinesi.

«La leadership politica e strategica israeliana considera la memoria collettiva palestinese e la storiografia come strumenti pericolosissimi che possono rappresentare un’arma di erosione dell’immagine pubblica di Israele a livello internazionale, già peggiorata nel tempo», scrive Pappé nella prefazione all’edizione italiana del libro, affrontando uno degli sviluppi più significativi negli anni trascorsi dalla prima edizione del volume. La narrazione palestinese del conflitto, sottolinea, ha rivelato le sue potenzialità. Lo scorso anno, ad esempio, durante le proteste contro l’annunciata espulsione di 28 famiglie dal quartiere di Sheikh Jarrah (Gerusalemme Est), i palestinesi furono in grado di riportare in superfice una pagina di storia rimasta sepolta come la confisca da parte dello Stato di Israele di terre e case palestinesi avvenuta dopo il 1948 e l’impossibilità per i proprietari di riaverle. Ai cittadini ebrei al contrario è permesso rivendicare beni ebraici precedenti anche alla nascita di Israele. Una pagina di storia che, grazie ai social, ha raggiunto e interessato la società civile a livello globale. Da qui la necessità, spiega lo storico, per i governi israeliani di offuscare la versione palestinese della storia che mette in discussione quella israeliana accettata in modo acritico dall’opinione pubblica occidentale.

Pappé spiega quanto siano stati decisivi per le politiche della destra israeliana più radicale, i quattro anni alla Casa Bianca di Donald Trump, il presidente Usa che, contro il diritto internazionale, nel 2017 ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e, in seguito, anche l’annessione allo Stato ebraico del Golan siriano occupato nel 1967. Trump ha anche messo a punto un «piano di pace» volto a trasformare i palestinesi da detentori di diritti nazionali in semplici fruitori di aiuti economici. Certo, tutte le Amministrazioni Usa, inclusa quella Biden, appoggiano lo Stato di Israele, principale alleato di Washington in Medio Oriente. Ma Trump e il suo entourage hanno svolto un ruolo concreto per la normalizzazione dell’occupazione israeliana dei Territori, lo dimostrano gli Accordi di Abramo del 2020 tra lo Stato ebraico e quattro paesi arabi. La colonizzazione israeliana della Cisgiordania e della zona araba di Gerusalemme ha ricevuto un impulso senza precedenti durante la presidenza Trump. L’ex Amministrazione Usa ha anche favorito l’approvazione nel 2018, da parte della Knesset, di una Legge Fondamentale, voluta dall’ex premier Netanyahu e la sua coalizione di destra che proclama Israele, nero su bianco, uno Stato che appartiene al popolo ebraico e non a tutti i suoi cittadini.

Ilan Pappé in «10 miti su Israele» affronta pregiudizi e distorsioni che pervadono i resoconti tradizionali dei media. Analizza miti vecchi e soprattutto quelli nuovi che giustificano agli occhi del mondo la negazione dei diritti dei palestinesi. Israele, afferma Pappé, non ha mai cercato una soluzione giusta al conflitto. Piuttosto, spiega, ha lavorato a un semplice ridispiegamento militare in Cisgiordania e su Gaza. Lo Stato ebraico, aggiunge, è una potenza economica e militare, eppure si rappresenta come «David che combatte un Golia arabo». Ai lettori di orientamento progressista, ancora affascinati dall’immagine lontana del Kibbutz, Pappé dimostra che il socialismo come prassi e stile di vita in Israele è sempre stato condizionato al raggiungimento degli scopi fondamentali del movimento sionista: il controllo della terra e l’espulsione della popolazione palestinese. 

giovedì 11 luglio 2024

Enzo Traverso, "Gaza davanti alla storia" - Marco Revelli

Da: https://www.doppiozero.com - Marco Revelli è un politologo, attivista politico, giornalista e saggista italiano. - Enzo Traverso è uno storico e intellettuale tra i più autorevoli, con un profilo internazionale di alto rilievo. Ha insegnato in Francia, dove si è trasferito dal 1985, a Paris VIII, all’Ecole des hautes études en Sciences sociales, come full professor all’Université de Picardie e infine negli Stati Uniti, alla prestigiosa Cornell University. 


Enzo Traverso è uno storico e intellettuale tra i più autorevoli, con un profilo internazionale di alto rilievo. Ha insegnato in Francia, dove si è trasferito dal 1985, a Paris VIII, all’Ecole des hautes études en Sciences sociales, come full professor all’Université de Picardie e infine negli Stati Uniti, alla prestigiosa Cornell University. Nella sua ampia bibliografia (una quindicina di testi, in gran parte pubblicati in francese e in inglese, oltre che in italiano) figurano i grandi temi della violenza nel XX secolo (in particolare il fondamentale testo su La violenza nazista. Una genealogia, del 2002); della cultura ebraica nella diaspora e del suo ruolo nell’autocoscienza della modernità; del senso e del significato di Auschwitz e della Shoah nella vicenda intellettuale postbellica. È uno dei quattro curatori, insieme a Marina Cattaruzza, Marcello Flores e Simon Levis Sullam, della monumentale Storia della Shoah pubblicata dalla UTET nel 2019. Ha dunque le carte perfettamente in regola per affrontare l’impervio tema cui è dedicato questo suo ultimo lacerante testo.

Gaza davanti alla storia non è un libro di storia, per il banale fatto che – l’autore lo dichiara fin dall’incipit – si occupa di un’attualità tuttora in corso. È piuttosto un libro sul presente visto alla luce della storia. Un’operazione in esplicita controtendenza, e quindi in sé coraggiosa, in tempi in cui il vezzo prevalente, e non privo di malizia, è la de-storicizzazione sistematica di ciò che accade, con una visione puntiforme degli eventi – siano essi il 24 febbraio per l’Ucraina, il 7 ottobre per Israele, o prima ancora l’11 settembre per gli Stati Uniti –, quasi che l’orrore scaturisca dall’istante, da una qualche “perversione morale”, senza nulla alle radici, né sul piano evenemenziale né su quello culturale. E come se i dispositivi argomentativi a vantaggio dei “nostri” e viceversa a condanna degli “altri” fossero innocenti nel loro carattere inedito e non invece riproposizioni di consolidati e già condannati stereotipi valoriali. Qui invece, al contrario, ogni fatto – e si tratta soprattutto di fatti violenti, della violenza estrema con cui la guerra identitaria contemporanea si esprime –, e soprattutto ogni “discorso”, è visto sullo sfondo di ciò che si è compiuto e pensato “prima”, nel processo temporale lungo il quale i protagonisti in conflitto si sono formati e hanno elaborato (e insieme trasfigurato e/o snaturato) le proprie rispettive identità e pratiche.