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ilfattoquotidiano. 20 gennaio 2026 -
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Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia, Dedalo Edizioni. (
Luciano Canfora Podcast)
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Dichiarazione alla stampa del presidente Mattarella, a Mosca, 11 aprile 2017.
“Abbiamo naturalmente affrontato
la situazione in Ucraina. L’Italia è
molto preoccupata per l’assenza di
sviluppi sul terreno. [...]Nell’apprezzare il rilevantissimo e prezioso
ruolo dell’Osce sul terreno, rinnoviamo la nostra fiducia nei confronti degli sforzi negoziali del Formato
Normandia in base agli accordi di
Minsk e auspichiamo che la Russia
eserciti tutta la propria influenza
per il consolidamento del cessate il
fuoco, [...] richiesta che rivolgiamo a tutti gli attori di quel teatro di
crisi. Ringrazio molto il presidente
Putin perl’accoglienza, per l’amicizia dimostrata”.
Queste parole
vennero pronunciate al termine
della visita di Stato del presidente
Mattarella a Mosca. Erano presenti, al cospetto della stampa, entrambi i presidenti, Mattarella e
Putin. Il referendum con cui la Crimea scelse di reintegrarsi nella Federazione Russa era avvenuto già
da tre anni (2014) e da allora erano
in vigore sanzioni alla Russia (cui
partecipava anche l’I t a l i a ) .
Le parole del nostro presidente sono importanti. Se ne ricava che, nell’aprile 2017, era già in atto un conflitto armato in Ucraina (“sul terreno”), che si doveva tentare di consolidare un “cessate il fuoco” e che una soluzione pacifica appariva tuttavia ancora possibile nel quadro degli “accordi di Minsk”. La guerra era dunque già in atto e aveva, per il momento, la forma di un conflitto armato tra governo centrale ucraino e regioni russofone, con grave spargimento di sangue. (…) Giustamente il Corriere della Sera dava il massimo rilievo all’incontro Mattarella-Putin ponendo in prima posizione anche gli aspetti economici e culturali inerenti al colloquio tra i due presidenti. “La cultura”, aveva detto tra l’altro Mattarella, “lega storicamente russi e italiani, tradizionalmente e particolarmente i giovani”. (…)
Costituisce dunque problema l’irruenza russofoba di questi ultimi anni. Essa appare incentrata sul falso storico-politico-militare secondo cui la guerra in Ucraina sarebbe incominciata nel febbraio 2022, ed è costellata di iniziative a carattere isterico quali il taglio dei fondi universitari per i dottorati in Lingua e letteratura russa (in antitesi con le parole del presidente Mattarella sui rapporti antichi e solidi tra russi e italiani sul piano culturale) o la grossolana vicenda del concerto annullato alla Reggia di Caserta o il divieto di opere liriche russe alla Scala e così via. Per tacere della raffica di “sanzioni”, a fronte della paralisi della volontà e forse anche della coscienza morale dimostrata dall’ue, complice de facto dei crimini israeliani a Gaza e in Cisgiordania.