mercoledì 22 dicembre 2021

Il ritorno della sinistra in Cile e le casse vuote dello stato - Alberto Negri

Da: https://edicola.quotidianodelsud.it - https://www.facebook.com/alberto.negri.9469 - Alberto Negri è giornalista professionista dal 1982. Laureato in Scienze Politiche, dal 1981 al 1983 è stato ricercatore all'Ispi di Milano. Storico inviato di guerra per il Sole 24 Ore, ha seguito in prima linea, tra le altre, le guerre nei Balcani, Somalia, Afghanistan e Iraq. Tra le sue principali opere: “Il Turbante e la CoronaIran, trent’anni dopo” (Marco Tropea, 2009) - “Il musulmano errante. Storia degli alauiti e dei misteri del Medio Oriente” (Rosenberg & Sellier, marzo 2017) - “Bazar Mediterraneo” (GOG edizioni, Dicembre 2021)


Gabriel Boric Font è un politico cileno di origini croate, figura del movimento studentesco del 2011, è deputato dal 2014. Il 19 dicembre 2021 viene eletto Presidente del Cile. Entrerà in carica l'11 marzo 2022.



Fermato il pinochetismo, Boric deve fare i conti con uno Stato dalle casse pubbliche prosciugate per i fondi concessi durante la pandemia. Nel 2021 in Cile è stato elargito l’equivalente di un intero Pil nazionale in sussidi a famiglie e imprese. 

Il difficile comincia adesso ma il Cile comunque volta pagina. In Cile Gabriel Boric l’ex leader delle proteste studentesche, il più giovane presidente mai eletto, ha nettamente sconfitto Jose Antonio Kast, il candidato dell’estrema destra, ammiratore di Pinochet. 

Il nuovo inquilino della Moneda (si insedierà a marzo) non avrà vita facile. Boric _ come del resto sarebbe accaduto anche a Kast _ non può contare su una maggioranza in Parlamento, deve fare i conti con i lavori dell’Assembla Costituente, che sta scrivendo la nuova Carta, e si trova con uno Stato dalle casse pubbliche prosciugate dai fondi concessi durante la pandemia. 

Nel 2021 in Cile è stato elargito l’equivalente di un intero Pil nazionale in sussidi a famiglie e imprese. Questo ha permesso a molti di sopravvivere alla crisi economica, ma il Cile non sono gli Stati Uniti, non possono stampare moneta per sostenere l’economia nazionale. Sospeso tra passato e futuro, il presente del Paese che per molto tempo è stato erroneamente considerata come un’isola felice in Sudamerica è tutt’altro che semplice. 

Quale era la vera posta in gioco di queste elezioni? Al centro della partita elettorale c’era il sistema economico e sociale estremamente controverso, che ha reso il Cile un paese prospero e la prima economia dell’America Latina ma anche il secondo per tassi di povertà estrema dopo l’Uruguay. Il Cile ha pagato la sua crescita con una disuguaglianza che frattura la società dall’interno. Una disuguaglianza che ha nutrito la rabbia delle proteste dei liceali nel 2006 e degli universitari del 2011, delle continue mobilitazioni dei mapuche nel Sud e nelle mobilitazioni contro le grandi centrali elettriche in Patagonia, e che infine è esplosa nelle proteste del 2019. 

Una mobilitazione senza precedenti che ha travolto la classe politica e l’élite cilena, totalmente disconnesse dalla maggioranza della popolazione, e pertanto incapaci di cogliere la crescente frustrazione dei cittadini, abbandonati agli attori del libero mercato e alle contraddizioni di un modello di sviluppo iper-liberista, in cui ci si trova costretti all’indebitamento per comprare l’accesso alla salute, all’educazione e alla pensione. Una miscela esplosiva sfociata in un mese di mobilitazioni e repressione violenta, approdate nell’accordo per la riforma della Costituzione del 1980, riconosciuto come il passaggio fondamentale per cambiare il sistema politico-istituzionale e il modello economico e superare, una volta per tutte, le pesanti eredità della dittatura militare. 

Perché il risultato cileno ci interessa? Perché avrà un impatto su tutto il continente: la polarizzazione tra Kast e Boric si ritrova in altri paesi dell’America Latina ma con una differenza sostanziale rispetto al passato. Il voto cileno è stata una cartina di tornasole per la miscela di conservatorismo sociale e populismo attorno a cui il candidato di estrema destra ha visto crescere i suoi consensi nei sondaggi.
Da sottolineare che alla vigilia del voto è stata annunciata la morte della vedova del dittatore Augusto Pinochet. Lucia Hiriart, 99 anni appartenente all'alta borghesia cilena, sposò il dittatore nel 1943 e da lui ebbe cinque figli. Tra le figure storicamente più rilevanti del paese, era nota per l'influenza che aveva esercitato sul marito, a cominciare dal colpo di stato del 1973 contro il governo eletto del presidente Salvador Allende: “Se ne è andata nell’impunità” hanno scritto di lei commentatori e politici di sinistra. La notizia della sua morte è stata accolta in modo opposto dai due candidati: se Gabriel Boric, che ha soprannominato il suo avversario “il candidato del governo e del pinochetismo”, ha colto l’occasione “per ricordare vittime della dittatura”, Kast – nostalgico avvocato che per vent’anni ha militato nel partito ultraconservatore Unione democratica indipendente (Udi) ha scelto di non esprimersi sulla dittatura e di non partecipare ai funerali. Ma il pinochetismo non è mai veramente scomparso dalla scena politica cilena e se negli anni ‘90 i sostenitori della dittatura erano il 60%, oggi, secondo la stampa locale, costituiscono ancora il 20% della popolazione. 

Nel corso della campagna elettorale, Kast ha affermato: senza contraddittorio – che nei paesi in cui c'è libero accesso all’aborto, il tasso di mortalità materna è molto più alto. Ha negato che gli oppositori politici venissero rinchiusi durante la brutale dittatura del generale Augusto Pinochet. Le sue fake news si sono diffuse incontrastate su piattaforme di messaggistica e social media al punto che una commissione speciale del Congresso ha aperto un’inchiesta. 

Per il quotidiano americano Washington Post “Kast è una minaccia per il Cile, ma molti media si sono rifiutati di chiamare il fascismo con il suo nome”. Alla fine di questo si tratta: il fratello Miguel Kast è stato un’importante figura nel regime ricoprendo più volte il ruolo di ministro e presidente della Banca centrale, il padre di Kast, immigrato in Cile dalla Germania, aveva scelto di aderire al Partito nazista nel 1942, cosa che Kast aveva sempre negato. Kast ha espresso ammirazione anche per Bolsonaro e per l’ex dittatore peruviano Alberto Fujimori, oggi imprigionato per i crimini contro i diritti umani commessi dal suo regime. 

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