domenica 15 giugno 2014

Tutti festeggiano Cusco - Aristide Bellacicco

 


       Oggi Cusco compie settant’anni.                    Due giorni fa  suo figlio Alex è uscito dalla comunità ed è tornato ad stare a casa. Si è presentato all’improvviso  alle sette di mattina. ‘ E’ un periodo di prova ‘ ha detto ‘Una settimana o due. Vediamo come va.‘ Potevi avvisarmi ‘ ha detto Cusco, che si era appena svegliato ‘non me l’aspettavo. Però sono contento.’ Alex gli ha spiegato che ci aveva pensato fino all’ultimo e che si era deciso soltanto  la sera prima. ‘ Anch’io sono contento ’ ha detto.
Sabato Cusco organizza una festa con gli amici per il suo compleanno. L’altro motivo della festa è il ritorno di Alex, ma  di questo c’è accordo di non parlare, perché è una cosa temporanea. Alex ha ventisei anni e sta in comunità da molto tempo. Perciò  gli amici vengono per Cusco, ma sono contenti che ci sarà anche Alex.
Venerdì Cusco comincia a darsi da fare  per la festa. Compra il vino, la bistecche da fare alla griglia, il pane da abbrustolire. Prima ci saranno delle tartine e dei patè,  le alici salate e quelle sott’olio . Compra anche due grandi lattughe, i pomodori , delle patate da friggere. Per  dolce prende  duecento paste e una gran torta di cioccolato,  e lo spumante.
Tutta questa roba viene portata nella casa sul lago,  che non è grande ma ha un giardino dove gli amici possono stare comodamente a mangiare e a bere. Alex prende il furgone, che è rimasto da quando Cusco aveva l’officina, carica tutto e si avvia  la mattina del sabato.  E’ giugno, c’è il sole. ‘ Se te la senti ‘ dice Cusco ‘altrimenti ci penso io. Davvero, come vuoi.’ ‘ Ma no ’ dice Alex ‘perché? In comunità mi occupo della mensa. Papà, io nono sono malato, sono solo un maledetto tossicodipendente.’ Anche Cusco pensa che è meglio se Alex ha qualcosa da fare che lo protegga dalla noia. Alza la mano per salutarlo prima che il furgone svolti verso la tangenziale, poi torna in casa.
 Prima di pranzo, Cusco sente qualche amico per telefono per mettersi d’accordo. Si devono vedere verso le nove di sera  e l’idea è di andare avanti fino all’alba. ‘ Evviva ‘ dice  Mario ’ come da giovanotti. Sono proprio contento di questa rimpatriata. ‘ Settant’anni vengono una volta sola’ dice Cusco, e vorrebbe aggiungere qualcosa di Alex, invece lascia stare. Poi gli telefonano Gilla e Mariù, che vengono con i mariti e la figlia grande di Mariù. ‘ Gianna ha voluto assolutamente esserci ‘ dice Mariù tutta su di giri ‘ ha detto che non se la vuole perdere questa adunanza di vecchi matti. “Siete i vecchi più fuori di testa che conosco”  mi ha detto. Gentile eh? Però lo sai quanto ti vuole bene. Porta anche Lena e Marci, se sei d’accodo. ‘ Certo che sono d’accordo’dice Cusco ‘ ci mancherebbe. E’ un sacco di tempo che non vedo la piccola.‘Veramente’ dice Mariù  la “piccola” ha ventinove anni e due figli, ma fa lo stesso.’ ‘ Per  me è sempre piccola ‘ dice Cusco ‘  Scusa, sono le solite frasi che dicono i vecchi. ‘ Siamo tutti vecchi ‘ dice Mariù ‘ ma chissenefrega. A stasera, bello mio. Poi chiama  Giodi, Chillè e gli altri vecchi colleghi dell’officina. Vengono con le mogli ma senza i figli. ‘ Sai come sono i ragazzi ‘ dice Chillè ‘ il sabato hanno sempre i loro impicci. Ma è meglio così, stiamo fra di noi alla faccia loro. Chi ci ammazza? Dopo, telefona ancora molta gente. Cusco aveva cominciato a stendere una lista degli invitati, ma a un certo punto perde il conto. ‘ Vabbè, quanti sono sono ‘ pensa ‘ tanto ce n’è per tutti.
Alle quattro lo chiama Forti. ‘ Volevo farti ancora  gli auguri, vecchio ‘gli dice ‘  ma il fatto è che Giulia non se la sente di venire.’ ‘ Mi dispiace. Spero che non sia nulla di grave. Ma tu vieni lo stesso, sì? Magari te ne vai prima.’ Forti fa un suono come se avesse aperto la bocca senza parlare. ‘ No ‘ dice poi ‘ come faccio? Lo sai com’è fatta Giulia. Si fa un sacco di problemi. E poi abbiamo la nipotina con noi. ‘ E allora ? ‘ dice Cusco ‘ porta anche lei, no? C’è la torta al cioccolato che le piace. State un poco e poi ve ne andate. ‘ No, ma vedi… ‘ dice Forti. Cusco stringe forte la mano attorno al ricevitore. ‘ Ho capito ‘ dice  ‘ ho capito. E’ per Alex. Forti, scusami, ma è proprio una cosa stupida. Tu sei l’unico che Alex ci tiene a rivedere. E’ proprio una cattiveria, questa. Non ci posso credere. Forti sospira nella cornetta. ‘ Scusami, vecchio . dice poi ‘ scusami davvero. Ma Giulia…insomma, non ci posso venire. ‘ Va bene, fa come vuoi ‘ dice Cusco, e chiude senza salutare.
Cusco e Forti si conoscono quasi da bambini. Avevano lavorato insieme nell’officina per quindici anni, fino a quando Forti si era messo in proprio. Ma avevano continuato a vedersi quasi tutti i giorni, e quando Cusco era rimasto vedovo, Giulia si era data molto da fare per lui. Alex a quel tempo era fuori, in Olanda e in Germania, e aveva saputo della madre solo tre mesi dopo. Ma  non era tornato subito. ‘ Te lo meriti ‘ diceva Giulia ‘ lascia che te lo dica. Sei stato troppo debole con quel ragazzo ed ecco i risultati. La madre è morta e quello se ne va in giro per mezza Europa a sballarsi. Cose da pazzi. Giulia era convinta che bisognasse parlare così, senza delicatezza, soprattutto quando si trattava di amici. Li voleva “scuotere”. ‘ Mica devo stare qui a piangerti sulla spalla ‘ diceva ‘ A che ti serve? Bisogna che ti muovi. Che prendi delle iniziative, insomma. Hai capito? ‘ Sì ‘ rispondeva Cusco ‘  dimmi cosa devo fare, Giulia. Dimmelo e lo faccio.
Ma l’unica idea di Giulia era di  “lasciar perdere” Alex una volta per tutte . Di farlo “cuocere nel suo brodo”. Di non fare niente. E di sbattergli la porta in faccia se si fosse fatto rivedere. ‘ Non lo cercare più. E soprattutto, non mandargli altri soldi. Chiudi i rubinetti e via. Ragazzi, qui non c’è trippa per gatti. ‘ Ma com’è possibile ‘ diceva Cusco ‘  è mio figlio. Magari tornasse. Giulia, io a ogni telefonata salto come una molla. Non ci voglio neanche pensare.  Gli potrebbe succedere di tutto. Olanda…non so nemmeno come ci si arriva. Poi Alex era tornato col foglio di via. Era entrato in comunità e per Cusco le cose erano un po’ cambiate. Una volta erano anche andati insieme a trovare la mamma di Alex. Alex si era messo a piangere, poi aveva preso a calci i vasi da fiori e alle fine aveva voluto che  Cusco lo riportasse  indietro prima del tempo. ‘ Se resto ancora un minuto in questo cimitero finisce che mi faccio un buco ‘ aveva detto.
 Cusco è  rimasto mezz’ora sul divano accanto al telefono ad aspettare che Forti lo richiamasse. Quando si è reso conto che era inutile, è andato a stendersi un po’ sul letto. Verranno gli altri, pensa,  e magari invito tutti quelli che incontro per strada. Alex sta meglio, dio santo. Sta meglio, sì. Pensando a queste cose riesce persino ad addormentarsi per una mezz’ora. Alle cinque si alza, si veste e prende la macchina per andare sul lago.
In città e sul raccordo c’è traffico, ma appena svolta per la statale le macchine quasi scompaiono e quando comincia a salire verso le colline Cusco si sente meglio e guida volentieri lungo la strada tutta curve. La strada attraversa un bosco, poi un convento con un parco di alberi sempreverdi dove una suora si volta quando sente arrivare l’automobile. Cusco la guarda con antipatia attraverso il finestrino. Suore!  Nel posto dove sta Alex non ci sono preti né suore, ma volontari, psicologi e medici.
‘ Se era per i preti’ pensa  ‘Alex era bello che fritto. Quelli cominciavano a parlare di senso della vita, di valori, di impegno. Magari lo portavano anche a messa tutte le mattine. Sicuro che dopo una settimana era già scappato. ‘
Cusco è convinto che Alex sia finito nella droga perché è un ragazzo troppo idealista.
  Questo è un mondaccio di schifo ‘ pensa  ‘ un posto per belve. Quelli come Alex rischiano grosso. E gli vengono in mente quelle antiche carte geografiche dove c’erano ancora zone inesplorate con la scritta “hic sunt leones”. Gli antichi viaggiatori si erano sbagliati, pensa Cusco. I leoni erano dappertutto. E. le cose non sono cambiate solo perché adesso la geografia non ha più zone bianche.‘ Le belve  sono sopravissute e si sono moltiplicate. E hanno più fame di prima. Il mondo è sempre lo stesso,  e non tutti ci riescono  vivere. Però è l’unico posto dove si può vivere.
Cusco pensa spesso cose di questo genere, e  non è convinto che siano proprio giuste. Vorrebbe parlarne con Alex, sapere cosa ne pensa lui, ma ha paura di farlo nel momento sbagliato. Forse il ragazzo ha bisogno di altro tempo, forse è ancora presto.
Si ricorda di quello che è successo nel cimitero, poi pensa a Giulia e a Forti e  gli viene dentro una gran rabbia. Bisogna che Alex dimentichi  la morte della madre, ecco la cosa principale. Sembra assurdo, ma non c’è altro da fare. Cusco si convince a tal punto di questo pensiero che decide di parlargliene subito, appena arriva a casa. E quasi gli dispiace che da lì a poche ore comincia quella festa e che bisognerà darsi da fare per gli invitati. Ma c’è ancora tutto il resto del tempo durante il quale lui e Alex staranno insieme.
‘ Altro che sensi di colpa ‘ pensa ‘ il tempo delle condanne deve finire. Alex deve essere assolto.
In cima alla salita la strada fa un’altra curva, dopo la quale si vede il lago che scintilla sotto il sole da fare male agli occhi. Da lì si vede anche il tetto della casa, a una ventina di metri dalla sponda. In mezzo al lago c’è una barca a vela che sta virando. ‘ E’ molto inclinata ‘ pensa Cusco.
 
Dopo dieci minuti è a casa, suona due volte col clacson, poi mette la macchina nella rimessa e va a cercare Alex. Davanti alla porta della cucina c’è il furgone ancora  carico. La porta però è spalancata. ‘ Alex ‘ chiama Cusco  ‘ sono arrivato. Vieni  che scarichiamo. Nel giardino non c’è nessuno. Gli alberi sono diritti e fermi nella luce. C’ è qualche mosca che vaga a mezza altezza. Cusco guarda nel soggiorno. C’è il televisore acceso  e un paio di mozziconi nel posacenere. ‘ Alex ‘ chiama ‘ forza che dobbiamo preparare.
Chiude alle spalle la porta della cucina e sale al piano di sopra, dove ci sono le camere da letto. Apre quella di Alex ed ecco che lui sta lì steso sul letto e dorme a faccia in su. Dorme profondamente, con il braccio sinistro appoggiato sul torace e la mano aperta. A Cusco gli viene da ridere.
‘ Però, che aiutante mi sono scelto ‘ pensa, ma decide di non svegliarlo e si mette al lavoro da solo.
Porta fuori il barbecue dalla rimessa, poi prende il sacco col carbone di legna, le esche e le mette da un lato. Lascia tutto sotto la tettoia e  si mette a scaricare il furgone. Porta tutto in cucina e quando ha finito per prima cosa comincia a tagliare  l’insalata. C’è un bel po’ di roba da preparare e sono quasi le sei. ‘ Ma alla fine ‘ pensa ‘ mica è un ristorante. Quando è pronto è pronto.
Si rende conto che fra tanti amici nessuno gli ha detto “vengo io  a darti una mano”. Va bene, c’era Alex. Ma che ne sanno gli altri di come sta Alex? Adesso, ad esempio, gli è venuto sonno, e non si può mica svegliarlo per dirgli di mettersi sotto. Nessuno ha considerato questa eventualità. Forti, lui sì, doveva venire. Cusco se l’era già immaginato. Insieme a scherzare e a tagliare le patate, a condire la carne prima di metterla  sulla brace. Anche senza Giulia, chissenefrega di Giulia. Suore! Non ci servono suore. Io e Forti bastiamo a tutto. Nel frattempo, ci facciamo qualche bicchiere, così quando gli altri arrivano se ne accorgono e ci dicono: alè, ce n’è rimasto un po’ per noi? E magari a un certo punto Forti sale in camera di Alex, gli pizzica l’alluce e gli dice “avanti, ciurma, che c’è da lavorare” a Alex si sveglia e gli tira il cuscino, ma poi si alza e scende da loro. Forti è l’unico da cui Alex accetta di sentirsi parlare in quel modo, si sono sempre capiti lui e il ragazzo. E sarebbe stato divertente accendere insieme la brace e mettere Alex a soffiare sul fuoco mentre loro due badavano  a cuocere le patate.
‘ Che stronzo ’  pensa Cusco ‘che uomo da quattro soldi. Prima non era così.  Sarà la vecchiaia.’ Ma non è la vecchiaia, è Giulia. E’ l’unica che non vuole bene al ragazzo. Ce l’ha con lui da quando era un bambino.’ ‘E non le pare vero ’  pensa Cusco ‘di poterlo accusare delle cose peggiori. Metterlo al bando e  nessuna pietà.’
Ma quale pietà.  Alex ha bisogno di pietà? Se è così, allora tutti ne abbiamo bisogno, pensa Cusco.
Forti e Giulia hanno un figlio grande che lavora all’estero dieci  mesi l’anno. Vede la figlia a pasqua, a natale e ai compleanni. La moglie vive da sola e una volta Forti gli aveva detto che gli sembrava  che avesse un altro. ‘ C’era da aspettarselo ’ aveva detto Cusco ‘ non si sta lontani tanto a lungo senza che succeda nulla. ‘ Ma è la moglie e hanno una figlia. Quello è vero che sta fuori, ma a lavorare, mica a  divertirsi. ‘ E tu che ne sai ? ‘ gli aveva chiesto Cusco ‘ Sei sicuro che non abbia un’altra anche lui? Lavora e ogni tanto  si diverte. Ti sembra tanto strano?
Poi non gliene aveva più  parlato. Evidentemente, Giulia aveva messo il veto. Bisognava salvare la famiglia, prima di tutto. E va bene, pensa Cusco, sarà anche giusto così. Ma le famiglie degli altri? Quelle non vanno salvate. Bisogna dargli giù. Alex non ha diritto ad alcuna attenuante, eppure ha fatto del male solo a se stesso. Non ci sono bambini né mogli, solo la sua vita.  Si è bucato per anni, e allora? Per quale motivo non doveva farlo? Solo perché “non è giusto”? O perché Giulia ha paura delle malattie dei  drogati?
Cusco prova un senso di disgusto per tutto questo. E gli sembra che la pietà non c’entra per nulla, e che si tratta solo di capire che le cose sono difficili e che certe volte tutto quello che bisogna fare è aiutarsi un po’.
Alex però sta meglio, Cusco né è sicuro, sta meglio sì, sant’iddio.
Guarda l’orologio, sono le sei e mezza. Comincia a sbucciare le patate.
‘ Bè, quando si dice carne ‘ fa Gilla ‘ ma dove le hai trovate queste bistecche?
Adesso sono le dieci di sera, il giardino è pieno di gente, sono arrivati quasi tutti gli invitati e c’è anche qualcuno che Cusco non  ha invitato e che non conosce, sono dei giovanotti dell’ età di Alex. Cusco gli ha stretto la mano e ha subito dimenticato come si chiamano, ma gli sembra gente a posto e alla fine che importa, c’è posto per tutti.
Cusco continua a cuocere la carne e le patate, Gilla  ha portato due spigole che adesso stanno nel forno in giardino a finire di rosolarsi. C’è un buon odore, dal lago viene una brezza fresca e appena umida, verso la quale Cusco si gira ogni tanto per rinfrescarsi il viso arrossato dal calore del barbecue. E’ arrivato altro vino, bottiglie di grappa,  e Mario ha tirato fuori dal portabagagli quasi mezzo abbacchio tagliato a pezzi. ‘ Troppa  roba ‘ ha detto Cusco ‘ finisce che si butta. ‘ Non credo proprio ‘ ha detto Mario alzando il bicchiere ‘ non credo proprio. Quando mai a noi ci è avanzato qualcosa? Auguri, vecchio.
Alex continua a dormire. Cusco è salito tre volte in camera e l’ha trovato sempre nella stessa posizione. Ha provato a chiamarlo ma Alex si è girato dall’altra parte con un suono che non era proprio una parola.  Allora Cusco gli ha preso una mano e istintivamente gli ha sentito il polso. Era  piccolo e  veloce, e la pelle era fredda e leggermente sudata. Cusco gli aveva toccato la fronte, Alex sudava anche da lì. Allora gli aveva guardato il braccio destro e poi il sinistro,  quello che Alex teneva piegato sul torace. C’’era un puntino rosso nella piega del gomito, una cosa da niente. La vena era appena sollevata e aveva un colore blu scuro.
Questo era successo alle sette di sera, prima che arrivassero gli altri. Cusco aveva cercato sotto al letto, nei cassetti del comodino, nelle tasche dei jeans che Alex non si era tolto. Poi aveva guardato in cucina, dentro il secchio della spazzatura, nella rimessa, infine anche nel furgone, sotto i sedili e nel portabagagli. Aveva ispezionato il giardino alla luce delle lampade, soprattutto nella parte sulla quale affaccia la camera di Alex, frugando con le mani fra l’erba e usando il rastrello. Nel frattempo, aveva continuato a badare al barbecue, alle bistecche e al resto. Aveva bevuto un bel po’ di vino, salendo e scendendo di continuo dalla stanza di Alex, che continua a dormire voltato verso la parete. Il respiro è regolare, solo un po’ accelerato. Ogni idea che gli viene, tipo chiamare un medico o telefonare a quelli della comunità, gli sembra assurda. Sarebbe come offendere Alex davanti a tutti, segnandolo a dito, ecco il colpevole di tutto. Questo Cusco non lo vuole fare.
‘ Non è niente ‘ pensa alla fine ‘ lo sapevo che poteva succedere. Non si può fare tutto in un giorno. Ho fatto male a mandarlo qui da solo.
In giardino, nessuno domanda di Alex, questi sono gli accordi. Lena e Marci, i figli di Gianna, giocano sul prato e ogni tanto Gianna gli porta un piattino di carta con qualcosa da mangiare. Cusco guarda spesso da quella parte, non è sicuro che fra l’erba non ci sia nulla, eppure ha controllato palmo palmo, dio santo. ‘ Senti ‘ dice a Mariù ‘ pensaci tu all’abbacchio. Comincia a metterlo sul barbecue. Io do un’occhiata alla spigola.’    ‘ Cusco’ gli fa Mariù ‘ ma tu sei il festeggiato o il cuoco? Sono ore che stai qui davanti. Ma va, riposati, che a queste cose ci pensiamo noi. Lei e Gilla cominciano a darsi da fare, una al barbecue e l’altra al forno. Gianna si avvicina e gli dà un bacio. ‘ Cusco ‘ dice ‘ davvero, vatti a fare quattro chiacchiere in giro. Non ti preoccupare, ora entrano in ballo le donne. E vedrai che roba! Cusco le sorride e dice grazie. Vuole salire in camera a vedere Alex, ma appena entra in cucina  ci trova Giodi e Chillè seduti al tavolo che mangiano e bevono.
‘ Alla buonora ‘ dice Chillè ‘ va bene che è la tua festa, ma è anche la festa nostra. E’ la festa dei vecchi meccanici. Non c’è n’è  più gente come noi, Cusco. Ma ti rendi conto? Oggi sono tutti dei signorini. E si mette a parlare dei loro tempi e dei meccanici di ora che lavorano in camice bianco. Cusco si siede al tavolo e prende un bicchiere. Giodi e Chillè sono ingrassati, hanno una gran pancia, ma a ripensarci Cusco non riesce a ricordarsi di un periodo in cui erano veramente magri. ‘ Hanno sempre mangiato troppo  ‘ pensa.
‘ E insomma ‘ fa Giodi ‘ ti sei costruito un piccolo paradiso qui. Io non c’ero mai stato. Devo dire che è roba fine. Davvero bello. ‘ Non è vero che non ci sei mai stato ‘ risponde Cusco mettendo giù il bicchiere vuoto ‘ tre anni fa sei venuto su con tua moglie. Avete dormito qui. ‘ Ah, con mia moglie ‘ fa Giodi  ‘ allora sarà per questo che me ne sono scordato. Lui e Chillè si guardano e scoppiano a ridere. ‘ A Giodi quando beve gli prende  così ‘ dice Chillè ‘ non si ricorda di  niente. E poi dà la colpa alla moglie. ‘ Le mogli hanno sempre colpa di tutto ‘ fa Giodi ‘ Se uno beve troppo è colpa della moglie. Se uno non beve è colpa della moglie. Anche se uno non scopa, è colpa della moglie. E anche se scopa.’ ‘ Bè ‘ dice Chillè ‘  se scopa no, che c’entra. Scusa, se uno scopa non è colpa della moglie, se uno scopa. Casomai è un merito. ‘ Ah, non è detto ‘ risponde Giodi ‘ Dipende da con chi scopa. Se scopa con la moglie, la colpa è della moglie. ‘ E se scopa con un’altra? ‘ In quel caso, allora, ma solo in quel caso è “merito” della moglie.
Giodi e Chillè ridono ancora dopo questa frase, e Cusco ha l’impressione che tutti e due non si ricordano che sua moglie è morta, o che non ne stanno tenendo conto. Ma sono ubriachi e perciò lascia perdere.
Però si domanda: il fatto di essere ubriachi può scusare ogni cosa?
Poi entra Mario. Apre la porta della cucina. Ha gli occhi grandi e parla velocemente. ‘ Gioventù ‘ dice ‘ forza che la spigola è quasi pronta. Dateci sotto, che poi c’è anche l’abbacchio. Mari e monti. A quella battuta da vecchio mangione, Cusco prova un senso di disgusto. La bocca gli si riempie di saliva e comincia a sudare anche lui. ‘ Cominciate voi ‘ dice  ‘ io salgo un momento di sopra a fare pipì. ‘ Con tutto il giardino a disposizione ? ‘ fa Giodi ‘ Io l’ho fatta già tre volte sotto il coso…lì, l’albero, lo sa il diavolo come si chiama. Mica ti dispiace? ‘ E ride, perché lui è un meccanico e non si intende di botanica.
‘ Per me gli alberi sono tutti uguali ‘ dice. E ride.
Cusco non risponde. Sale di corsa in camera sua, entra nel bagno, si inginocchia davanti alla tazza e apre la bocca. Dà fuori quasi soltanto vino, perché non ha mangiato niente, a parte qualche assaggio per vedere se la carne era cotta. Gli gira la testa. Si siede sull’orlo della vasca ad aspettare che gli passi. Poi si sciacqua il viso nel lavandino, beve qualche sorso dal rubinetto e quando si sente meglio va nella stanza di Alex. Barcolla un poco. Quando apre la porta, Alex è seduto sul letto col viso fra le mani. Ha una chiazza scura sui jeans, proprio davanti.
‘ E’normale’ pensa Cusco. ‘ Come va? ‘ gli chiede.
‘ Insomma ‘ fa Alex ‘ Che ore sono?
‘ Quasi le undici.’
‘ Di sera?’
‘ Sì, di sera. Come ti senti?
‘ Te l’ho già detto. Insomma.’
Alex si toglie le mani dalla faccia. Ha gli occhi rossi e le labbra gli tremano appena.
‘ Non mi fare la predica ‘ dice ‘ tanto è uguale.
‘ Lo so –  dice Cusco – non ti preoccupare. Non si può fare tutto in un giorno. Ci vuole tempo.
‘ Ma non mi chiedi niente?’
‘ Cosa vuoi che ti chieda?’
‘ Ce l’hai una sigaretta?’
Cusco ci pensa un momento.
‘ Di là ‘ dice ‘ ci sono ancora quelle di mamma. Sono un po’ vecchie.’
Alex lo guarda serio.
‘ Ma non vuoi sapere come mai ce l’avevo?
‘ No – dice Cusco ‘ non lo voglio sapere. Cosa cambia se anche me lo dici? Ce l’avevi, è evidente, e tanto basta.’
‘ Hai ragione ‘ fa Alex sporgendo le labbra ‘ tanto basta. Non fa una  piega.’
Cusco va e torna con le sigarette. C’è anche l’accendino.
Alex ne infila una in bocca mentre Cusco gli accosta la fiamma.
‘ Sono ancora buone ‘ dice Alex aspirando il fumo  ‘ Vedi che anche i morti servono a qualcosa? Mica solo a mandarti fuori di testa quando vai a trovarli al camposanto.’
E aspira ancora.
‘ C’è un sacco di gente ‘dice Cusco ‘ Forti però non è venuto. Se non ti va di scendere è uguale.’
‘ Forti ‘ fa  Alex ‘ quel testa di cazzo. Lo sapevo che tanto non veniva.’
Poi  gli viene in mente qualcosa.
‘ Ho invitato quattro o cinque ex della comunità. Non allarmarti, è gente a posto. Li hai visti? Mi sono dimenticato di dirtelo. Li ho chiamati da qui. Li hai visti?’ Cusco si ricorda di quei giovanotti educati che non conosceva e dei quali non ricorda i nomi ‘ Sono di sotto. Non avevo capito chi fossero. Ma va bene. Te la senti di scendere?’ Alex si alza in piedi.
‘ Credo di sì. Mi sono solo pisciato addosso, alla fine. Poteva andare peggio.’
Mette in tasca le sigarette e l’accendino. ‘ Mi do una sciacquata e vengo ‘ dice.
 
  Ed ecco il figliuol prodigo ‘ dice  Gianna quando vede Alex . Gli spalanca le braccia e gli dà un bacio, e per un istante lo tiene stretto contro di sé. Alex sente il profumo tenue del deodorante. ‘  Bello mio, ti sei fatto desiderare. Ma non importa,  meglio tardi che mai.’ Poi lo  prende sotto braccio e gli stringe la mano senza lasciarla. ‘ Ora mi fai compagnia per cinque minuti ‘ gli dice  ‘ e poi ti lascio libero. E’ un sacco di tempo che non stiamo un po’ insieme. ‘ E c’è anche il vitello grasso? ‘ chiede Alex ‘ E i fratelli invidiosi? Insomma, tutta la sceneggiata. Altrimenti non c’è gusto.’
Intanto gira gli occhi attorno a cercare i suoi amici.
  Di vitelli e di grassi ce n’è quanti ne vuoi ‘ fa Gianna ‘ questi qui  sembrano digiuni da sei mesi. Stanno facendo strage di tutto. Una cosa da non credersi. Tu invece sei bello magro. Stai bene così. Ti va di vedere Lena e  Marci?’
In quel momento  Giodi e Chillè escono dal giardino col bicchiere in mano. Barcollano appoggiandosi l’uno all’altro. ‘ Alex il grande ‘ dice Chillè ad alta voce ‘ eccolo qua! Il meglio di tutti. Dammi un bacio, piccolo. E’ una vita che non ti vedo.’ Quando gli avvicina la guancia, Alex sente forte l’odore del cibo e del vino.
Giodi gli stringe la mano. Ha gli occhi rossi e una espressione ingorda e  feroce, della quale è inconsapevole. Gli si vedono i denti macchiati. ‘ Allora  ‘ gli fa ‘ che combini? Sant’iddio, sei magro da fare invidia. Un figurino. Ma come fai?’
  Ma davvero non lo sai? ‘  risponde Alex  ‘ Mi sa che sei l’unico. Mi sa che sei rimasto un po’ indietro, Giodi. Il fatto è che io mi buco. Mi faccio di eroina e di ogni altro ben di dio che dio caca sulla terra.  Insomma, lo sanno tutti. E’ così che mantengo la linea. Parla con Cusco. Lui è papà, e i papà sanno tutto. Parla con Cusco.’
Giodi riduce il sorriso.
‘ Che c’entra ‘ dice ‘ questa è acqua passata. Non bisogna mica…Insomma, ti trovo in forma, ecco. Volevo dire solo questo.’ ‘ Acqua passata? ‘ dice Alex ‘ Acqua passata un paio di coglioni. Io sono un tossicodipendente. Hai capito? Un maledetto drogato. Giodi, fatti il segno della croce. E parla con Cusco.’ Alex lo guarda negli occhi, immobile, e non dice niente. Gianna sente che i muscoli del braccio gli si fanno duri. E allora:
‘ Vieni, andiamo da Mariù ‘  dice, e lo tira via.
Mentre si allontanano Giodi dice qualcosa a voce neanche troppo bassa, “il solito stronzo” dice, o qualcosa di simile, che però ad Alex non fa né caldo né freddo. Alex considera Giodi poco più che merda, e Chillè un giullare da quattro soldi. ‘ I famosi meccanici del cazzo ‘ mormora, e Gianna lo sente e non dice nulla e gli stringe la mano, senza lasciarla.
Però Mariù non si trova, vanno di qua e di là  ma non si vede. C’è molta confusione. Sono tutti abbastanza ubriachi e le luci del giardino sono deboli, le persone non si distinguono. Vicino alla casa  si vedono i fuochi rossi del forno e del barbecue. Ci sono ombre che si muovono davanti al rosso con in mano i piatti e i bicchieri di carta. ‘ Mi sa che Mariù sta servendo la spigola ‘ dice Gianna ‘ Ma dov’è Cusco? Ah, ecco Lena e Marci.’
I bambini sono vicino alla siepe di bosso e giocano a nascondino in due.
‘ Si stanno annoiando da morire ‘ pensa Alex ‘  Da soli in questo bordello. Forti è proprio un animale. E quella puttana di Giulia.’ Si morde forte l’interno della guancia fino a sentire il dolore. ‘ Ragazzini ‘ dice Gianna ‘ questo è zio Alex. E’ il figlio di Cusco. Venite a dargli un bacio.’ ‘ Ma lasciali stare’ dice Alex ‘ come fanno a ricordarsi di me?  E’ passato un sacco di tempo.’ ‘ E che fa? ‘ dice Gianna ‘ tu sei sempre zio Alex. Il tempo non c’entra.’
Lena e Marci si fermano.
E’ chiaro che non lo riconoscono, ma quando sentono che è il figlio di Cusco si avvicinano. ‘ Vi state divertendo? ‘ chiede Alex. ‘ Insomma ‘ dice Marci ‘così così.’ ‘ Io ho sonno ‘ fa Lena ‘ quand’è che andiamo a casa? ‘ Bisogna aspettare la torta ‘ dice Gianna ‘ e poi andiamo tutti a nanna.’
‘ Ma no ‘ fa Alex ‘  che torta, figurati. Senti, fai così, portali su in camera mia. Li metti a letto e magari tu dormi nella stanza di Cusco e domattina ve ne andate con calma. E’ tardi per loro. E  anche tu sei stanca, la torta ve la mangiate domani a colazione. ‘
Gianna ci pensa un momento.
‘ Tu dici? Mi sa che hai ragione, forse è meglio. Grazie Alex, sei l’unico essere ragionevole qua in mezzo. Questi non li tiene più nessuno,  grandi e piccoli. Che tribù di matti.  Bambini, allora andiamo tutti a nanna nella stanza dello zio Alex. E stanotte restiamo qui. Va bene?’
Lena e Marci sono tutti contenti di quella  novità imprevista e dicono “sì sì”.
‘ Ma tu dove dormi, zio Alex? ‘ chiede Marci.
‘ Ma io mica ho sonno ‘ dice Alex ‘ e se mi viene mi addormento in piedi.’
‘ Come i cavalli? ‘ dice Marci.
‘ Bravo Marci. Proprio come i cavalli.’
E  gli fa il verso dei cavalli quando dormono.
‘ Zio Alex ‘ dice Lena ‘ ma sognano i cavalli ?
‘ Hai voglia. Sognano eccome.’
‘ E che si sognano ?’
Ah, bè ‘ dice Alex ‘ si sognano di avere un bel lettuccio dove sdraiarsi. Proprio come fate voi fra un minuto. Un bel letto comodo dove stendere le gambe e fare tanti bei sogni.’
 A mezzanotte meno un quarto Cusco sta sulla porta della cucina seduto a un tavolino di plastica e guarda nel giardino. Gilla e Mariù  l’hanno visto scendere pallido come un morto e hanno capito che forse qualcosa non va bene. Gilla ha stretto le labbra.
‘ Adesso ti  siedi qui tranquillo e butti giù qualcosa ‘ gli ha detto ‘ e guai se bevi.’
Mariù gli ha messo nel piatto una mezza bistecca, qualche tartina  e una patata. Cusco ha cominciato a mangiare lentamente, ogni tanto ingoia anche un boccone di pane. Le donne continuano a occuparsi della cena, ma ormai da mangiare c’è rimasto ben poco. Raccolgono gli avanzi,  i piatti e i bicchieri di carta sporchi e li gettano nelle buste della spazzatura. Mariù sta spazzando la cucina e raccoglie le cicche che sono dovunque.
‘ Fra poco bisognerà tirare fuori la torta’ dice Cusco.’ ‘ A quello ci pensiamo noi ‘ dice Gilla ‘ e se solo fai la mossa di alzarti, giuro che ti lego alla sedia.’ Cusco le sorride.
‘ Sai ‘ le dice ‘ sono sicuro che lo faresti senza pensarci due volte. Davvero.’ ‘ Ci puoi giurare che lo farei ‘ dice Gilla ‘ E’ vero Mariù?  E dopo la torta, tutti a casa.’ ‘ Ma no ‘ dice Cusco ‘ come si fa? Gli avevo promesso che avremmo fatto l’alba. Mario ci tiene.’ ‘ Senti Cusco  ‘ gli fa Gilla ‘ qui se non ti sbrighi a chiudere il ristorante e soprattutto il bar, finisce che ci tocca chiamare una ventina di ambulanze. Ma non vedi che diavolo di casino stanno combinando?’ ‘ Si divertono solo un po’ ‘ dice Cusco ‘stiamo fra noi. Che male c’è?’ Rivolge quella domanda a se stesso, anzi no, non la rivolge a nessuno. Il fatto è che non riesce a vedere dov’è Alex.
In quel momento si avvicina Gianna con i bambini.
‘ Cusco ‘ gli dice ‘ Alex ci ha detto che potevo portare i bambini in  camera sua. Non ce la fanno più. E io pure, veramente. Ma volevo dirlo anche a te. Ti abbiamo praticamente occupato la casa. Sembriamo un esercito di sbandati.’
‘ Macchè ‘dice Cusco ‘ mi fa piacere. Questa è casa vostra.’
Poi pensa a una cosa e dice: ‘ Però ti conviene usare la mia stanza. State più comodi. Metti i piccoli nel letto matrimoniale e tu ti puoi anche prendere la brandina che sta nell’armadio. Oppure ti metti a letto con loro, come vuoi. E ci vediamo domani.’ Gianna gli dà un bacio.
‘ Ma senti ‘ dice Cusco ‘ dove sta Alex?’
‘ E’ con quei ragazzi  amici suoi ‘ dice Gianna ‘ si sono messi per conto loro a chiacchierare. Da qui non li vedi. Va tutto bene, Cusco, stai tranquillo. Allora, buonanotte a tutti. Ciao mamma.’ ‘ Ciao ‘ dice Mariù ‘ Bambini, non si dà un bacio alla nonna?’ Poi Gianna  entra in casa sbadigliando con i piccoli per mano. ‘ Scusaci davvero, Cusco ‘ dice Mariù ‘ ti stiamo dando un sacco di fastidio.’
Cusco ripete che assolutamente,  quella casa lì è come fosse casa loro, che gli fa piacere che i bambini dormono lì e così via.
‘ Ah ‘ dice  Gilla ‘  ecco che arrivano i principi consorti. Allora è vero che siete ancora vivi. Sono Lello e Farì, i mariti di Mariù e di Gilla. Cusco li aveva salutati all’arrivo e poi non li aveva più visti.’ Sono due architetti, hanno lo studio insieme e si sentono parte di una specie di élite composta da loro due soltanto. Arrivano dal giardino, con le cravatte allentate e il colletto della camicia sbottonato. Il marito di Gilla ha in mano una bottiglia di grappa vuota a metà.
‘ Cusco ‘ dice  ‘ una bellissima festa.
Si accende una sigaretta e si mette a sedere lì accanto. Poggia la bottiglia per terra accanto alla sedia. L’altro resta in piedi e barcolla un po’.
  Dov’è Gianna? ‘ chiede Lello.
  Commovente ‘ risponde Mariù ‘ Un padre disperato per la sorte della sua famiglia. Fatti un altro goccio per sopravvivere al dolore.’
‘ E dai ‘ dice Lello ‘ per una volta. Ciao Cusco, scusami. Come va?’
‘ Tua moglie è proprio antipatica ‘ dice Farì ‘ Ma noi per dispetto ce ne facciamo un altro col festeggiato. Dove sono i bicchieri?’
‘ Se ti azzardi ti decapito ‘ dice Gilla ‘ Lascia in pace Cusco. Mi sa che per oggi ha già dato.’
Farì si mette a ridere.
‘ Cusco ‘ dice ‘ ma che ci combini? Ti sei fatto mettere sotto da queste due? Avanti. Un goccio fra colleghi. ‘
Cusco lo guarda. Intanto Lello torna dalla cucina con una sedia per lui e tre bicchieri di carta.
‘ Non ce n’erano più di puliti, ma noi siamo uomini duri.’
‘ E da quand’è che siamo colleghi, io e te? ‘ sta chiedendo Cusco a Farì.
Lello raccoglie la bottiglia da terra e riempie i bicchieri.
‘ Farì ‘ dice Cusco.
‘ Eh? Scusami, vecchio, ero distratto. Dimmi.’
‘ Ti ho chiesto da quand’è che io e te siamo colleghi. Colleghi di che?’
Gilla si volta verso il marito.
‘ Cioè? ‘ chiede Farì.
 Guarda Cusco e ha la faccia di uno che non ha capito.
‘ Cioè ‘ fa Cusco ‘ io sono un ex meccanico. Anzi no, sono ancora un meccanico, anche se non lavoro più. Tu invece sei architetto, no? Ecco: come succede che siamo colleghi?’
Gilla si avvicina.
‘ Dammi quella bottiglia ‘ dice.
‘ Non rompere ‘ dice Farì ‘ sto parlando con Cusco. Col mio collega Cusco.’
‘ E dai ‘ dice Lello.    
‘ Dai un corno ‘ dice Gilla ‘ Molla  quella cazzo di bottiglia.’
Farì la guarda brutto, poi gira gli occhi da un’altra parte e si passa la lingua sulle labbra.
‘ Sta' buona ‘ dice ‘ sta' buona.’
Mariù, più dietro, si accende una sigaretta e incrocia le braccia.
‘ Ma guarda ‘ pensa piena di meraviglia ‘ Che cos’è questo?’
‘ Aspetta un attimo, Gilla ‘  sta dicendo Cusco ‘ tanto non bevo, non ti preoccupare. E poi il problema non è la bottiglia. Però questa cosa la voglio sapere.’
Farì ingoia d’un fiato e poi sbuffa.
‘ Cusco ‘ dice ‘ mi sa che sei stanco. Stai diventando pesante. Ma che cosa vuoi sapere?’
‘ Eh ! ‘ fa Lello. Scuote la testa e poi non dice altro.
‘ Insomma la piantate? ‘ dice Gilla ‘ Ma che diavolo succede? Cusco, anche tu. Non è un granché come scherzo.’
‘ E chi è che scherza?  Ho solo fatto a tuo marito una domanda seria.
‘ Ecco ‘  dice Gilla ‘ è lì che hai sbagliato.’
‘ Insomma, Cusco ‘ dice Farì alzando la voce ‘ che cosa cazzo vuoi, alla fine? Ti fai forte di queste due e rompi i coglioni a sproposito. Stai parlando a vanvera, te ne rendi conto? Se ti rode non è colpa mia. Gilla, mi sa che è meglio se ce andiamo. Il nostro amico e collega Cusco ha un attacco di arteriosclerosi. E si è dimenticato di come si trattano gli ospiti. Soprattutto quelli di riguardo. E intanto c’è un sacco di gente sballata qua attorno. Roba tipo rifiuti. E che nemmeno si vergogna. ‘
E poi fa:
‘ Se ce lo dicevi che era un droga party, venivamo attrezzati.
‘ Basta così! ‘ grida Mariù ‘ Gilla, falli smettere, ti prego!’
Gilla invece si morde le labbra ma non dice nulla.
‘ Farì, ascoltami bene ‘ dice Cusco ‘ Il fatto è questo: io con te non mi ci cambierei neanche da morto. Quindi, colleghi neanche a parlarne. E poi c’è anche un’altra cosa. Tu non sei ospite. Gilla e Mariù sono ospiti. Anzi, nemmeno,  perché sono vecchie amiche e qui sono a casa loro. Tu invece no, sei solo un consumatore. E anche tu ‘ dice poi rivolto a Lello.
‘ Ah ‘ dice Lello ‘ e adesso che c’entro io?’
‘ Hai ragione ‘ dice Cusco ‘ scusami, tu non c’entri mai’
Fa una pausa e poi dice:
‘ Lello ‘  guardandolo in faccia  e scandendo le sillabe.
Si alza e se ne va verso il giardino, a cercare Alex e i suoi amici.
 
‘ Cusco ‘ chiama Mariù ‘ aspetta un momento. Cazzo, aspettami, ho detto.’
Cusco si è fermato in mezzo al giardino pieno di gente che alza il bicchiere verso di lui. Mariù gli sta correndo incontro
‘ Ma che è successo? ‘  Mariù sta proprio piangendo, altrochè.
Cusco la abbraccia.
  Non lo so. Ti giuro che non lo so. Dovrei chiedere perdono a te e a Gilla ma in questo momento non ne ho voglia. Cercate di farne a meno.’
‘ Lascia perdere queste stronzate e dimmi cosa è stato ‘ gli dice Mariù ‘ E’ per Alex? E’ così, è Alex?’
Allora Cusco le racconta in due parole quello che era successo nel pomeriggio.
‘ Non ho chiamato nessuno ‘ dice ‘ se l’è cavata da sé, povero figlio. Ora però sta bene. Sta con quei suoi amici. Ho capito di chi si tratta, è gente a posto. Sono venuti per lui.’
‘ Ma sei sicuro? ‘ chiede Mariù ‘ Non è che…’
‘ No. Ma il punto non è questo. Ce l’hai una sigaretta?’
‘ Cusco! ‘ fa Mariù ‘ Avevi smesso, caro. Lascia stare.’
Ma poi ne prende una per sé e una per lui e gliela accende. Gliela infila fra le labbra.
In quel momento passa Mario quasi di corsa.
‘ La torta! ‘ strilla, e scompare verso la cucina.
‘ E allora? ‘ fa Mariù.
‘ Mariù ‘ dice Cusco ‘ il fatto è che  io non ho trovato niente da dirgli. Hai capito? Proprio niente. Non c’era uno straccio di motivo per cui non avrebbe dovuto farlo. Non uno che io sapessi capire, almeno.  Noi tutti pensiamo di sapere che è una cosa sbagliata e pensiamo anche di sapere perché. Invece questi perché non esistono.  Si può fare o non fare, tutto qui. I perché vengono tutti costruiti dopo, a cose fatte. E’ come una storia scritta al contrario. Ma se la leggi dal principio, ti accorgi che non ha senso e che hai solo buttato giù un mucchio di frasi fatte. Un uomo di ventisei anni si è fatto un buco di eroina. Non c’è altro da dire.’
‘ Cusco, forse io non capisco. Ma forse capisco, invece ‘ dice Mariù dopo un minuto ‘ Che cosa si deve fare allora? E’ una cosa insopportabile.’
‘ Niente. Magari aiutarci  un  po’ quando serve. Ma senza esagerare. E per il resto niente.’
‘ Dio ‘ dice Mariù ‘ che vita di merda. E Alex è un così bravo ragazzo. Non se lo merita.’
‘ Ma no ‘ risponde Cusco ‘ invece se lo merita, perché lo vuole. Ah sì, lo vuole, sta’ sicura. Ciò però non toglie che sia anche un bravo ragazzo. Le due cose possono stare benissimo insieme. E’ un gran bravo ragazzo pieno di buchi. ‘
Cusco getta via la sigaretta. Attorno c’è una certa agitazione, la gente si sposta verso la cucina.
Cusco capisce di cosa si tratta e stringe i pugni.
‘ Mariù ‘ dice ‘ scusami adesso, voglio cercare Alex.  Dev’essere giù in fondo al giardino.’
‘ Ma posso venire con te?’
‘ Certo – dice Cusco.’
 
Invece  arriva di colpo un sacco di gente, davanti a tutti c’è Mario con la torta fiammeggiante di candeline.   ‘ Togliti Mariù ‘ strilla ‘ mica è la festa tua.’
Tutti applaudono e forse gridano auguri, qualcuno ha portato una sedia a e Cusco capisce quello che stanno per fare ma non sa come impedirglielo. Così lo sollevano sulla sedia come in trionfo e cominciano a correre su e giù per il giardino.
‘ Mettetemi giù’ grida’ Pezzi di stronzi. Mettetemi giù!’
Ma tutti gridano qualcosa battendo le mani e non si sente niente, solo quella parola ripetuta di continuo, che forse è “auguri”  seguita dal nome di Cusco, poi c’è chi grida cent’anni, e Cusco traballa da tutte le parti sopra la sedia, e batte i pugni per protestare ma tutti pensano che sia un incitamento e ci danno dentro ancora di più. Cusco cerca di vedere chi  sostiene la sedia, e si accorge che sono Giodi e Chillè, che da sotto gli mostrano la lingua, e che con loro ci sono anche Lello e Farì, che sollevano la testa a guardarlo e si sbellicano dalle risate e gridano anche loro qualcosa, forse dicono collega. Qualcuno ha portato delle torce e ora le hanno accese, e ogni angolo del giardino si illumina di arancione quando  il corteo passa vicino alle alberi e alle piante.
‘ Maledetti idioti ‘ grida  Cusco’ attenti al fuoco! ‘  ma nessuno capisce, anzi pensano che abbia detto “è ancora poco” e allora tutti cominciano a ripetere “di più,di più” e corrono ancora più svelti, non so quante volte fanno il giro del giardino, con Mario davanti che regge la torta con le candeline che nemmeno si spengono, maledizione.
  Ma perché, perché ? ‘ grida Cusco piangendo da sopra la sedia come un papa finto a martedì grasso, e gli altri allora a urlare “Ma cos’è, ma cos’è” anzi no, non è questo, cantano invece a  squarciagola  “Dov’è dov’è ?”  una canzonaccia di quand’erano giovani e Cusco cerca di vedere dove sono Mariù e Gilla, tende le mani perché loro sono le uniche che lo aiuterebbero a scendere da lì, ma non riesce a distinguere niente, il fumo delle torce gli brucia gi occhi,  e di colpo pensa a come ci deve rimanere Alex a vedere tutta quella schifosa allegria senza senso, Alex e i suoi amici così seri, quella sì che è gente  a posto, e Cusco si vergogna da morire a stare su quella sedia ridicola, a settant’anni suonati, mentre tutti,  tutti festeggiano Cusco senza sapere assolutamente di cosa si tratta, e pensa “speriamo che almeno loro se ne siano andati”, perché sono gli unici di cui si vergogna veramente, gli altri non contano.
‘ Ma allora perché li ho invitati? ‘ pensa, e quando di colpo si rende conto del motivo gli prende a ridere talmente  forte che  gli altri battono ancora di più  le mani e gridano Cusco, Cusco.
‘ E’scritta al contrario’  grida da sopra la sedia ‘  E non ha senso, non ha senso!’
‘ Non ha senso, non ha senso! ‘ gridano anche gli altri.
‘ Sia benedetto iddio’ grida ancora Cusco ‘ non ha senso! Ma non importa, non importa!’
‘ Non importa, non importa! ‘ fanno eco gli altri ‘ Non ha senso! Non importa!’
Qualcuno, da sotto, gli passa un bicchiere di vino spumante.
‘ Alex ‘ grida Cusco alzando il bicchiere ‘ sei un bravo ragazzo, davvero. Ma non ha senso!’
‘ E non importa ! ‘ dicono gli altri.
‘ E voi siete tutti dei veri amici. Ma non importa!’
‘ E non ha senso! Cusco, Cusco, non ha senso!’
‘ Ancora un giro! Tanto che importa?
‘ Non importa, non importa  ‘ gridano gli altri ‘ Ancora un giro!’
‘ E per il resto niente!’
‘ E per il resto niente!’
‘ Ah, che sollievo! ‘ grida Cusco ‘ Che terribile sollievo!’
‘ Sì, che sollievo! Terribile! Ma non importa! ‘
Poi sono tutti troppo stanchi e si fermano. Mario poggia sul tavolo la torta ancora accesa.
‘ Auguri, vecchio! ‘ grida.
Allora gli altri mettono giù la sedia e Cusco si alza e soffia e spegne tutte le candeline.

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