Di tutte le strade che portano a Sloviansk, solo una rimane relativamente al sicuro dai droni russi: quella che parte da Barvinkove, un percorso da ovest a est fiancheggiato da tristi e polverosi villaggi. Come molte altre zone vicino al fronte, la strada è ricoperta di reti tese tra pali, a formare un tunnel infinito che ondeggia al vento.
Le reti sono progettate per intercettare i droni russi carichi di esplosivo che si lanciano sui veicoli, e le difese improvvisate che formano sono diventate uno dei simboli più evidenti di come la guerra tra Kiev e Mosca sia cambiata.
Per i soldati che hanno fretta o per i civili disposti a correre maggiori rischi, esistono altre strade. In particolare, quella che scende da Izium, correndo da nord a sud lungo la linea del fronte. Percorrere questa strada, tuttavia, può essere un azzardo mortale.
Poiché i droni ora hanno una gittata maggiore, questa strada è diventata bersaglio del fuoco nemico, così come quasi tutte le altre strade della zona. Per coloro che scelgono di avventurarsi su di essa, c’è solo una cosa da fare: guidare il più velocemente possibile”.
Anche un reportage del New York Times racconta che “le truppe russe si sono fatte strada a Konstantinovka. Druzhkovka si è trasformata in una desolazione. Pertanto, Slavyansk e Kramatorsk rimangono gli ultimi veri bastioni dell’Ucraina a Donetsk. Sebbene Kiev insista nel continuare la lotta per la regione, potrebbe non rimanere molto da difendere delle sue città principali”.
In Russia alcuni osservatori ritengono invece possibile che dopo la caduta di Kostantinyvka e Lyman lo sforzo bellico russo si concentri più a nord, nella regione di Kharkiv (Kharkov per i russi) con l’obiettivo di concludere la battaglia infinita per il controllo di Kupyansk e della valle del fiume Oskol, dove i russi hanno ripreso ad avanzare, per poi puntare su Izyum per poter poi minacciare anche da nord le ultime roccaforti ucraine nella regione di Donetsk.
Ipotesi forse concrete o forse diffuse per confondere o ingannare gli ucraini. Per il momento i fruttuosi progressi ottenuti dai russi nell’avvicinamento a Slovyansk e Kramatorsk inducono a ritenere che in questo settore il crescente indebolimento delle capacità ucraine costituisca una buona opportunità per Mosca.
Lo ha ben dimostrato la caduta di Rai-Aleksandrivka, cittadina che gli ucraini avevano trasformato in fortezza e in passato importante base logistica. La sua caduta offre ai russi l’opportunità di utilizzarla come trampolino per l’offensiva verso ovest in direzione di Mykolaivka ad appena due chilometri da Slovyansk, ma anche di schierarvi ingenti forze d’artiglieria e droni con cui battere le strade su cui viaggiano i rifornimenti destinati alle guarnigioni ucraine di Slovyansk e Kramatorsk.
Le forze russe sono avanzate su entrambi i lati della strada Slavyansk-Bakhmut, nella zona di Fedorovka e Novomarkovka, sono penetrate da Zakotnoe verso Krivaya Luk e Stupochki e hanno conquistato Novodmitrovka, avvicinandosi così a Konstantinyvka da nord.
Gli altri fronti
Nelle ultime settimane i progressi militari russi si sono registrati anche nel settore di Pokrovsk (regione di Donetsk) e nelle regioni di Sumy e Kharkiv dove le forze di Mosca non solo stanno aumentano il controllo della fascia territoriale lungo il confine con la Russia ma stanno puntando verso i capoluoghi di Sumy e Kharkiv offensive di cui è prematuro prevedere dimensioni e obiettivi ma che vengono accompagnate da crescenti bombardamenti di artiglieria, droni e bombe aeree sui centri logistici e le postazioni ucraine.
Nell’oblast di Sumy la conquista di Ivolzhanskoye avvicina i russi alla periferia della città di Sumy mentre nell’oblast di Kharkiv le operazioni offensive nel settore di Kazachya Lopan aprono ai russi l’opportunità di controllare non solo un altro tratto di confine ma anche la ferrovia che collega Kazachya Lopan a Kharkiv.
Blogger militari russi rilevano che un’avanzata lungo la ferrovia di una dozzina di chilometri metterebbe sotto il tiro dell’artiglieria moltissimi obiettivi militari e industriali a Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina.
Più a sud nello stesso oblast i russi sono di nuovo penetrati in forze a Kupyansk anche se le fonti ucraine e filo-ucraine si limitano a riferire di infiltrazioni di piccole unità.
Nella lunga battaglia sulla riva orientale del fiume Oskol l’obiettivo dei russi, che qui dispongono di un’ampia superiorità in volume di fuoco, è sempre stato quello di attirare in battaglia il maggior numero possibile di brigate ucraine per poi puntare ad accerchiarle con il fiume alle spalle.
Sul fronte meridionale di Zaporizhia gli ucraini oppongono una tenace resistenza alle avanzate russe, marginali da sud ma più pronunciate da est. Kiev ammette che i russi hanno tagliato la linea del fronte a sud-ovest, vicino a Orikhiv (per i russi Orekhov).
Un’avanzata che le stesse fonti russe non definiscono significativa, ma crea le premesse per nuove offensive verso nord.
Non è chiaro se i russi controllino o meno almeno una parte di Mala Tokmatcha, da cui gli ucraini sostengono di averli respinti, ma appare evidente che il prossimo obiettivo russo sarà proprio Orikhiv mentre da est i russi avanzano nella stessa direzione da Myrne, nonostante gli sforzi ucraini di colpire le retrovie logistiche russe su questo fronte fino alla Crimea.
Secondo il generale Syrsky, intervistato da The Times, la Russia schiererebbe oltre 720.000 soldati in Ucraina e si sta preparando a rafforzare su larga scala l’impiego dei suoi droni in prima linea. Un numero di truppe in linea con quanto dichiarato lo scorso anno da Vladimir Putin (oltre 700mila) e con diverse stime che valutano tra i 700 mila e i 750mila i militari russi schierati in Ucraina e lungo i confini russo-ucraini.
Syrsky sottolinea come Mosca non abbia rinunciato alla conquista di nuovi territori. Nel giugno 2026 le forze russe impiegavano in prima linea già tra i 6.000 e i 7.000 droni FPV al giorno; secondo l’intelligence Ucraina Mosca punta a decuplicare le proprie capacità, raggiungendo i 33.000 droni giornalieri entro la fine dell’anno.
Il generale ucraino ritiene tuttavia che Kiev abbia ripreso l’iniziativa nella guerra dei droni: la strategia Ucraina consiste nel difendere il proprio territorio, infliggere alla Russia perdite superiori alle sue capacità di rimpiazzamento e condurre attacchi con droni contro le industrie russe della logistica, dell’energia e della difesa.
Secondo Syrsky le forze ucraine hanno inflitto 183.500 perdite alle truppe russe dall’inizio dell’anno, e conducono quasi il doppio delle missioni con droni FPV rispetto ai russi. Dati che non sembrano corrispondere ai report che giungono dalla prima linea.
Secondo i rapporti del Ministero della Difesa di Mosca, l’esercito russo abbatte in media 223 droni a lungo raggio al giorno, più frequentemente nelle regioni di Belgorod, Kursk, Bryansk e in Crimea: oltre 39.000 droni ucraini sono stati distrutti sul territorio della Russia nel 2026, una media di 6.000 al mese.
Valutazioni
Entro poche settimane sarà forse evidente se l’offensiva russa sarà in grado di spezzare il fronte ucraino imprimendo una svolta alla guerra o se si limiterà a conseguire importanti ma non decisive conquiste territoriali.
Saranno più chiare anche le capacità ucraine di sostenere ancora la strategia della difesa a oltranza dei capisaldi che sacrifica intere brigate senza fermare il nemico. In assenza di una ritirata strategica di qualche decina di chilometri su un fronte più corto e meglio difensibile (ritenuta da molti osservatori improbabile per ragioni squisitamente politiche) il rischio che il logoramento dei reparti ucraini a fronte delle elevatissime perdite diventi insostenibile è sempre più concreto.
E’ pur vero che, rispetto ai reparti della Wehrmacht della Seconda guerra mondiale, l’Ucraina non è sola e riceve ampi supporti militari dagli europei, ma non truppe che invece rappresentano oggi la maggiore carenza delle forze di Kiev: truppe e soprattutto truppe addestrate. E in ogni caso anche i rifornimenti di armi e munizioni dall’Europa sono in costante calo.
Di fronte al rischio di un collasso delle difese ucraine, che avrebbe riflessi pesanti anche in Europa, alcuni analisti russi temono che Kiev possa cercare di allargare le ostilità e aprire un fronte di guerra con la Bielorussia con l’obiettivo di trascinare nel conflitto anche le nazioni UE e NATO.
Il “fronte bielorusso”
Segnali in tal senso, con le minacce di Zelensky a Minsk, sono emersi chiaramente già la scorsa settimana quando Kiev ha accusato i bielorussi di fornire supporto di guerra elettronica ai russi per l’impiego dei loro droni, chiedendo alla Bielorussia di interrompere la costruzione di infrastrutture militari e di rifornimento di carburante nelle zone di confine.
Secondo Zelensky, la Bielorussia sta “preparando le infrastrutture per una potenziale espansione dell’aggressione contro l’Ucraina”. Il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko ha dichiarato che la Bielorussia non sta cercando la guerra ma se Kiev la trascinerà in un conflitto questo “passerà a un nuovo livello”.
Tra le località chiave figurano le direzioni Kobrin-Kovel, Ivatsevichi-Manevichi, Luninets-Sarny, Rechitsa-Korosten e Gomel-Chernigov. Tra le unità militari specifiche citate si annoverano la base di carburante e lubrificanti 2766 a Krasny Bereg (regione di Gomel), la base di munizioni 1405 nella regione di Mogilev e altre strutture situate tra i 50 e i 100 km dal confine ucraino.
Che la tensione tra Kiev e Minsk stia salendo lo dimostra anche la decisione delle autorità ucraine di evacuare obbligatoriamente 12 villaggi di confine dell’Oblast di Chernihiv, di cui 2 al confine con la Bielorussia. Circa 1.000 civili rimangono in questi 12 villaggi, tra cui 120 bambini. Le evacuazioni inizieranno il 1° luglio e dovrebbero concludersi entro 2 mesi.
“A fronte della minaccia bielorussa, è necessario creare nuove brigate per garantire il respingimento di questa possibile offensiva”, ha dichiarato il generale Syrsky, comandante delle Forze Armate ucraine.
Secondo lui, le unità esistenti non possono coprire l’intero nord dell’Ucraina in caso di guerra alla Bielorussia osservando che la Russia intende “formare ulteriori divisioni e 5 brigate” quest’anno. Un’affermazione che smentirebbe quindi le notizie diffuse da Kiev circa le difficoltà di Mosca ad arruolare volontari s contratto per combattere in Ucraina.
Il portavoce del Servizio di frontiera ucraino, ha però negato vi siano segnali di mobilitazione al confine di truppe bielorusse , sostenendo che nelle immediate vicinanze del confine non sta avvenendo un rafforzamento delle unità militari e delle attrezzature bielorusse. “Le unità che la Bielorussia mantiene lungo la nostra frontiera dal 2022 non stanno aumentando, ma vengono periodicamente avvicendate”.
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