domenica 28 giugno 2026

I russi a Kostyantynivka e avanzano verso Kramatorsk e Slovyansk - Gianandrea Gaiani

Da: https://www.analisidifesa.it - Foto TASS e Kommersant - Mappe: ISW, AMK E RVvoenkor - Gianandrea Gaiani. Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa (https://www.analisidifesa.it/). 

Da settimane è in atto una vasta campagna di disinformazione (l’ennesima) condotta dall’Ucraina e sostenuta dalla gran parte di politica e media in Europa, con l’obiettivo di enfatizzare gli attacchi dei droni ucraini contro obiettivi sul territorio russo celando quasi completamente la drammatica situazione creatasi in diverse aree dei 1.300 chilometri di fronte in territorio ucraino e in particolare nella “cintura delle fortezze” tenute dalle truppe di Kiev nella regione di Donetsk.

La situazione più grave per gli ucraini si registra a Kostyantynivka (per i russi Kostantinovka) dove i russi sono penetrati in maggio e che è ormai in buona parte sotto il controllo delle truppe di Mosca al netto di alcune sacche di resistenza ucraina disseminate in diverse zone dell’area urbana e in particolare nel centro-città, ormai completamente circondato dai russi. 

L’importanza cruciale di Kostyantynivka per la stabilità dell’intero fronte di Donetsk appare evidente osservando la mappa: la sua caduta significherebbe l’effettiva apertura di uno spazio operativo diretto per l’avanzata delle Forze Armate russe verso Druzhkivka e Kramatorsk, più a nord. 


La prima cittadina è già oggetto di pesanti bombardamenti con droni, artiglieria e bombe plananti lanciate dagli aerei russi: qui, secondo blogger ucraini, starebbero ripiegando i reparti di Kiev riusciti a ritirarsi dagli ultimi quartieri settentrionali di Kostyantynivka non ancora raggiunti dai russi. Alcune unità ucraine si erano precedentemente e gradualmente ritirate dalle zone centrali della città verso nord-ovest a causa della minaccia di essere accerchiate, ammettono analisti militari ucraini.

Una ritirata “spontanea”, o forse decisa dai comandanti sul terreno per mettere in salvo compagnie e battaglioni ma non certo disposta dal quartier generale poiché, come è già accaduto molte volte in passato, il generale Oleksander Syrsky, alla testa delle forze armate, continua a ostinarsi a non ordinare la ritirata a nessun reparto né alle guarnigioni dell’Esercito Territoriale che presidiano città e villaggi.

Una scelta che prolunga i tempi degli assedi russi ma sacrifica truppe, armi e mezzi svuotando l’esercito ucraino di militari addestrati che avrebbero potuto continuare a combattere difendendo linee più corte e posizioni più arretrate e meno svantaggiose. 

Si tratta di una riedizione cella stessa strategia dottata dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale per arginare la prima controffensiva a sovietica alle porte di Mosca, nell’inverno 1941/42 e poi dopo la sconfitta di Stalingrado e la grande battaglia di Kursk, nell’estate del 1943, che rappresentò l’ultimo atto offensivo dell’Asse sul Fronte Orientale.

Per quasi due anni, fino alla caduta di Berlino, Adolf Hitler ordinò di difendere le città trasformandole in capisaldi presto accerchiati dalle truppe sovietiche e la cui resistenza ad oltranza era senza speranza, concludendosi con perdite spaventose tra i veterani e le truppe meglio addestrate e più esperte che venivano decimate e catturate. Perdite che, come oggi quelle ucraine, erano sempre meno facilmente rimpiazzabili per i tedeschi.

Le sorti della battaglia di Kostyantynivka sembravano segnate già da tempo, dopo che era apparso chiaro che la maggiore potenza di fuoco russa impediva agli ucraini di contrastare l’avanzata nemica in città e ai lati del centro urbano portando così i russi a potervi schierare droni e artiglieria con cui bersagliare i quartieri centrali con l’obiettivo di logorare i reparti ucraini sempre più deboli ma anche le vie logistiche che alimentano la difesa ucraina. 


Come era già accaduto nella battaglia di Pokrovsk, le fonti ucraine tendono a evidenziare che vi sono sacche di resistenza nei settori meridionale e occidentale ma si tratta di forze rimaste isolate, destinate a soccombere o alla resa che non possono venire rifornite né evacuate.

Come osservano alcuni blogger militari russi la mappa dell’attività dell’artiglieria russa e dalle posizioni degli impatti dei raid aerei, le forze ucraine sono state respinte fino alla periferia occidentale e settentrionale decretando il successo russo nella battaglia per la conquista di Kostyantynivka.

La pressione già evidente del fuoco russo sulle linee nemiche a Druzkhivka e soprattutto l’avanzata russa a est e a ovest di Kostyantynivka potrebbe scoraggiare ogni tentativo di controffensiva ucraina come quella che nell’estate 2023 si infranse sulle postazioni russe intorno a Bakhmut che era appena caduta nelle mani dei combattenti del Gruppo Wagner.

Questo e altri precedenti non permettono però di escludere la possibilità che gli ucraini gettino nella mischia tutte le forze disponibili per ritardare la caduta di Kostyantynivka , evento che minerebbe tutta la narrazione interpretata da Volodymyr Zelensky e dagli altri vertici ucraini incentrata sui successi di Kiev e tesa a strappare altri aiuti militari e finanziari agli europei. 

In termini militari il generale Syrsky dovrebbe preoccuparsi di consolidare le difese meridionali di Druzkhivka facendo ripiegare gli ultimi reparti rimasti alla periferia di Kostyantynivka (anche tenendo conto del continuo depauperamento dei suoi reparti da combattimento, delle scorte e degli equipaggi di droni), ma già in passato Kiev ha preferito attuare scelte “politiche” scatenando controffensive tese solo a guadagnare tempo al prezzo di ampie perdite.

Alcuni media russi stimavano nei giorni scorsi che le truppe di Mosca controllassero oltre l’80% di Kostyantynivka (percentuale salita al 90 per cento nelle ultime ore), tesi smentita da ucraini e dagli osservatori filo-Kiev come l’Institute for the Study of War (ISW), secondo cui le affermazioni russe sono esagerate e tese a mostrare avanzate maggiori di quelle reali.

Lo stesso appunto che i russi muovono alle fonti ucraine e occidentali, tese a ridimensionare sulle mappe le avanzate russe spesso limitandosi a segnarle come “infiltrazioni” per poi ridurre nei bilanci mensili il numero di kmq conquistati da Mosca.

Le infiltrazioni di team di pochi uomini certo non mancano ma hanno l’obiettivo di individuare bersagli di pregio nelle immediate retrovie ucraina quali centri di comando, basi e depositi di droni e munizioni, che verranno poi attaccati dalle bombe FAB o dai missili balistici o da crociera russi. 

Come Analisi Difesa ha più volte sottolineato, i ritardi nel riconoscere i successi russi e la scarsa enfasi posta dai media su tali vittorie, contribuiscono a celare i progressi delle forze di Mosca con l’obiettivo di rendere ancora “digeribile” all’opinione pubblica europea ed ucraina il sostegno alla guerra.

Un atteggiamento che spiega perché, nonostante analisti ucraini abbiano riconosciuto che la fanteria russa è penetrata nei giorni scorsi da sud ed est fino alla periferia settentrionale di Kostyantynivka , il filo-ucraino e neoconservatore think-tank statunitense ISW si limita a definire gran parte della città “zona grigia”, cioè ancora contesa e non controllata dai russi.

In ogni caso pubblichiamo in questo articolo (come abbiamo sempre fatto) sia le mappe dell’ISW sia quelle russe del canale RVVoenkory e AMK Map.

Fonti di Mosca rilevano che nella parte nord-occidentale di Kostyantynivka, le forze russe hanno completato la conquista della restante area residenziale a sud dell’affluente del fiume Kryvyi Torets, dopo il ritiro delle forze speciali ucraine. Da lì, hanno attraversato l’affluente e si sono insediate nei primi isolati del distretto di Novoselivka, attaccando ora le posizioni ucraine alla periferia nord-occidentale di Kostyantynivka .

Nei giorni scorsi è emerso che alcuni gruppi d’assalto avanzati hanno raggiunto l’uscita nord-occidentale di Kostyantynivka e stanno tentando di entrare nel vicino villaggio di Osykove. Altri gruppi d’assalto hanno ripulito la sponda occidentale dei bacini idrici e si sono ricongiunti con altre forze nel distretto di Novoselivka. 


Nella parte centrale di Kostyantynivka, le forze russe hanno continuato a combattere per il distretto di Zinkovy, dove stanno tentando di stanare gli ultimi soldati ucraini rimasti a ovest del fiume Kryvyi Torets mentre continuano gli scontri per il controllo delle vicine zone industriali centrali, dove i russi stanno lentamente completando le operazioni di bonifica.

Nella parte orientale di Kostyantynivka, i russi hanno conquistato la stazione dopo che le forze ucraine si sono ritirate verso l’area dello stadio ormai accerchiata ma in cui i russi, come di consueto, lasciano aperte alcune strade per indurre gli ucraini a ritirarsi verso i quartieri settentrionali dove peraltro le forze russe hanno ampliato la zona sotto il loro controllo.

Altri gruppi d’assalto continuano ad attaccare le roccaforti ucraine all’ingresso settentrionale della città, vicino alla strada Novodmytrivka-Kostyantynivka, da est e da ovest. Blogger militari russi ammettono che in alcune aree la ridotta distanza tra le posizioni ucraine e russe in città rende sconsigliabile l’impiego di bombardamenti pesanti. 



A nord-est della città le truppe d’assalto russe che avanzano su Stenki da nord e da sud, stanno isolando le unità ucraine in quel settore. Anche dai resoconti dei militari ucraini emerge che la città è già considerata perduta dopo che i russi hanno preso possesso delle zone centrali, occidentali e settentrionali, controllano costantemente le vie d’accesso a Kostyantynivka, e per questo motivo gli ucraini hanno e tracciano le aree in cui i droni da trasporto ucraini portano i rifornimenti.

Sul campo di battaglia urbano., dal 20 al 26 giugno sono stati liberati 763 edifici. A Krasny Liman sono stati conquistati 327 edifici e 50 postazioni fortificate ucraine.

Nei dintorni della città, i russi hanno conquistato Roskoshnoe, stanno colpendo con intensi bombardamenti Osykove e Oleksiievo-Druzhkivka in preparazione all’avanzata verso Druzhkivka mentre fonti russe confermano la conquista i Illinivka (Ilinovka) e Brestok oltre a essere penetrate a Dovha Balka e a ovest di Stepanivka. (Stepanovka).

“Purtroppo, la conquista di Konstantinovka è quasi inevitabile”, scrivono gli analisti ucraini Alexander Shulman, Vladimir Litvinov e Orest Zog, previsione condivisa anche dal deputato della Rada di Kiev Mariana Bezuglaia.

Zelensky deve riuscire ancora una volta a convincere i suoi sponsor che “il fronte è in stallo” e che “le offensive russe non riescono a sfondare le linee ucraine”, argomenti più volte ribaditi anche da molti governi europei. Anche per questo la caduta di Kostantinyvka ha un valore politico forse ancor più rilevante di quello militare. 


Un reportage di Le Monde dalle retrovie a Slovyansk e Kramatorsk, a 20 chilometri dal fronte di Kostyantynivka , fotografa una situazione drammatica per le forze ucraine. Il quotidiano francese Le Monde descrive i soldati ucraini come emaciati, con ferite trascurate e traumi psicologici. Nelle retrovie di Slavyansk e Kramatorsk, le truppe dirette al fronte incontrano quelle che rientrano per un breve riposo o per venire curati.

I soldati temono soprattutto le bombe plananti russe, poiché non possono essere intercettate e ammettono che le forze russe stanno radendo al suolo la città per consentire l’avanzata della fanteria. La situazione per i difensori ucraini continua a peggiorare.

Blogger ucraini hanno riferito le dichiarazioni dei militari ucraini dell’unità speciale d’assalto “Yad” secondo i quali la situazione a Kostyantynivka è ormai compromessa irrimediabilmente e la città è considerata perduta dopo che i russi hanno conquistato le zone centrali, occidentali e settentrionali della città e controllano costantemente le vie di accesso esercitando molta pressione sugli equipaggi ucraini di droni.

Verso Slovyansk e Kramatorsk, ma prima Lyman

I russi acquisiscono ora la possibilità di minacciare da est e da sud Druzhkivka e soprattutto le roccaforti di Slovyansk e Kramatorsk da cui Kiev sta evacuando impianti industriali e civili. Le avanguardie russe distano ora meno di 10 chilometri dai sobborghi orientali e settentrionali di Slovyansk dopo la caduta di Rai-Aleksandrivka.

Anche Kramatorsk è più esposta dopo che le truppe russe hanno passato il corso d’acqua del Seversky-Donets raggiungendo l’autostrada E-40, puntando su Malynivka e spingendosi a una decina di chilometri dai sobborghi orientali della roccaforte. 

Alcuni osservatori russi che esaminano le diverse opzioni sostengono che il comando di Mosca opterà per separare le due città e investirle singolarmente in battaglie distinte.

I russi sono in avvicinamento alle due roccaforti ucraine ma prima di investirle è presumibile che intendano concludere anche la battaglia di Lyman dove i russi sono penetrati ormai da nord, est e sud e dove la resistenza ucraina sembra ormai agli sgoccioli anche perché la guarnigione è da tempo ormai del tutto isolata dalle liee ucraine al di là del fiume Severski-Donets.

Secondo i media ucraini, a Kramatorsk si registrano sempre più spesso attacchi con droni FPV, bombardamenti aerei e attacchi missilistici russi. In alcuni quartieri è già stata dichiarata l’evacuazione forzata. Molti medici se ne sono andati e una situazione simile si sta verificando con banche e uffici amministrativi. I negozi stanno chiudendo gradualmente, le piccole imprese abbandonano lentamente la città e in alcune zone i servizi comunali hanno già sospeso la raccolta dei rifiuti. 


In prospettiva, la difesa casa per casa di Kramatorsk e Slovyansk costituirebbe l’ennesima battaglia senza speranze per gli ucraini, sempre più a corto di riserve addestrate, tenuto conto che i russi, come hanno sempre fatto, isolerebbero prima le due cittadine tagliando o tenendo sotto tiro le linee di rifornimento mentre l’avanzata russa da sud e da est renderebbe più difficile per gli ucraini avvicendare i reparti in prima linea. 


Il già citato reportage di Le Monde riferisce che “le due città sono sotto attacco di droni che rendono la vita degli abitanti estremamente difficile. Sia i civili che i soldati temono un’intensificazione dei bombardamenti.

Di tutte le strade che portano a Sloviansk, solo una rimane relativamente al sicuro dai droni russi: quella che parte da Barvinkove, un percorso da ovest a est fiancheggiato da tristi e polverosi villaggi. Come molte altre zone vicino al fronte, la strada è ricoperta di reti tese tra pali, a formare un tunnel infinito che ondeggia al vento.

Le reti sono progettate per intercettare i droni russi carichi di esplosivo che si lanciano sui veicoli, e le difese improvvisate che formano sono diventate uno dei simboli più evidenti di come la guerra tra Kiev e Mosca sia cambiata.

Per i soldati che hanno fretta o per i civili disposti a correre maggiori rischi, esistono altre strade. In particolare, quella che scende da Izium, correndo da nord a sud lungo la linea del fronte. Percorrere questa strada, tuttavia, può essere un azzardo mortale.

Poiché i droni ora hanno una gittata maggiore, questa strada è diventata bersaglio del fuoco nemico, così come quasi tutte le altre strade della zona. Per coloro che scelgono di avventurarsi su di essa, c’è solo una cosa da fare: guidare il più velocemente possibile”. 


Anche un reportage del New York Times racconta che “le truppe russe si sono fatte strada a Konstantinovka. Druzhkovka si è trasformata in una desolazione. Pertanto, Slavyansk e Kramatorsk rimangono gli ultimi veri bastioni dell’Ucraina a Donetsk. Sebbene Kiev insista nel continuare la lotta per la regione, potrebbe non rimanere molto da difendere delle sue città principali”.

In Russia alcuni osservatori ritengono invece possibile che dopo la caduta di Kostantinyvka e Lyman lo sforzo bellico russo si concentri più a nord, nella regione di Kharkiv (Kharkov per i russi) con l’obiettivo di concludere la battaglia infinita per il controllo di Kupyansk e della valle del fiume Oskol, dove i russi hanno ripreso ad avanzare, per poi puntare su Izyum per poter poi minacciare anche da nord le ultime roccaforti ucraine nella regione di Donetsk.

Ipotesi forse concrete o forse diffuse per confondere o ingannare gli ucraini. Per il momento i fruttuosi progressi ottenuti dai russi nell’avvicinamento a Slovyansk e Kramatorsk inducono a ritenere che in questo settore il crescente indebolimento delle capacità ucraine costituisca una buona opportunità per Mosca.

Lo ha ben dimostrato la caduta di Rai-Aleksandrivka, cittadina che gli ucraini avevano trasformato in fortezza e in passato importante base logistica. La sua caduta offre ai russi l’opportunità di utilizzarla come trampolino per l’offensiva verso ovest in direzione di Mykolaivka ad appena due chilometri da Slovyansk, ma anche di schierarvi ingenti forze d’artiglieria e droni con cui battere le strade su cui viaggiano i rifornimenti destinati alle guarnigioni ucraine di Slovyansk e Kramatorsk.

Le forze russe sono avanzate su entrambi i lati della strada Slavyansk-Bakhmut, nella zona di Fedorovka e Novomarkovka, sono penetrate da Zakotnoe verso Krivaya Luk e Stupochki e hanno conquistato Novodmitrovka, avvicinandosi così a Konstantinyvka da nord.

Gli altri fronti

Nelle ultime settimane i progressi militari russi si sono registrati anche nel settore di Pokrovsk (regione di Donetsk) e nelle regioni di Sumy e Kharkiv dove le forze di Mosca non solo stanno aumentano il controllo della fascia territoriale lungo il confine con la Russia ma stanno puntando verso i capoluoghi di Sumy e Kharkiv offensive di cui è prematuro prevedere dimensioni e obiettivi ma che vengono accompagnate da crescenti bombardamenti di artiglieria, droni e bombe aeree sui centri logistici e le postazioni ucraine.

Nell’oblast di Sumy la conquista di Ivolzhanskoye avvicina i russi alla periferia della città di Sumy mentre nell’oblast di Kharkiv le operazioni offensive nel settore di Kazachya Lopan aprono ai russi l’opportunità di controllare non solo un altro tratto di confine ma anche la ferrovia che collega Kazachya Lopan a Kharkiv.

Blogger militari russi rilevano che un’avanzata lungo la ferrovia di una dozzina di chilometri metterebbe sotto il tiro dell’artiglieria moltissimi obiettivi militari e industriali a Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina.

Più a sud nello stesso oblast i russi sono di nuovo penetrati in forze a Kupyansk anche se le fonti ucraine e filo-ucraine si limitano a riferire di infiltrazioni di piccole unità.

Nella lunga battaglia sulla riva orientale del fiume Oskol l’obiettivo dei russi, che qui dispongono di un’ampia superiorità in volume di fuoco, è sempre stato quello di attirare in battaglia il maggior numero possibile di brigate ucraine per poi puntare ad accerchiarle con il fiume alle spalle.

Sul fronte meridionale di Zaporizhia gli ucraini oppongono una tenace resistenza alle avanzate russe, marginali da sud ma più pronunciate da est. Kiev ammette che i russi hanno tagliato la linea del fronte a sud-ovest, vicino a Orikhiv (per i russi Orekhov).

Un’avanzata che le stesse fonti russe non definiscono significativa, ma crea le premesse per nuove offensive verso nord.

Non è chiaro se i russi controllino o meno almeno una parte di Mala Tokmatcha, da cui gli ucraini sostengono di averli respinti, ma appare evidente che il prossimo obiettivo russo sarà proprio Orikhiv mentre da est i russi avanzano nella stessa direzione da Myrne, nonostante gli sforzi ucraini di colpire le retrovie logistiche russe su questo fronte fino alla Crimea.

Secondo il generale Syrsky, intervistato da The Times, la Russia schiererebbe oltre 720.000 soldati in Ucraina e si sta preparando a rafforzare su larga scala l’impiego dei suoi droni in prima linea. Un numero di truppe in linea con quanto dichiarato lo scorso anno da Vladimir Putin (oltre 700mila) e con diverse stime che valutano tra i 700 mila e i 750mila i militari russi schierati in Ucraina e lungo i confini russo-ucraini.

Syrsky sottolinea come Mosca non abbia rinunciato alla conquista di nuovi territori. Nel giugno 2026 le forze russe impiegavano in prima linea già tra i 6.000 e i 7.000 droni FPV al giorno; secondo l’intelligence Ucraina Mosca punta a decuplicare le proprie capacità, raggiungendo i 33.000 droni giornalieri entro la fine dell’anno.

Il generale ucraino ritiene tuttavia che Kiev abbia ripreso l’iniziativa nella guerra dei droni: la strategia Ucraina consiste nel difendere il proprio territorio, infliggere alla Russia perdite superiori alle sue capacità di rimpiazzamento e condurre attacchi con droni contro le industrie russe della logistica, dell’energia e della difesa.

Secondo Syrsky le forze ucraine hanno inflitto 183.500 perdite alle truppe russe dall’inizio dell’anno, e conducono quasi il doppio delle missioni con droni FPV rispetto ai russi. Dati che non sembrano corrispondere ai report che giungono dalla prima linea.


Secondo i rapporti del Ministero della Difesa di Mosca, l’esercito russo abbatte in media 223 droni a lungo raggio al giorno, più frequentemente nelle regioni di Belgorod, Kursk, Bryansk e in Crimea: oltre 39.000 droni ucraini sono stati distrutti sul territorio della Russia nel 2026, una media di 6.000 al mese.


Valutazioni

Entro poche settimane sarà forse evidente se l’offensiva russa sarà in grado di spezzare il fronte ucraino imprimendo una svolta alla guerra o se si limiterà a conseguire importanti ma non decisive conquiste territoriali.

Saranno più chiare anche le capacità ucraine di sostenere ancora la strategia della difesa a oltranza dei capisaldi che sacrifica intere brigate senza fermare il nemico. In assenza di una ritirata strategica di qualche decina di chilometri su un fronte più corto e meglio difensibile (ritenuta da molti osservatori improbabile per ragioni squisitamente politiche) il rischio che il logoramento dei reparti ucraini a fronte delle elevatissime perdite diventi insostenibile è sempre più concreto.


E’ pur vero che, rispetto ai reparti della Wehrmacht della Seconda guerra mondiale, l’Ucraina non è sola e riceve ampi supporti militari dagli europei, ma non truppe che invece rappresentano oggi la maggiore carenza delle forze di Kiev: truppe e soprattutto truppe addestrate. E in ogni caso anche i rifornimenti di armi e munizioni dall’Europa sono in costante calo.

Di fronte al rischio di un collasso delle difese ucraine, che avrebbe riflessi pesanti anche in Europa, alcuni analisti russi temono che Kiev possa cercare di allargare le ostilità e aprire un fronte di guerra con la Bielorussia con l’obiettivo di trascinare nel conflitto anche le nazioni UE e NATO. 


Il “fronte bielorusso”

Segnali in tal senso, con le minacce di Zelensky a Minsk, sono emersi chiaramente già la scorsa settimana quando Kiev ha accusato i bielorussi di fornire supporto di guerra elettronica ai russi per l’impiego dei loro droni, chiedendo alla Bielorussia di interrompere la costruzione di infrastrutture militari e di rifornimento di carburante nelle zone di confine.

Secondo Zelensky, la Bielorussia sta “preparando le infrastrutture per una potenziale espansione dell’aggressione contro l’Ucraina”. Il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko ha dichiarato che la Bielorussia non sta cercando la guerra ma se Kiev la trascinerà in un conflitto questo “passerà a un nuovo livello”.

Tra le località chiave figurano le direzioni Kobrin-Kovel, Ivatsevichi-Manevichi, Luninets-Sarny, Rechitsa-Korosten e Gomel-Chernigov. Tra le unità militari specifiche citate si annoverano la base di carburante e lubrificanti 2766 a Krasny Bereg (regione di Gomel), la base di munizioni 1405 nella regione di Mogilev e altre strutture situate tra i 50 e i 100 km dal confine ucraino.

Che la tensione tra Kiev e Minsk stia salendo lo dimostra anche la decisione delle autorità ucraine di evacuare obbligatoriamente 12 villaggi di confine dell’Oblast di Chernihiv, di cui 2 al confine con la Bielorussia. Circa 1.000 civili rimangono in questi 12 villaggi, tra cui 120 bambini. Le evacuazioni inizieranno il 1° luglio e dovrebbero concludersi entro 2 mesi.


“A fronte della minaccia bielorussa, è necessario creare nuove brigate per garantire il respingimento di questa possibile offensiva”, ha dichiarato il generale Syrsky, comandante delle Forze Armate ucraine.

Secondo lui, le unità esistenti non possono coprire l’intero nord dell’Ucraina in caso di guerra alla Bielorussia osservando che la Russia intende “formare ulteriori divisioni e 5 brigate” quest’anno. Un’affermazione che smentirebbe quindi le notizie diffuse da Kiev circa le difficoltà di Mosca ad arruolare volontari s contratto per combattere in Ucraina.

Il portavoce del Servizio di frontiera ucraino, ha però negato vi siano segnali di mobilitazione al confine di truppe bielorusse , sostenendo che nelle immediate vicinanze del confine non sta avvenendo un rafforzamento delle unità militari e delle attrezzature bielorusse. “Le unità che la Bielorussia mantiene lungo la nostra frontiera dal 2022 non stanno aumentando, ma vengono periodicamente avvicendate”.

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