domenica 16 ottobre 2011

A proposito di attualità... qualche idea ancora "giovane" su un programma di transizione...


 “La situazione politica del mondo e’, nel suo insieme, caratterizzata da una storica crisi della direzione del proletariato. Da lungo tempo, i presupposti economici per la rivoluzione proletaria hanno raggiunto il punto della massima maturità possibile all’interno del capitalismo, Le forze produttive dell’umanità sono in fase di ristagno. Nuove scoperte e perfezionamenti non hanno riguardato il tenore di vita materiale (delle stesse masse). Alla crisi sociale dell’intero sistema capitalistico si accompagna, contemporaneamente, la comparsa di crisi congiunturali delle masse, sottoposte a sempre maggiori rinunce e sofferenze. Da parte sua, la crescente disoccupazione inasprisce la crisi finanziaria dello Stato e scuote lo stesso labile sistema finanziario. Regimi democratici, come anche regimi fascisti, passano da una bancarotta all’altra. Alla stessa borghesia non si presenta una via d’uscita. Nei paesi dove fu costretta a scegliere alla fine la carta del fascismo, essa precipita ad occhi chiusi in una catastrofe economica e militare”.


Così Trockij, all’alba della ormai prossima II guerra mondiale, tratteggiava con estrema lucidità la situazione politica mondiale: 
“le contraddizioni imperialistiche conducono a un vicolo cieco, in cui inevitabilmente si devono estendere in un rogo mondiale i singoli scontri e i torbidi sanguinosi limitati localmente (Etiopia, Spagna, Lontano Oriente, Centro-Europa). La borghesia naturalmente è consapevole del pericolo mortale, che minaccia con una nuova guerra il suo potere. Ma questa classe oggi è infinitamente più lontana dalla possibilità di impedire una guerra, di quanto non lo fosse all’ inizio del 1914.”…” Il momento è ora quello del proletariato, cioè della sua avanguardia rivoluzionaria. La crisi storica dell’ umanità ritorna ad essere quella della direzione rivoluzionaria.”…” L’impedimento maggiore sulla strada di un cambiamento della situazione pre-rivoluzionaria in rivoluzionaria è il carattere opportunistico della direzione proletaria: la viltà della piccola borghesia nei confronti della grande borghesia e il suo legame surrettizio con essa, anche quando è già in agonia….” 

L’evolversi successiva della situazione ha dimostrato quanto giusta fosse l’analisi, non solo nella previsione della guerra, ma anche, riguardo la caratterizzazione rivoluzionaria e la sua “possibilità”. Possibilità negata, come mostreranno gli anni dalla fine della guerra ad oggi. Per Trockij “la crisi della direzione proletaria conduce ad una crisi della cultura umana”, quindi non solo la negazione della rivoluzione ormai matura, ma anche e addirittura più grave: “senza una rivoluzione socialista nel più prossimo periodo storico, l’ intera cultura dell’ uomo si rovescia in una catastrofe.” Inutile rimarcare quanto è oggi sotto i nostri occhi: la decadenza morale delle società occidentali tocca limiti impensabili e l’individualismo estremo,  vero e proprio  “egoismo”, unito ad una  falsa ma ferrea logica di ”mercato” stanno nuovamente portando il mondo sulla soglia di una ennesima guerra mondiale. Ma questo è un altro discorso… Per quel che ci riguarda sarà utile porre l’attenzione su come, per Trochij si debba, per difendere prima e rilanciare poi, costruire un percorso di “transizione” che metta il proletariato in generale e i lavoratori in particolare in grado di difendere i propri interessi vitali e salvaguardarli da questa situazione distruttiva. “Bisogna aiutare le masse, nel processo della lotta quotidiana, a trovare l’aggancio tra i compiti presenti e il programma della rivoluzione socialista. Questo passaggio dovrebbe consistere in un sistema di obiettivi transitori, che faccia progredire dalle condizioni attuali e dall’attuale livello di coscienza vasti strati di classe operaia e li indirizzi verso un solo e decisivo obiettivo, ovvero la presa del potere.”

E’ interessante notare come Trockij focalizzi l’attenzione su pochi punti fondamentali ben definiti: la difesa del lavoro, la difesa del salario, i comitati di fabbrica, l’abolizione del segreto commerciale, l’esproprio dei grandi gruppi capitalistici (multinazionali), delle banche e la statalizzazione del sistema creditizio, la milizia operaia e l’armamento del proletariato. L‘insieme di questi punti dovrà formare il nucleo centrale del programma con cui l’internazionale socialista potrà rovesciare il capitalismo mondiale. E, dunque, non un singolo partito comunista ma l’insieme di tutti i partiti soltanto potrà ingaggiare la lunga lotta, che è anche lotta d’emancipazione, contro il sistema capitalistico e contro la borghesia fino al suo definitivo rovesciamento. Da qui la necessità di una azione internazionalista che vada oltre i limiti degli stati nazionali. In questo senso una ripresa e un rilancio dell’internazionalismo che ha sempre caratterizzato il movimento comunista fin da Marx. In questo progetto di percorso assumono una importanza fondamentale anche le organizzazioni sindacali. Per Trockij, il sindacato dovrebbe essere la voce del movimento comunista all’interno del mondo del lavoro, ma che così non sia è evidente per la natura stessa dell’organizzazione sindacale che vede al suo interno la presenza di posizioni “subalterne” o anche solo riformiste, tendenti alla semplice rivendicazione salariale immediata, oltretutto inefficace “perché la borghesia con la mano destra si riprende il doppio di quello che è stata costretta a cedere con la mano sinistra”.

E allora sarà compito dei comunisti essere presenti all’interno delle organizzazioni sindacali in ogni vertenza per riaffermare i diritti dei lavoratori e per strappare, comunque e sempre, quanto più possibile per i lavoratori, pur sapendo che:

a)   “I Sindacati non sono portatori di nessun programma rivoluzionario, né questo è il loro compito né lo è il loro stesso modo di reclutamento, dunque non possono sostituire il partito”.

b)   “I sindacati, anche i più potenti, non possono organizzare oltre il 20-25% dei lavoratori ed in più prevalentemente i più qualificati e meglio retribuiti. La più parte maggiormente oppressa della classe operaia solo col tempo verrà trascinata nella lotta, in periodi di eccezionale ripresa del movimento dei lavoratori”.

c)   “I sindacati  sviluppano  insieme una forte tendenza a compromessi con i regimi democratico-borghesi. In momenti di acuta lotta di classe, la direzione dei sindacati si impegna a conquistarsi la direzione del movimento di massa allo scopo di renderlo innocuo … in tempi di guerra o di rivoluzione, nei quali la borghesia si trova di fronte a situazioni eccezionalmente difficili, i leaders sindacali divengono abitualmente ministri borghesi”

E’ evidente come Trosckij abbia ben chiari i limiti del sindacato: “I sindacati non sono un fine in sé, ma solo uno strumento per costruire la via della rivoluzione proletaria”. Per questi motivi è necessario “non solo di rinnovare (frequentemente) l´apparato sindacale, ma anche costruire nuove e per quanto è possibile indipendenti organizzazioni, le quali esprimano sempre meglio i compiti della lotta di massa contro la società borghese e non rifuggano spaventate da uno scontro diretto con il “sistema” conservativo dei sindacati. Se è criminale scrollar le spalle di fronte alle finzioni settarie delle organizzazioni di massa, non è meno criminale tollerare passivamente la sottomissione del movimento rivoluzionario di massa sotto il controllo di cricche burocratiche, neanche tanto nascostamente conservatrici ("progressiste")”.

Un’altra struttura di estrema importanza sarà il comitato di fabbrica che permetterà di indire: “gli scioperi con occupazione di fabbriche, che superano i limiti del `normale´ regime capitalistico. A prescindere dalle parole d´ordine degli scioperanti, la prolungata occupazione delle fabbriche fa brutalmente saltare l´idolo della proprietà privata. Ogni sciopero con occupazione pone, nella pratica (Praxis), chi sia il padrone della fabbrica, il proprietario o l´operaio? … Il comitato di fabbrica, che è in primo luogo eletto da tutti gli operai e da tutti gi impiegati della fabbrica, da subito rappresenta un sostegno alla volontà di gestione … I burocrati sindacali, di regola, si oppongono alla costruzione di comitati di fabbrica, così come si oppongono al minimo passo nella direzione della mobilitazione delle masse.”

Un altro nodo cruciale da sciogliere sarà l’abolizione del segreto commerciale: “Il rapporto contabile fra il singolo capitalista e la società resta un segreto dei capitalisti: non è che riguardi la società! Il fondamento, cui si richiama il diritto al segreto negli affari è quello stesso dell´epoca della libera concorrenza, cioè del capitalismo liberale … Il capitalismo liberale, che si basa sulla concorrenza e sul libero commercio appartiene irrimediabilmente al passato; i loro eredi, i capitalisti monopolisti, non solo lasciano vivere l´anarchia dl mercato, ma anzi le danno una particolare sfrenatezza. In realtà, i trusts non hanno segreti l´un verso l´altro. Il segreto commerciale di oggi è solo un lato della cospirazione continua del capitale monopolistico contro la società … L´abolizione dei segreti commerciali è il primo passo per un effettivo controllo dell´industria … Non meno dei capitalisti, gli operai hanno il diritto di conoscere i `segreti´ della fabbrica, dei trusts, di tutti i rami dell´economia nazionale nel suo insieme”.

Ma è nei momenti di particolare crisi economica che diventa importante, per i lavoratori, l’istituzione di meccanismi ‘automatici’ di tutela del lavoro e del salario: “due fondamentali sciagure economiche, nelle quali è possibile cogliere la crescente assurdità del sistema capitalistico sono la disoccupazione e l´aumento dei prezzi, che richiedono parole d´ordine e metodi di lotta universali … contro l'impennata improvvisa dei prezzi, che con l'avvicinarsi della guerra assumerà un carattere ancor più sfrenato, si può lottare solo con la parola d'ordine della scala mobile dei salari. Ciò significa che i contratti collettivi devono assicurare l' aumento automatico dei salari in relazione all'aumento dei prezzi dei beni di consumo. Per evitare la propria distruzione, il proletariato non può accettare la trasformazione di un numero sempre maggiore di operai in poveri perennemente disoccupati, che si nutrono delle briciole di una società in disgregazione, Il diritto al lavoro è l’unico diritto serio rimasto all’operaio in una società basata sullo sfruttamento. Di questo diritto egli è oggi continuamente privato. Contro la disoccupazione sia ‘strutturale’ che ‘congiunturale’, è giunta l’ora di avanzare , insieme alla parola d’ordine dei lavori di pubblica utilità, quella di una scala mobile delle ore lavorative. I sindacati e le altre organizzazioni di massa devono unire operai e disoccupati in un legame di solidarietà basato sulla responsabilità reciproca. Su queste basi tutto il lavoro disponibile potrà poi essere diviso tra tutti i lavoratori in relazione alla durata della settimana lavorativa. I salari, con un minimo rigorosamente garantito, verranno adeguati all’andamento dei prezzi … non si tratta di un «normale» scontro tra interessi materiali contrapposti. Si tratta di difendere il proletariato dalla disfatta, dalla demoralizzazione e dalla rovina. Si tratta di una questione di vita o di morte per l'unica classe feconda e progressiva e, quindi, del futuro dell'umanità. Se il capitalismo è incapace di soddisfare le rivendicazioni che inevitabilmente sorgono dai disastri che esso stesso genera, allora che perisca. La «realizzabilità» o «irrealizzabilità» è, nel caso in questione, un problema di rapporti di forza, che può essere deciso solo con la lotta. Mediante questa lotta, indipendentemente dal suo successo pratico immediato, gli operai arriveranno a comprendere meglio la necessità di liquidare la schiavitù capitalistica”… Ed è per questo che i lavoratori e le loro organizzazioni e strutture: partiti, sindacati, comitati di fabbrica, non devono rinunciare, anzi devono rilanciare, soprattutto nei momenti di profonda crisi dell’economia, la minaccia dell’esproprio delle aziende che formano il nucleo centrale dell’economia e delle banche che ne organizzano e ne strutturano l’accesso al credito, la speculazione finanziaria, le coperture in tempo di crisi, gravandone i costi sulle spalle dei soli lavoratori con licenziamenti, riduzioni di salario, precariato. Naturalmente Trosckij  è ben consapevole che solo dopo una rivoluzione tutto ciò si potrebbe avverare ma la parola d’ordine dell’esproprio senza indennizzo serve anche per concretizzarne ai lavoratori la futura possibilità: “Solo l’esproprio delle banche private e la concentrazione dell’intero sistema creditizio nelle mani dello Stato forniranno a quest’ultimo risorse reali, cioè materiali e non meramente fittizie o burocratiche, per la pianificazione economica” ...

Naturalmente con l’intensificarsi della lotta, con l’occupazione delle fabbriche, con gli scioperi ad oltranza, inevitabilmente si alzerà il livello di scontro tra borghesia e proletariato: “Non appena la lotta degli operai si farà sentire ancora con forza, immediatamente le bande fasciste triplicheranno, quadruplicheranno, aumenteranno di dieci volte per trasformarsi in crociate sanguinarie contro gli operai … La lotta contro il fascismo non comincia nelle redazioni dei giornali liberali, ma nelle fabbriche, per terminare nelle strade. I crumiri e le guardie armate private che si trovano negli stabilimenti delle fabbriche sono i nuclei di base delle milizie fasciste. I picchetti degli scioperanti sono i nuclei di base delle milizie proletarie … E’necessario dare un’espressione organizzata all’odio legittimo degli operai nei confronti dei crumiri e delle bande di delinquenti fascisti. E’ necessario avanzare la parola d’ordine della milizia operaia, unica seria garanzia dell’incolumità delle organizzazioni, delle riunioni e della stampa operaie.”  

e.se. (Collettivo di formazione marxista "Stefano Garroni")
 

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