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mercoledì 8 luglio 2026

"Start Up a War. Psicologia di un conflitto" - Sara Reginella

Da: Sara Reginella Video Projects - Sara Reginella è regista, filmmaker, scrittrice.(Sara Reginella - sara reginella - Sara Reginella)

Vedi anche: Kiev sotto le bombe. Oramai la UE è in guerra con la Russia - Dietro il Sipario - Talk show - 2 lug 2026 (https://www.youtube.com/watch?v=2rDXEhxbY7U)

Come rispondere alle guerre che ci vendono? - Sara Reginella 

Il Donbass e la Brigata Prizrak: Viaggio nel Cuore della Lotta. - Alberto Fazolo e Sara Reginella 

PROPAGANDA e PSICOLOGIA di GUERRA: dal Fronte Russo-Ucraino del DONBASS al MEDIO ORIENTE 

Leggi anche: "Nell'inferno dei quartieri di Donetsk" - Sara Reginella 

Un documentario sulle origini della guerra in Ucraina. 

Start Up a War. Psicologia di un conflitto” è un documentario sul punto di vista di una psicologa che, nel 2016, esce dal suo studio per tornare su un fronte bellico, nella regione del Donbass. 
Attraverso la comprensione di quei meccanismi che si celano dietro allo scoppio di una guerra, con immagini e documenti inediti è messo in luce un modello psicologico che applica ai conflitti geo-politici strumenti di lettura propri dei conflitti relazionali tra individui. 
Nella prima parte del documentario sono illustrate alcune tecniche mediatiche e di manipolazione di massa utilizzate durante la rivolta di Maidan, nella capitale ucraina di Kiev. 
Nella seconda parte si entra nel vivo della guerra del Donbass, attraverso la descrizione psicologica di un conflitto bellico narrato come un conflitto tra individui. 
Sono integrate opinioni di professionisti della psicologia, combattenti di battaglioni, rifugiati e superstiti, passando dai drammatici eventi di Kiev alla vita dei miliziani al fronte, dalla testimonianza di chi è sopravvissuto al massacro del 2 maggio a Odessa alla speranza nei momenti di festa nelle auto-proclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk, in Donbass. 
Molteplici punti di vista accompagnano nella conoscenza di quei meccanismi che innescano e alimentano conflitti bellici, così simili a quei meccanismi che innescano e alimentano conflitti relazionali. 

martedì 5 maggio 2026

𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗨𝗦𝗦𝗜𝗔. 𝗔𝗣𝗣𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟'𝗜𝗡𝗧𝗘𝗟𝗟𝗘𝗧𝗧𝗨𝗔𝗟𝗜𝗧𝗔' 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔

Da: Pino Cabras - https://www.art11.it - 


𝑵𝒐𝒊, 𝒇𝒊𝒓𝒎𝒂𝒕𝒂𝒓𝒊 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒅𝒐𝒄𝒖𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐, 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐𝒓𝒊 𝒂𝒓𝒕𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒍𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒕𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒐𝒓𝒊 𝒎𝒖𝒔𝒊𝒄𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒄𝒊𝒏𝒆𝒂𝒔𝒕𝒊, 𝒄𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒆𝒍𝒍𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝑷𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂 𝑶𝒑𝒊𝒏𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐, 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒊 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂 𝒖𝒓𝒈𝒆𝒏𝒕𝒊𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐 𝒆 𝒏𝒆𝒄𝒆𝒔𝒔𝒂𝒓𝒊𝒐 

In Europa e in Italia, stiamo assistendo a una degenerazione della lotta politica, divenuta trasposizione della guerra sotto altre forme. Sebbene nel mondo siano attivi una sessantina di conflitti militari, tre sono le “aree di crisi” che più destano inquietudine: l’aggressione all’Iran, da parte di USA e Israele; lo sterminio del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano e la guerra in Ucraina, che oggi desta in noi la preoccupazione maggiore: un conflitto nel quale l’Italia è direttamente coinvolta con invio di armi e fondi, con l’apertura indiscriminata agli ucraini che fuggono del loro paese, e una sorta di “ucrainizzazione” della nostra politica estera, e dello stesso dibattito pubblico. Il governo Meloni, dopo l’ennesima questua di Volodimir Zelensky, non solo ha concesso un nuovo finanziamento a fondo perduto, ma ha firmato con Kiev accordi volti a fabbricare droni. In seguito a questi ultimi fatti, la Federazione Russa ha inviato un avvertimento: considerare obiettivi legittimi i luoghi nei quali si fabbricano armi che verranno utilizzate per colpire il proprio territorio, ossia, l’Europa e l’Italia. Tutto fa comprendere che, pur senza dichiararlo, i nostri governanti ci stanno portando allo scontro con la Russia. Una guerra impossibile, data la disparità di forze a vantaggio della Russia, e soprattutto una guerra insensata. E, infine, una guerra che, dato l’armamento nucleare posseduto dal “Nemico”, il più grande sulla terra, aprirebbe la porta a un’apocalissi nucleare. 

mercoledì 18 febbraio 2026

Come rispondere alle guerre che ci vendono? - Sara Reginella

Da: Casa del Sole TV -  Sara Reginella è regista, filmmaker, scrittrice.(https://www.facebook.com/SaraReginella - https://t.me/sarareginella)

Leggi anche: "Nell'inferno dei quartieri di Donetsk" - Sara Reginella  

PROPAGANDA e PSICOLOGIA di GUERRA: dal Fronte Russo-Ucraino del DONBASS al MEDIO ORIENTE 

Pino Cabras: 𝗘𝗣𝗦𝗧𝗘𝗜𝗡 𝗘 𝗜𝗟 𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗖𝗢 𝗠𝗘𝗗𝗜𝗔𝗧𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗜𝗠𝗣𝗨𝗡𝗜𝗧𝗔'


Dopo l'annus horribilis della pandemia si è sempre di più proiettati verso la divisione, la distanza tra esseri umani. 
Qual è lo stato di salute dei giovani cinque anni dopo il distanziamento sociale e dopo la normalizzazione del male e della guerra? 
Come reagiscono i giovani? Hanno gli strumenti per dire "NO"? Cosa impedisce alla popolazione di ribellarsi alla guerra? 
Ne parliamo con Sara Reginella, scrittrice, psicoterapeuta. Intervista a cura di Jeff Hoffman 


lunedì 28 ottobre 2024

PROPAGANDA e PSICOLOGIA di GUERRA: dal Fronte Russo-Ucraino del DONBASS al MEDIO ORIENTE


Vedi anche: "Start Up a War. Psicologia di un Conflitto" -Documentario sulla guerra in Ucraina di Sara Reginella (https://www.youtube.com/watch?v=GnOe9CccjV4

                                                                          

sabato 17 settembre 2022

"Nell'inferno dei quartieri di Donetsk" - Sara Reginella

 Da: https://www.lantidiplomatico.it - Sara Reginella è regista, filmmaker, scrittrice.(https://www.facebook.com/SaraReginella - https://t.me/sarareginella)


Al ritorno da un’esperienza di tre settimane nel Donbass, credo sia doveroso ritrarre lo scenario articolato con cui mi sono interfacciata.

Il primo aspetto sui cui vorrei porre l’attenzione riguarda la complessità. Non è possibile fare generalizzazioni su un quadro variegato come quello del conflitto ucraino, comprensibile solo nella misura in cui si evitano facili generalizzazioni.

Nel Donbass è in atto un conflitto dal 2014, i cui primi anni sono stati quasi totalmente censurati dai mass media occidentali. Non entrerò in merito alle cause che hanno portato al conflitto, a partire dal golpe di Kiev, durante l’Euromaidan, già oggetto di miei precedenti lavori e reportage, né disputerò sulle questioni geopolitiche legate al pericoloso espansionismo della NATO ai confini della Russia. Mi limiterò a riferire sulla situazione osservata nell’estate 2022 nei territori del Donbass, che ho personalmente visitato.

A Lugansk, capitale della LNR (Luganskaya Narodnaya Respublika – Repubblica Popolare di Lugansk), la popolazione vive in una condizione di pace relativa. Sono in molti a combattere al fronte, ma l’ultimo bombardamento risale a circa un mese e mezzo fa. Con l’arrivo dell’esercito russo, da febbraio 2022, il fronte si è spostato di oltre settanta chilometri in avanti, rispetto alla capitale. Nel territorio di Lugansk, ho potuto appurare come la popolazione sia grata all’esercito russo, in quanto le persone riferiscono come dal suo arrivo, nei territori dell’omonima Repubblica, dopo otto anni, l’esercito ucraino non può più colpire.

A Donetsk invece, capitale della DNR (Donetskaya Narodnaya Respublika – Repubblica Popolare di Donetsk), il fronte si sviluppa a partire dalle aree periferiche della città. Ho trascorso a Donetsk diversi giorni, durante i quali ho osservato come quotidianamente vengano colpite aree del centro cittadino e della periferia, dove non sono presenti installazioni militari. A Donetsk, i bombardamenti sono continui. Posso affermare, dopo tre precedenti viaggi in Donbass, che la situazione è gravemente peggiorata. A Donetsk, oltre alla morte causata dai colpi dell’artiglieria, la città vive una catastrofe umanitaria, anche a causa della perdurante assenza d’acqua. La popolazione riferisce della distruzione della rete idrica da parte dell’esercito ucraino, avvenuta con l’inizio dell’operazione militare speciale russa.

mercoledì 2 marzo 2022

Guerra in Ucraina, intervista a Emiliano Brancaccio - Daniele Nalbone

Da: https://www.micromega.net - Daniele Nalbone Giornalista di Micromega. Autore di Slow Journalism, chi ha ucciso il giornalismo? (ed. Fandango Libri) - 

Emiliano Brancaccio è docente di Politica economica all’Università degli Studi del Sannio di Benevento. Tra le sue pubblicazioni, L'austerità è di destra (2012); Il discorso del potere (2019); il manuale Anti-Blanchard Macroeconomics (2020); Non sarà un pranzo di gala. Crisi, catastrofe, rivoluzione, Meltemi edizioni; Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico, PIEMME edizioni; www.emilianobrancaccio.it - https://www.facebook.com/emiliano.brancaccio.3 

Leggi anche: Intervista a Sergio Romano: “L’Ucraina sia neutrale come la Svizzera” - Umberto De Giovannangeli

Stavolta l’atlantismo è nudo. Come il re - Alberto Negri 

Vedi anche: Sara Reginella - Come i media hanno occultato per 8 anni i massacri in Donbass e la nazificazione dell'Ucraina - https://www.youtube.com/watch?v=u81GzZsBT2Y&t=1s


Un nuovo ‘whatever it takes’ per salvare la pace in Europa è possibile. Sancire la fine dell’espansionismo NATO e UE a est. Ma vedo troppi elmetti in testa e cervelli già spenti, tra putiniani senza ritegno e atlantisti senza memoria”.


Micromega è tra le primissime testate ad aver fornito una cronaca diretta dell’attacco delle truppe russe all’Ucraina, con Valerio Nicolosi nostro inviato a Kiev [qui tutti i podcast dall’assedio di Kiev]. Ma oltre alla cronaca serve l’analisi. Per questo intervistiamo Emiliano Brancaccio, economista e oggi intellettuale di riferimento del pensiero critico in Italia, che di guerra – economica e non solo – ha ampiamente trattato nel suo ultimo libro: Democrazia sotto assedio [Qui una recensione]. Brancaccio propone una linea alternativa di gestione della crisi internazionale.


Professor Brancaccio, le forze politiche italiane sono schierate contro la Russia. Non mancano però i filo-russi che elogiano l’attacco di Putin come segno di spregiudicata realpolitik. Lei cosa pensa?

La Russia si è macchiata di un’infamia di cui noi occidentali siamo stati cattivi maestri per anni, dalla Jugoslavia all’Iraq: ossia, aggredire altri paesi per distruggere e controllare. Putin è anche ricorso alle tipiche ipocrisie che abbiamo usato noi nel recente passato per giustificare le peggiori nefandezze, quando ha definito l’assalto all’Ucraina una mera “operazione di polizia”. Elogiare l’invasore russo che imita il peggio del militarismo occidentale sarebbe dunque un atto inverecondo. Per le stesse ragioni, però, non si può dar credito a quei politici nostrani che in queste ore non riescono a far meglio che proporci linee d’azione più ispirate a Rambo che alla diplomazia. In un momento così cupo, il ceto politico italiano dovrebbe piuttosto interrogarsi sulle proprie responsabilità storiche.

Di quali responsabilità parla?