Da: Alessandro Volpi - Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. - Alessandro Volpi
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Il tema fiscale è davvero un nodo politico centrale nella costruzione di una Sinistra popolare.
Vorrei soffermarmi sulla questione Irpef.
Gli ultimi interventi su tale tema, comprese le riduzioni per determinate fasce di reddito, hanno generato il maggiore beneficio per i redditi superiori ai 50 mila euro proprio perché hanno goduto della riduzione delle aliquote della loro parte di reddito fino a quella soglia e per il resto hanno continuato a godere di un'aliquota massima del 43%.
E' evidente, allora, che servirebbero aliquote marginali più alte con la crescita dei redditi superiori ad almeno 80 mila euro.
Per essere chiari; chi ha un reddito lordo superiore agli 80 mila euro, potrebbe pagare un'aliquota del 45% sulla parte del reddito che eccede gli 80 mila euro e chi ha un reddito superiore ai 100 mila euro potrebbe pagare, sulla parte eccedente il 47%.
Questo contribuirebbe a restituire progressività al sistema fiscale secondo quanto previsto dall'articolo 53, con la possibilità di ridurre l'Iva sui servizi essenziali.
Ma il tema dell'Irpef ha un risvolto ancora più paradossale.
Dal governo Berlusconi IV, poi dal Governo Renzi, dal Governo Conte/Salvini e dal Governo Meloni sono stati introdotti i cosiddetti regimi sostitutivi per cui alcune tipologie di contribuenti hanno potuto scegliere il regime fiscale a cui sottostare.
Stiamo parlando della flat tax sugli affitti, del regime forfettario per le partite Iva, l'imposta sostitutiva sulle plusvalenze finanziarie.
Ciò configura una triplice anomalia:
1) In Italia esistono contribuenti che possono scegliersi il regime fiscale e altri no; in particolare non possono scegliere quanto pagare i lavoratori dipendenti e i pensionati che ricevono il prelievo all'origine senza alcuna possibilità di scelta.
2) Le aliquote forfettarie a parità di entrata sono assai diverse se si paga la flat tax, che non si cumula al reddito, o se si paga l'Irpef: nel primo caso sono decisamente più basse.
3) Chi sceglie il regime sostitutivo non paga le addizionali Irpef, né quella comunale né quella regionale che sono pagate invece per intero da chi paga l'Irpef.
Allora, se esaminiamo l'Irpef, è evidente che l'imposta è pagata, come emerge dai numeri, per il 95% da lavoratori dipendenti e pensionati che non possono ricorrere a regimi sostitutivi ed è altrettanto chiaro che i regimi sostitutivi tolgono all'Irpef e quindi alla comunità 10/12 miliardi di euro l'anno.
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