Da: https://www.facebook.com/ambrusitalia - Articolo di S.V. #Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, per il Centro internazionale d'Informazione “Izvestia”, 18 luglio 2022.
Quale idea di Occidente? Un’analisi filosofica del conflitto - Vincenzo Costa
Oggi, le Forze armate russe e le milizie della #DNR (Repubblica Popolare del #Donbass) e della #LNR (Repubblica Popolare di #Lugansk) stanno risolutamente svolgendo i propri compiti nel quadro dell’operazione militare speciale (OMS), cercando di porre fine alla palese discriminazione e al genocidio dei russi e di eliminare le minacce dirette alla sicurezza della Federazione Russa create, nel corso degli anni, dagli #StatiUniti e dai loro satelliti sul territorio ucraino. Poiché stanno perdendo sul campo di battaglia, il regime ucraino e i suoi patroni occidentali non esitano a inscenare "bagni di sangue" per demonizzare il nostro Paese presso l'opinione pubblica internazionale. Ci sono già stati #Bucha, #Mariupol, #Kramatorsk e #Kremenchuk. Il Ministero della Difesa russo, fatti alla mano, avverte ogni volta che si sta preparando la messa in scena di nuovi incidenti.
Le scene provocatorie messe in atto dall'Occidente e dai suoi tirapiedi hanno una firma riconoscibile. Scene, peraltro, che non sono iniziate in #Ucraina, ma molto prima.




Va notato che anche l'omicidio dei manifestanti di #Maidan, che l'Occidente ha attribuito alle forze di sicurezza fedeli a Viktor Yanukovych e ai servizi speciali russi, era una messinscena, come è presto emerso. In realtà, la provocazione è stata inscenata dai radicali dell'opposizione che collaboravano strettamente con i servizi di sicurezza occidentali. I fatti sono stati presto svelati, ma ormai lo spettacolo era andato in scena.
Quando la guerra nel Donbass è stata fermata e grazie agli sforzi di Russia, Germania e Francia nel febbraio 2015 sono stati firmati gli accordi di Minsk tra Kiev, Donetsk e Lugansk, Berlino e Parigi hanno assunto un ruolo attivo, proclamandosene orgogliosamente garanti. E nonostante questo, per i successivi sette anni, non hanno mosso un dito per costringere Kiev - come esplicitamente richiesto dagli accordi di Minsk, approvati all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell'#ONU - ad avviare un dialogo diretto con i rappresentanti del Donbass al fine di concordare status speciale, amnistia, ripristino dei legami economici e svolgimento delle elezioni. I leader occidentali sono rimasti in silenzio anche quando Kiev - sia con Poroshenko, sia con #Zelensky - ha preso provvedimenti in esplicito contrasto con gli accordi di Minsk. Inoltre, i tedeschi e i francesi hanno dichiarato che il dialogo diretto tra Kiev e DNR e LNR era impossibile, addossando la responsabilità alla #Russia, nonostante questa non sia neanche menzionata nei documenti di Minsk e in tutti questi anni sia stata sostanzialmente l'unica a insistere sulla loro attuazione.

Tra l'altro, Zelensky è un degno successore di Poroshenko, davanti al quale era pronto a inginocchiarsi teatralmente in un comizio elettorale all'inizio del 2019 per porre fine alla guerra.
Nel dicembre dello stesso anno, egli stesso ha avuto la possibilità di attuare gli accordi di Minsk: a Parigi si è tenuto il “vertice di Normandia”, dove, in una dichiarazione adottata al massimo livello, si è impegnato a risolvere le questioni relative allo status speciale del Donbass. Naturalmente non ha fatto nulla e Berlino e Parigi lo hanno coperto ancora una volta. Un altro documento tanto pubblicizzato si è rivelato essere nient'altro che una messa in scena ucraino-occidentale - esattamente in linea con la logica di Poroshenko - per guadagnare tempo e rifornire di armi il regime di Kiev.

La capacità dell'Occidente e del subdolo Segretariato tecnico dell'OPCW di organizzare messe in scene è stata evidente anche negli avvelenamenti di Skripal e Navalny. In entrambi i casi, le numerose richieste inviate ufficialmente da parte russa all'Aia, a Londra, a Berlino, a Parigi e a Stoccolma rimangono senza risposta, sebbene siano formulate nel pieno rispetto dei requisiti della CAC e debbano essere esaudite.
Allo stesso modo, occorre rispondere alle domande sulle attività segrete che il Pentagono (attraverso la sua Threat Reduction Agency) ha svolto in Ucraina. "Le scoperte fatte dalle forze dell'Operazione Militare Speciale nei laboratori militari-biologici nei territori liberati del Donbass e nelle aree adiacenti indicano chiaramente violazioni dirette della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche (#BWC). I documenti sono stati presentati da noi a Washington e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È stata avviata una procedura di chiarimento della BWC. A dispetto dei fatti, l'amministrazione statunitense sta cercando di giustificarsi sostenendo che tutte le ricerche biologiche svolte in Ucraina erano esclusivamente pacifiche e di natura civile. Ma non ci sono prove.

�La messa in scena di "crimini" commessi dalle milizie del Donbass e dai partecipanti all’Operazione militare Speciale russa sono già stati menzionati in precedenza. Il costo di queste accuse è illustrato da un semplice fatto: dopo aver mostrato al mondo la "tragedia di Bucha" all'inizio dell'aprile 2022 (si sospetta che gli anglosassoni abbiano avuto un ruolo nella "regia della scena"), l'Occidente e #Kiev non rispondono ancora a domande elementari: se siano stati definiti i nomi delle vittime e quali siano i risultati degli esami autoptici. Come nei casi Skripal e Navalny sopra descritti - la "prima" pubblicitaria dello spettacolo messo in scena dai media occidentali è andata in onda e ora - "è impossibile riprendere le fila della storia", smentire non serve a nulla.
Questo è il senso dell'algoritmo della politica occidentale: inventare una falsa informazione, gonfiarla fino a farla diventare una catastrofe universale nel giro di due o tre giorni, bloccando l'accesso della popolazione a informazioni e valutazioni alternative, e quando i fatti si fanno strada, vengono semplicemente ignorati, al massimo citati nelle ultime pagine delle notizie a caratteri piccoli. È importante capire che non si tratta di innocui giochi di guerra mediatici, perché tali rappresentazioni sono direttamente utilizzate come pretesto per azioni piuttosto concrete: punire i Paesi "accusati" con sanzioni, compiere barbare aggressioni contro di loro con molte centinaia di migliaia di vittime civili, come nel caso dell'Iraq e della Libia, tra gli altri. O - come nel caso dell'Ucraina - per usarla come materiale sacrificabile nella guerra dell'Occidente contro la Russia. Inoltre, gli istruttori NATO e i puntatori dei sistemi lanciarazzi multipli sembrano già dirigere le azioni delle Forze Armate Ucraine e delle Forze di Sicurezza Nazionale direttamente "sul campo". Spero che tra gli europei ci siano politici responsabili e consapevoli delle conseguenze di questa situazione. In questo contesto è interessante che nessuno nella NATO e nella UE abbia stigmatizzato le parole inopinatamente pronunciate dal capo di stato maggiore dell’aeronautica tedesca Gerharz, che ha dichiarato necessario prepararsi all'uso di armi nucleari e ha aggiunto: "Putin, non cerchi di competere con noi". Il silenzio dell'Europa suggerisce che essa ignora con compiacimento il ruolo della Germania nella propria storia.

Dal 2014. L'Occidente è inequivocabilmente al comando del regime russofobico che ha portato al potere con un colpo di Stato. Anche la presenza di Zelenski sul palcoscenico di un forum internazionale ancora più importante fa parte di una messa in scena. Fa discorsi patetici e poi, quando improvvisamente propone qualcosa di sensato, viene bacchettato, come è successo dopo il round di Istanbul dei colloqui russo-ucraini: a fine marzo sembrava esserci un po' di luce nel dialogo, ma Kiev è stata costretta a fare un passo indietro, sfruttando tra l'altro l'episodio apertamente orchestrato di Bucha. Washington, Londra e Bruxelles hanno iniziato a chiedere a Kiev di non iniziare i negoziati con la Russia fino a quando l'Ucraina non avesse raggiunto la piena supremazia militare (particolarmente decisa è stata l’azione dell'ex primo ministro britannico B. Johnson, insieme a molti altri politici occidentali ancora in carica ma che hanno già dimostrato simile livello di inadeguatezza).

Più in generale, è interessante osservare come l'Europa, "costruita" da Washington sul fronte anti-russo, soffra più di altri di sanzioni insensate, svuoti i propri arsenali fornendo armi a Kiev (senza pretendere di sapere chi poi le controlla e dove finiscono), liberando il proprio mercato per i successivi acquisti di prodotti militari-industriali statunitensi e del costoso GNL americano al posto del conveniente gas russo. Queste tendenze, unite alla fusione pratica della UE con la NATO, fanno sì che i discorsi fatti finora sulla "autonomia strategica" della UE non siano altro che una rappresentazione. La politica estera dell'"Occidente collettivo" è un "teatro per un attore solo" che per giunta porta alla ricerca costante di nuovi teatri di guerra.
Parte della strategia geopolitica contro la Russia consiste nel concedere all'Ucraina e alla Moldavia (che sembrano anch'esse destinate a un destino poco invidiabile) lo status di Paese candidato perpetuo alla UE. Nel frattempo, viene pubblicizzata la "comunità politica europea" avviata dal presidente francese Macron, in cui non ci saranno particolari benefici finanziari ed economici, ma si chiederà la piena solidarietà con la UE nelle sue azioni antirusse. Non si tratta più di un principio di "o l'uno o l'altro", ma di "chi non è con noi è contro di noi". Lo stesso Macron ha spiegato di che tipo di "comunità" si tratta: la UE inviterà tutti i Paesi europei - "dall'Islanda all'Ucraina" - a farne parte, ma non la Russia. Devo dire subito che noi non ne abbiamo bisogno, ma la dichiarazione stessa è rivelatrice, svela l'essenza di questa nuova impresa conflittuale e divisiva.


Le conseguenze più devastanti per le relazioni internazionali contemporanee sono state le partite giocate in seno all'OSCE dall'Occidente all'indomani della fine della Guerra Fredda, di cui si è considerato vincitore. Rompendo rapidamente le promesse fatte all'URSS e alla leadership russa di non espandere la NATO verso est, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno comunque dichiarato il proprio impegno a costruire uno spazio comune di sicurezza e cooperazione nell'area euro-atlantica e, insieme a tutti i membri dell'OSCE, hanno firmato solennemente ai massimi livelli, nel 1999 e di nuovo nel 2010, l'impegno politico a garantire una sicurezza uguale e indivisibile, nell’ambito della quale nessuno tenti di rafforzare la propria sicurezza a scapito degli altri e nessuna organizzazione rivendichi un ruolo dominante in Europa. Ben presto è risultato chiaro che i membri della NATO non stavano mantenendo la parola data, poiché avevano puntato al dominio dell'Alleanza Nord Atlantica. Anche in quell'occasione, abbiamo proseguito i nostri sforzi diplomatici offrendo di sancire lo stesso principio di sicurezza uguale e indivisibile in un trattato giuridicamente vincolante. L'abbiamo proposto molte volte, l'ultima nel dicembre 2021. La risposta è stata un rifiuto categorico. Hanno detto senza mezzi termini: non ci saranno garanzie legali al di fuori della NATO. In altre parole, il sostegno occidentale ai documenti politici adottati ai vertici dell'OSCE si è rivelato una finzione a buon mercato. E ora la NATO, guidata dagli Stati Uniti, si è spinta oltre, chiedendo la soggezione non solo dell'area euro-atlantica, ma anche dell'intera regione Asia-Pacifico. L'amministrazione della NATO non fa mistero del principale destinatario delle sue minacce e la leadership cinese ha già dato una valutazione di principio di tali ambizioni neocoloniali. Pechino le ha messe a confronto con il già citato principio dell'indivisibilità della sicurezza, sostenendo la sua applicazione su scala globale per impedire a chiunque nel mondo di avanzare pretese sulla propria esclusività. Questo approccio coincide pienamente con la posizione della Russia. Lo difenderemo con coerenza insieme ai nostri alleati, ai partner strategici e a molte altre persone che la pensano come noi.

Se i membri dell'alleanza occidentale non sanno vivere secondo questo principio e non sono pronti a costruire un'architettura veramente universale di sicurezza e cooperazione paritarie, allora che lascino in pace gli altri, che smettano di costringere nel loro campo con minacce e ricatti chi vuole fare di testa propria, che riconoscano nei fatti il diritto alla libertà di scelta di Paesi indipendenti che rispettano sé stessi. Questa è la democrazia – nella vita reale e non nella finzione di un palcoscenico politico disonesto.
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